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“Studiare all’estero è fantastico”, è polemica (ma anche risate) sulle parole di Amanda Knox

Una studentessa americana ha raccontato di essersi trovata male a Firenze durante i suoi sei mesi di studio: il commento di Amanda Knox su Twitter ha spiazzato tutti

Pubblicato:15-03-2023 16:52
Ultimo aggiornamento:15-03-2023 17:06

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BOLOGNA – “Ma di cosa stai parlando? Studiare all’estero è fantastico“. Che in assoluto può essere e sarà sicuramente vero. Ma detto da Amanda Knox, che durante il suo periodo di studio all’estero (in Italia) è finita accusata per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher (e tutto quello che ne è conseguito, con un giallo che tuttora, a dispetto delle sentenze, resta uno dei grandi misteri di cronaca degli ultimi anni) suona molto ma molto inquietante. Eh sì, perchè questa frase è stata postata su Twitter dall’americana Amanda Knox (assolta nel 2015 per l’omicidio di Meredith Kercher), che ha risposto così anche un’altra americana, newyorchese, che è rimasta molto delusa dai sei mesi di studio passati a Firenze. Ora le parole di Amanda Knox stanno facendo molto discutere e hanno suscitato un certo dibattito.

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IL RACCONTO DEI SEI MESI A FIRENZE DI DACIA DATKOVSKA

Lo sfogo della studentessa Dacia Datskovska è apparsa sulla rivista americana Insider il 9 marzo: ha raccontato di aver passato sei mesi dI studio a Firenze ma di essersi trovata proprio male. E ha rimpianto amaramente la sua New York. A partire dall’alloggio, una casa condivisa con altre sette studentesse con cui lei non andava affatto d’accordo: le sue coinquiline pensavano troppo a divertirsi e poco a studiare e poi, nel weekend, facevano gite con voli Ryanair, mentre lei rimaneva sempre sola in quel di Firenze. L’americana ha spiegato di essersi sentita a disagio anche nel rapporto con gli italiani e i fiorentini, da cui si è sentita trattata con diffidenza e guardata male, cosa che le è dispiaciuta considerando l’elevato numero di studenti americani che ogni anno riempiono Firenze. La studentessa ha spiegato di essersi immaginata felice in Italia e di avere grande aspettative, ma di essersi ahimè dovuta ricredere: “Quando il mio semestre a Firenze è finito, ho cominciato a disprezzare il panorama, odiavo le persone e non vedevo l’ora di tornare a casa nel mio campus di New York“.

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“PENSA AI GENITORI DI MEREDITH”, MA ANCHE “HAI VINTO TUTTO”

Amanda Knox, a cui evidemente questo resoconto dell’americana non è piaciuto, ieri ha pensato di commentare l’articolo di ‘Insider’ con un tweet: “Girl, what are you talking about? Studying abroad is awesome!“, scrive Amanda. In tanti commentano increduli. Qualcuno dice “non può averlo scritto davvero“, qualcuno si immagina il dolore dei parenti di Meredith nel leggere una frase del genere. Qualcuno incolla dei meme. Ad altri, poi, e non sono pochi, scappa una risata, provocata da un tweet che è oggettivamente paradossale. E c’è chi la incorona regina: “Hai vinto tutto per oggi“. Qualcuno punta più alto: “Il tweet più divertente di sempre“.




L’OMICIDIO DI MEREDITH KERCHER

L’omicidio di Merdith Kercher avvenne la sera dell’1 novembre a Perugia, nella casa in cui la studentessa inglese viveva insieme ad Amanda Knox (e altre due studentesse italiane) in via della Pergola. La ragazza fu trovata nuda in un lago di sangue, con la gola tagliata. Inizialmente i sospetti erano caduti su uno straniero che lavorava come barista in un bar (Patrick Lumumba), poi su Amanda Knox e Raffaele Sollecito, a cui si aggiunse la figura di Rudy Guede, ivoriano.

Due volte condannati e due volti assolti, Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono infine stati assolti dall’accusa di omicidio nel 2015: l’assoluzione è arrivata dalla Corte di Cassazione. L’unico condannato per l’omicidio di Meredith rimane dunque l’ivoriano Rudy Guede, che da poco ha finito di scontare la sua pena. Lo aveva detto da subito e lo ha ribadito ora che è uscito dal carcere: “Non sono stato io a uccidere ‘Mez’“-. Ha spiegato che sì, è vero che lui quella sera si trovava nella casa di via della Pergola ed è per questo che sono state trovate le sue impronte. Ma ad uccidere Meredith, sostiene, non è stato lui. Ha spiegato di avere avuto un approccio amoroso con la ragazza ma poi di essere andato in bagno e da lì di aver sentito, nonostante la musica nelle orecchie, un forte urlo, che lo ha spinto a uscire dal bagno. In camera, avrebbe trovato Meredith in un lago di sangue con un taglio alla gola. In preda al panico, è fuggito. Sostiene che questo, l’essere fuggito, è stata la sua unica colpa. La sentenza che lo ha condannato nel 2010 parlava di concorso nell’omicidio e nominava Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Rudy Guede non era identificato come autore materiale del delitto. Tuttavia la richiesta di revisione del processo avanzata dall’ivoriano dopo l’assoluzione degli altri due imputati non è stata accolta. Di fatto, a dispetto di una vicenda processuale ormai chiusa, l’autore materiale del delitto non è stato individuato.

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