Somalia, Abdirizak: “Le dichiarazioni dei partner internazionali minano la nostra indipendenza”

L'esecutivo di Mogadiscio risponde alle dichiarazioni pronunciate nei giorni scorsi da rappresentanti di Stati Uniti, Unione Europea e Gran Bretagna
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ROMA – I partner internazionali che hanno definito “illeggittima” la proroga di due anni al mandato del presidente Mohamed Abdullahi Mohamed, detto Farmaajo, approvata dal governo somalo hanno “minato l’indipendenza politica” della Somalia e potrebbero aver indirettamente “incoraggiato” gruppi terroristici e contrari alla pace.

A sostenerlo è l‘esecutivo di Mogadiscio, in quella che sembra essere una risposta alle dichiarazioni pronunciate nei giorni scorsi da rappresentanti di Stati Uniti, Unione Europea e Gran Bretagna. I tre governi hanno infatti criticato la risoluzione che implica un’estensione di due anni del mandato del capo di Stato approvata lunedì dal parlamento somalo e già diventata legge grazie alla firma del presidente. L’incarico di Farmaajo è terminato l’8 febbraio ma è stato prolungato vista l’assenza di un accordo sulle elezioni tra governo federali ed esecutivi degli Stati regionali. Le consultazioni si sarebbero dovute tenere già l’anno scorso.

In un comunicato pubblicato ieri il ministro degli Esteri di Mogadiscio, Mohamed Abdirizak, ha detto che la comunità internazionale “ha dipinto come illegale” una legge approvata per “sostenere i diritti democratici del popolo di scegliere i suoi leader”. Le dichiarazioni “provocatorie” pronunciate nei giorni scorsi dai partner internazionali, ha proseguito il ministro, “minano l’indipendenza e la sovranità delle istituzioni nazionali e serviranno solo a incoraggiare gruppi terroristici e contrari alla pace”.

La decisione del governo è stata criticata dalla opposizioni, dal Senato, che non ha avuto modo di votare la bozza di legge approvata dal Parlamento come previsto dalla Costituzione, e dai governi degli Stati semi-autonomi di Jubaland e Puntland. Queste due regioni si schierano da mesi contro le condizioni proposte dal governo per raggiungere un accordo sulle elezioni.

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