Lavoro, Bernaudo: “Jobs act delle partite Iva? Fuffa parasindacale”

Il presidente di Sos partita Iva commenta il provvedimento numero 2233-B approvato dal Senato
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ROMA – “Ad una prima lettura di questo provvedimento emerge lampante quello che noi denunciamo da mesi: il governo, in accordo con le ‘associazioni di categoria’ – oramai divenute parastato – che rappresentano solo se stesse e la sopravvivenza dei propri burocrati – butta qualche briciola in terra nella speranza che le partite Iva, sull’orlo della disperazione, abbocchino e si facciano sindacalizzare”. Così Andrea Bernaudo, presidente di Sos partita Iva, commenta il provvedimento numero 2233-B approvato dal Senato concernente ‘Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato’.

“Il governo e la maggioranza tradiscono la propria erronea impostazione ideologica fin dal titolo della legge- continua Bernaudo- con la stessa espressione ‘lavoro autonomo non imprenditoriale’. Al contrario, le partite Iva sono la quintessenza di un’attività d’impresa nel senso più genuino del termine. Al netto di vecchi formalismi e tecnicismi giuridici, tornare espressamente a negare la natura di impresa al lavoro autonomo comporta, come inevitabile conseguenza, una strisciante statalizzazione dello stesso”.

LE PROPOSTE

L’unico provvedimento utile alle partite Iva italiane- spiega Bernaudo- implica innanzitutto una netta distinzione dei contribuenti: da un lato i produttori, cioè coloro che rischiano in proprio, cioè tutte le partite Iva, senza distinzioni, dai piccoli artigiani, ditte individuali, imprese, professionisti ecc.ecc. e dall’altro tutti gli altri.

Per questo tipo di contribuenti va premiato il rischio e va incentivata la creatività imprenditoriale, perché chiunque ha una partita Iva è, a suo modo, imprenditore.

A questi lavoratori ‘produttivi’ di Pil va applicata una drastica riduzione della pressione fiscale. Inoltre va diminuito drasticamente anche il cuneo fiscale per incentivare l’assunzione di nuovi collaboratori da parte delle partite Iva, agevolandone le potenzialità di sviluppo. Per questi lavoratori va eliminato l’obbligo del contributo ‘obbligatorio’ all’Inps e va lasciata libertà di scelta tra previdenza pubblica e privata e tra enti privati; va eliminata l’inversione dell’onere della prova a carico dei contribuenti dal contenzioso tributario restituendo ai produttori la presunzione d’innocenza”.

“Di tutto questo- conclude Bernaudo- non c’è traccia, solo un provvedimento di stampo paternalistico utile solo a farsi dire ‘Bravo governo!’ dalle associazioni di categoria che si intende potenziare e manovrare e un sordido tentativo di metter contro le partite Iva più grandi, cioè le imprese, con le partite Iva più piccole (i collaboratori). Noi riteniamo che oggi lo scontro in Italia sia tra produttori (tutti) e parassiti, siamo convinti che questo provvedimento serve solo per ‘mettere una toppa’, ma non risolve i problemi strutturali dell’economia reale italiana, di cui le partite Iva costituiscono il pilastro principale”.

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