Iori: “Alle scuole paritarie serve sostegno”

di Vanna Iori, pedagogista e senatrice Pd
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ROMA – Da molte settimane il Pd si sta impegnando per garantire un adeguato sostegno alle scuole paritarie che stanno soffrendo in modo particolare la crisi dovuta all’emergenza sanitaria. Mentre, per gli istituti statali, il decreto rilancio, prevede 1,5 miliardi di risorse aggiuntive per la messa in sicurezza delle scuole e la sanificazione degli ambienti, per le scuole paritarie sono stati stanziati 65 milioni di euro, destinati a coprire il mancato versamento delle rette dei servizi per la scuola dell’infanzia. Ma servono ulteriori risorse per dare ossigeno agli altri ordini di scuola. In tal senso, il Ministro Gualtieri si è impegnato a stanziare altri fondi. 

E’ del tutto evidente che, senza un aiuto anche per le famiglie, come la completa detraibilità del costo della retta, sarà difficile rimettere in piedi un sistema allo stremo. Secondo uno studio di Tortuga, gruppo di ricerca di ricercatori, studenti, giovani professionisti del mondo delle scienze sociali e dell’economia, c’è il rischio concreto che il 30% delle paritarie chiuda. E sarebbe un colpo grave alla qualità del sistema di istruzione. 

Nel nostro Paese, infatti, è prevista la parità scolastica ma, purtroppo, non c’è ancora un’effettiva libertà di scelta educativa dei genitori per i figli perché sono troppe le disparità nel sostegno alle due gambe del sistema. Ci sono ancora ostacoli per le famiglie che non sempre hanno la possibilità di poter scegliere liberamente quale deve essere la strada formativa migliore per i propri ragazzi. Purtroppo, questo tema è sempre stato terreno di scontro ideologico -nella società e in Parlamento. Uno scontro che ha impedito di guardare alla questione dal giusto punto di vista. Berlinguer nel 2000 con la legge 62 ha riconosciuto un principio costituzionale, inserendo giustamente le scuole paritarie nel sistema di istruzione nazionale. Non dimentichiamo che quello delle scuole paritarie è un servizio che passa dal riconoscimento ministeriale che la spesa fatta per l’istruzione dei figli ha un valore pubblico. E’ bene ricordare che il Sistema delle scuole paritarie è scuola a tutti gli effetti, ponendosi come obiettivo prioritario proprio l’espansione dell’offerta formativa e la conseguente generalizzazione della domanda di istruzione dall’infanzia. Per troppi anni queste scuole sono state considerate di serie b, cioé non qualitative e, troppo spesso, “facilitatrici”. Ma non è così. Oggi il sistema italiano senza le scuole paritarie sarebbe povero di qualità e di pluralismo. Pensiamo, per esempio, alle scuole dell’infanzia paritarie che spesso hanno sopperito alla carenza di servizi offerti dai comuni. 

Se è evidente che la scuola paritaria è un tassello fondamentale del nostro sistema di istruzione, abbiamo l’urgenza di affermare sempre di più il principio di qualità separando ciò che funziona da ciò che non funziona, chi fornisce un servizio da chi fa balzare i numeri degli studenti in occasione degli esami di Stato, chi fa pagare ai docenti il servizio svolto da chi si impegna per il continuo miglioramento dell’offerta formativa. Ma nel frattempo, dobbiamo impedire che il sistema delle scuole paritarie collassi sotto i colpi della crisi.  Senza aiuti, come potremo garantire, una volta finita l’emergenza Covid, la libera scelta di dove e come educare i figli? La nostra Costituzione garantisce in modo fondamentale il diritto all’istruzione pubblica (e quindi statale e paritaria). E’ evidente, dunque, come il tema dell’attuazione della Costituzione riguardo al pluralismo culturale sia un elemento chiave del dibattito pubblico sulla scuola.

Gli istituti pubblici, statali e non statali, devono essere tutelati. Il nostro obiettivo dev’essere quello di fare della scuola una comunità che interagisce con la più vasta comunità sociale e civica del territorio, garantendo il diritto di apprendere dello studente senza discriminazioni, come pure il diritto dei docenti di scegliere, in pluralismo educativo, l’ambito di esercizio della propria professione. Chiunque scelga di occuparsi dell’educazione delle giovani generazioni ha un terreno comune, quello di costruire nella società comunità educanti che diano centralità alla qualità degli apprendimenti e alla libera scelta dei genitori..

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15 Maggio 2020
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