Domani niente vaccinazioni a Zola Predosa: troppe disdette

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Si è diffuso il panico dopo il ritiro del lotto di AstraZeneca, ma i rinunciatari non possono essere sostituiti, così spesso viene annullata l'intera giornata di immunizzazioni, perché non si può aprire una fiala per poche persone
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BOLOGNA – Domani niente vaccinazioni causa disdette a Zola Predosa, hinterland di Bologna. Colpa delle tante rinunce arrivate nelle ultime ore. A segnalare il caso è l’ex assessore provinciale Emanuele Burgin, residente nella cittadina. “Alla casa della salute di Zola domani vaccinazioni cancellate (e già le fanno solo il martedì). Troppe rinunce (sette) e spiegano che non possono aprire una fiala solo per i quattro che rimangono“, scrive Burgin sui social. “Ovviamente- prosegue- non chiamano nessuno in sostituzione e se io passo di lì (come dice il generale, e sono pronto a farlo) non mi prendono. Così vanno le vaccinazioni e sarebbe ora che qualcuno lo denunciasse. E se sbaglio mi si smentisca, ne sarò lieto”, scrive ancora Burgin.

Domani, intanto, il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini visiterà l’hub vaccini di San Pietro in Casale, attivo dal 17 febbraio, sempre nella pianura bolognese. “Siamo felici di poter accogliere il presidente Bonaccini presso il nostro hub”, afferma Claudio Pezzoli, sindaco di San Pietro in Casale. “In questo modo potrà vedere l’organizzazione e la struttura che abbiamo allestito”.

LE RINUNCE ALLUNGANO LE CODE, E I DOCENTI SONO ‘APPESI’ AL PASSAPAROLA

Da un lato, il ‘panico’ da vaccino: dopo il blocco precauzionale del lotto AstraZeneca deciso anche in Emilia-Romagna, si è verificata purtroppo la cancellazione di appuntamenti già presi per la prima dose, a danno di coloro che volevano regolarmente vaccinarsi perché sono venute a mancare le 10 persone necessarie per esaurire la fiala AstraZeneca. Dall’altro, vaccinandi (nella fattispecie, dipendenti della scuola) che hanno regolarmente prenotato la loro dose, ma non sono ancora stati chiamati dal loro medico di base: alcuni aspettano da quasi un mese. Il motivo? L’ormai ben nota difficoltà ad avere 10 persone a disposizione lo stesso giorno, non uno di più non uno di meno, in modo da evitare sprechi. Un paradosso che si è acuito nelle ultime ore: in pratica, le rinunce di chi era già in coda allungano ancora i tempi di coloro che erano in attesa e non vedono l’ora di immunizzarsi.

Il punto, come spiega un insegnante del liceo Sabin di Bologna, “è che l’unico interlocutore dei docenti è il proprio medico di base“. Dopo le difficoltà iniziali di tipo organizzativo (“Il vaccino? Non so ancora niente” era una classica risposta dei primi giorni) e sul reperimento delle dosi, è cominciato il ‘sudoku’ delle sedute di vaccinazione. “Se il medico ha la fiala ma non ha tutti e 10 i pazienti a disposizione– racconta il docente- lancia un appello ai colleghi dei vaccinandi perché trovino tra gli amici i docenti mancanti”. Un passaparola del tutto informale che ha portato i più fortunati ad ottenere la dose, lasciando però in stand-by tanti altri. Ad alimentare il malcontento degli insegnanti rimasti ancora senza vaccino è anche il ‘sorpasso’ da parte dei dipendenti universitari, che teoricamente sarebbero dovuti partire solo alla fine delle vaccinazioni nelle scuole, ma che invece stanno procedendo, pare in maniera più spedita, attraverso le Ausl e gli hub vaccinali. Tra i lavoratori delle scuole “c’è chi aspetta dal 22 febbraio”, giorno in cui è scattata, si fa per dire, la campagna a loro dedicata.

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