Roma, Fassina si candida alle primarie di centrosinistra

Il capogruppo di SinistraxRoma spiega: "Se convergiamo su una candidatura femminile mi ritiro"
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ROMA – Stefano Fassina si è candidato alle primarie del centrosinistra per il sindaco di Roma. Il capogruppo di SinistraxRoma in Campidoglio, secondo quanto apprende l’agenzia Dire, lo ha annunciato nel tavolo delle forze progressiste e diventa così il quinto uomo a correre insieme a Robero Gualtieri, Giovanni Caudo, Paolo Ciani e Tobia Zevi. Si faranno le primarie nei Municipi, ma non nel II e VIII dove quelle dei presidenti uscenti Francesca Del Bello e Amedeo Ciaccheri vengono considerate le migliori candidature. Quindi il movimento civico di Sinistra Liberare Roma resta al tavolo del centrosinistra ed entro domenica deciderà se avanzare una candidatura femminile per il sindaco: possibile il nome di Imma Battaglia. Slitta la presentazione delle firme sia per i candidati sindaco (almeno 2.000 in 10 municipi) che minisindaco (400): andranno presentate entro il 30 maggio.

“SE CONVERGIAMO SU UNA CANDIDATURA FEMMINILE MI RITIRO”

“Partecipo alle primarie del centrosinistra per il sindaco della Capitale, perché tanti e tante avvertono l’esigenza che Roma abbia tra le sue priorità il lavoro, la disuguaglianza, l’ambiente, i conflitti che con SinistraXRoma per 5 anni ho portato in Campidoglio. Per fare la scelta definitiva propongo di incontrarci martedì alle 18.00 all’Associazione Berlinguer al Quadraro. La mia candidatura rientra se convergiamo attorno a una candidatura femminile. Ovviamente, è offensivo considerare le donne intercambiabili. Il profilo politico programmatico è decisivo: non mi farei da parte per una Carla Calenda”. È quanto afferma Stefano Fassina in un’intervista al Manifesto. In merito alle primarie, Fassina sottolinea che “di positivo c’è la Carta d’Intenti che segna nette discontinuità, innanzitutto per la priorità del lavoro e delle questioni sociali. Preoccupante è, invece, il rischio di riproporre il centrosinistra che fu: si fa ancora fatica a capire che la vittoria della Raggi non è stata un incidente di percorso, ma la valutazione di una stagione di governo da parte del nostro elettorato. La sindaca però poi non ha raccolto l’esigenza di cambiamento, si è barricata in Campidoglio evitando il confronto con la città, con le parti sociali e ha marginalizzato l’Assemblea capitolina”.

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