lunedì 15 Giugno 2026

Nuovo focolaio di ebola in Congo: ora i morti sono 80. Tavolo di emergenza con Uganda e Sud Sudan

I tre Paesi fanno fronte comune per scongiurare la diffusione del virus oltre i confini. Mobilitate Oms, Croce rossa e aziende produttrici di vaccini

ROMA – Nel nord-est della Repubblica democratica del Congo, all’annoso conflitto armato si sta aggiungendo anche un’epidemia di ebola che ha già causato la morte di 65 persone. Altri 246 i casi sospetti, stando ai Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa Cdc). Una riunione d’emergenza tra autorità sanitarie di Congo, ma anche Uganda e Sud Sudan si è tenuta oggi: si teme una diffusione trans-frontaliera del virus potenzialmente letale per l’uomo, che provoca febbre ed emorragia acuta, vomito e debolezza.

COSA SI STA FACENDO

Come informa la stampa locale, gli scienziati stanno conducendo analisi cliniche di laboratorio per isolare il ceppo e capire se i tre vaccini al momento disponibili potrebbero essere efficaci. Sotto sorveglianza anche le comunità colpite, per individuare possibili individui portatori dei sintomi.
Intanto, si stanno attivando anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità e aziende farmaceutiche come Merck & Co., Johnson & Johnson e Moderna. In una nota, la Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (Ifrc) fa sapere che, insieme alla Croce Rossa congolese, sta “monitorando attentamente la situazione e supportando le attività di preparazione, sorveglianza e coinvolgimento della comunità, insieme alle autorità sanitarie e ai partner”. La Federazione ricorda che il paese, colpito da diverse epidemie, “vanta una vasta esperienza nella gestione” di ebola. Ariel Kestens, capo delegazione della Federazione Internazionale dell’Ifrc a Kinshasa, ha aggiunto che “i volontari locali svolgono un ruolo fondamentale nel supportare le comunità con informazioni affidabili e misure di preparazione”, in quanto “un coinvolgimento precoce della comunità e un’azione locale affidabile sono essenziali per prevenire la paura, la disinformazione e l’ulteriore diffusione della malattia”.

(photo credit: IFRC Africa /X)

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