Moto e pilota “cespuglio”: la tutela ambientale in Kenya si promuove anche così

L'originale iniziativa del tassista è sostenuta dal governo e da due agenzie per l'ambiente perché, dicono, crea consapevolezza 'green'
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – La vista di un motocicletta non rimanda immediatamente alla bellezza di un bosco o all’aria pulita. Eppure il motociclista Peter Mwangi, alias Woria, è intenzionato a diffondere proprio questa idea attraverso il suo originale abbigliamento: un fitto strato di foglie verdi ricopre il casco e il giubbotto del pilota, propagandosi poi anche sul resto della moto, marmitta compresa.

QUELLA MOTO CHE SEMBRA UNA SIEPE

L’iniziativa è sostenuta dalle due agenzie per l’ambiente, il Kenya Wildlife Services e il Kenya Forest Service, nonché dalle Forze di sicurezza, anche loro impegnate nella salvaguardia di flora e fauna contrastando i trafficanti di animali, i cacciatori di frodo o altre forme di crimini ambientali. Il quotidiano The Standard riferisce di come, fermo in una trafficata strada di Nairobi, Woria attenda che arrivi un cliente – le moto, in molti Paesi africani, sono impiegati come taxi. Il pilota di boda-boda o, come in questo caso, di piki-piki – “moto” in lingu swahili – non passa inosservato. E neanche sui social, dove tra i commenti c’è chi plaude all’iniziativa e chi si domanda se l’uso di questi veicoli non resti una forma di danno ambientale.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»