I disturbi alimentari? L’esperto: “Sono spesso associati ad altre dipendenze”

Spiega tutto Leonardo Mendolicchio, medico psichiatra, psicanalista, tra i maggiori esperti di Dca in Italia
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ROMA – “Spesso le persone con disturbi del comportamento alimentare (Dca) possono avere problemi anche di abuso di sostanze stupefacenti”. Un fenomeno che ha diverse spiegazioni: “I disturbi del comportamento alimentare hanno delle modalità di espressione che sono molto simili alle tossicodipendenze. Del resto, alcuni cibi danno dipendenza proprio come le sostanze stupefacenti, ma anche la fame diventa una condizione da cui un soggetto anoressico diventa dipendente“. A spiegare la ‘vicinanza’ tra disturbi alimentari e dipendenze patologiche è Leonardo Mendolicchio, medico psichiatra, psicanalista, tra i maggiori esperti di Dca in Italia, responsabile U.O.C. Riabilitazione Dca dell’Istituto Auxologico italiano di Piancavallo.

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In occasione della decima Giornata del Fiocchetto lilla, nata con l’obiettivo di sensibilizzare sui temi dei disturbi del comportamento alimentare, Mendolicchio racconta l’esperienza multidisciplinare della comunità Lo Specchio di Iglesias, di cui è direttore scientifico e supervisore. La peculiarità della comunità sarda è di offrire percorsi di riabilitazione anche a pazienti che presentino dca e altre dipendenze patologiche.

“Spesso, in passato- spiega lo psichiatra- le comunità terapeutiche per la cura dei disturbi del comportamento alimentare non ammettevano i pazienti che presentavano anche una forma di dipendenza da qualche sostanza. Questo perché non si ha una cultura clinica che mette insieme i problemi, siamo figli di un modo di vedere le malattie a compartimenti stagni, per cui se hai l’anoressia ti curi l’anoressia, se hai l’alcolismo ti curi l’alcolismo. Spesso invece- ribadisce Mendolicchio- i fenomeni sono correlati. Con la comunità Lo Specchio affrontiamo il problema in modo olistico. Così, ad esempio, possiamo curare la drunkoressia, che è l’anoressia associata alla dipendenza da alcol” che, presso la comunità Lo Specchio, “può essere curata con expertise di qualità sia sul versante dei disturbi alimentari che delle dipendenze”.

Lo Specchio rappresenta un’eccellenza nella cura dei disturbi del comportamento alimentare, ma è anche un esempio raro di struttura residenziale e semi residenziale per pazienti con questo tipo di problemi. “La situazione nazionale è a macchia di leopardo- spiega Mendolicchio- ci sono Regioni in cui ci sono tutti i livelli di cura e tutti i servizi, altre in cui, invece, non c’è assolutamente nulla. Per cui- chiarisce l’esperto- il primo tema è di dotare tutte le Regioni in modo omogeneo di personale specializzato nella cura dei Dca e di tutti i livelli di cura, day hospital, comunità semi residenziali, reparti ospedalieri idonei alla cura dei disturbi alimentari gravi”. Come sono cambiati i Dca nel corso degli anni? “Fino a 20 anni fa- ricorda lo psichiatra- ci trovavamo di fronte ragazze e ragazzi affetti solo da anoressia o bulimia o disturbo da alimentazione incontrollata. Oggi invece i disturbi alimentari si portano dietro una complessità psicopatologica enorme, i quadri di sofferenza sono molto più complessi: c’è la depressione, ci sono i disturbi ossessivi e tutti i tratti di personalità molto complessi, oltre ai problemi di abuso”. Per questo, “oggi chi ha a che fare con la salute mentale non può permettersi di guardare le persone e la loro sofferenza a compartimenti stagni. Bisogna saper interpretare il dolore delle persone e capire che forma prende questo dolore”.

È così che l’approccio multidisciplinare diventa tanto importante: “I problemi complessi non si affrontano mai da un’unica prospettiva o in un’unica direzione- spiega lo specialista- Per cui, ad esempio, nel caso dell’anoressia non è possibile pensare di trattare questo disturbo solo nella sua componente psicologica senza curare il corpo, così come è folle curare una bulimia dando la corretta alimentazione o le diete e non occupandosi dei traumi e dei vissuti psicologici sottostanti. La multidisciplinarietà- precisa Mendolicchio- è l’unica garanzia di avere una cura efficace”.Cosa devono e possono fare i genitori di ragazzi con Dca? “I genitori non devono avere paura che da questa malattia non si guarisca, o che per guarire ci vogliano troppi soldi o troppo tempo. Non devono avere paura di essere la causa di questo disturbo del proprio figlio- rassicura Mendolicchio- Nelle famiglie le dinamiche sono talmente complesse che inevitabilmente noi genitori siamo parte in causa sia delle virtù che dei vizi dei nostri figli. Per cui non bisogna spaventarsi di questa verità. Un genitore coraggioso è un genitore che, pur inconsapevolmente, sa di essere parte in causa nella sofferenza del proprio figlio e pur di sostenere il proprio figlio si mette in discussione. Bisogna avere coraggio per diventare artefici del percorso di cura e cambiamento del proprio figlio, non colpevolizzandosi da un lato né assolvendosi dall’altro”.

Dai disturbi del comportamento alimentare, tiene a sottolineare lo specialista, “si può guarire e se il percorso di cura nasce per tempo e velocemente, la guarigione è alla portata di tutti, con una buona qualità di vita. Quando i ragazzi guariscono- conclude- lo fanno in modo totale, senza residui sintomatici”.

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