Voucher, il rettore di Unicusano: “Tornare alla natura originaria o abrogazione”

ROMA - Una soluzione sui voucher va trovata "al più
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ROMA – Una soluzione sui voucher va trovata “al più presto”, la loro natura “è stata messa in dubbio”, per cui bisogna decidere se “restituirgliela o se abrogarli”. È quanto sostiene il rettore dell’Università degli studi Niccolò Cusano, Fabio Fortuna, a proposito della questione voucher.

Per Fortuna “i temi fondamentali sono il referendum e il decreto legge”.

I voucher, ricorda, “sono nati come strumento di retribuzione dei lavori occasionali. Nel corso del tempo tuttavia hanno conosciuto una proliferazione che ne ha messo in dubbio natura ed origine. Il nodo centrale è proprio questo: restituire ai voucher la natura originaria oppure abrogarli”.

Com’è noto, continua, “il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto di indizione del referendum per il 28 maggio, ma immediatamente nelle ore successive si sono susseguite numerose dichiarazioni provenienti da fonti governative e politiche, tendenti ad evidenziare la necessità di trovare una soluzione, elaborando un decreto legge sulla base della discussione che proprio in queste ore si sta svolgendo in Parlamento”.

Il rettore dell’Università Niccolò Cusano ha poi ricordato le dichiarazioni di Susanna Camusso, che “dal canto suo ha sempre dichiarato la necessità di abrogazione dei voucher, ma nelle ultime ore ha manifestato una apertura e quindi un mantenimento di tale strumento, a condizione che possa essere utilizzato soltanto dalle famiglie, e di affidare la vendita solo all’Inps”. In effetti “la soluzione migliore potrebbe essere costituita da norme che eliminino la necessità del quesito referendario e quindi l’abrogazione, restituendo ai voucher la loro antica natura“. Ma al riguardo “il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha tuttavia espresso l’opinione che l’esistenza dei voucher non possa essere limitata alle famiglie”. Conclude Fortuna: “È auspicabile che una soluzione si trovi al più presto, magari come alcune fonti riferiscono nel Consiglio dei ministri di venerdì, in modo da evitare il referendum, a condizione che la Corte costituzionale decida poi in tal senso. Del resto, lo strumento referendario, pur essendo espressione di una elevatissima forma di democrazia, va forse utilizzato con minor frequenza e, soprattutto, per questioni di rilevanza maggiore”.

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