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Report del Consiglio Grande e Generale di San Marino del 15 febbraio – pomeriggio

Di seguito un estratto degli interventi odierni

Pubblicato:15-02-2024 19:41
Ultimo aggiornamento:04-03-2024 09:42

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SAN MARINO – I lavori del Consiglio grande e generale riprendono nel pomeriggio con l’inserimento di un nuovo comma, il comma 9 bis, come da proposta dell’Ufficio di presidenza convocato nel pomeriggio. Richiesta accolta all’unanimità dell’Aula.

Si tratta della “Nomina di un membro effettivo e di un membro supplente del Collegio garante della costituzionalità delle norme”. Le candidature, rispettivamente, sono quelle di Maria Alessandra Sandulli e Andrea Gratteri, votate all’unanimità dai 44 consiglieri presenti. Il segretario di Stato per la Giustizia Andrea Ugolini ringrazia Kristina Pardalos per l’impegno profuso nell’organo, anche come presidenteChiuso il comma si ritorna alla ratifica dei decreti delegati e all’esame del n.185 “Disciplina delle attività economiche”. I Capitani reggenti convocano al banco della Reggenza capigruppo e segretario di Stato per l’Industria Fabio Righi. Si decide così, per la necessità di arrivare alla ratifica di alcuni decreti delegati in scadenza, di sospendere l’esame del n.185, rimandando la sua ratifica alla prossima seduta consiliare, nell’ambito della quale sarà il secondo punto all’ordine del giorno.

I tre decreti delegati in scadenza sono il n.168 “Sismabonus per la riduzione del rischio sismico”; il n.178 “Aggiornamento incentivi per l’efficientamento energetico degli edifici”; e il n.197 “Interventi in materia di accesso alla Cassa Integrazione Guadagni e relative sanzioni”.


Il decreto sul Sismabonus è illustrato dal segretario di Stato per il Territorio Stefano Canti. Come da relazione illustrativa “il decreto scaturisce dalla volontà di rendere più stabile l’intervento normativo, attraverso una disciplina di carattere unitario, nonché dalla volontà di introdurre elementi di novità volti ad ampliare la platea dei soggetti beneficiari nonché la tipologia di interventi edilizi e più in generale delle prestazioni per le quali è possibile richiedere il Sismabonus”.

Si apre il dibattito e Vladimiro Selva di Libera ricorda che “trattiamo il tema per la quarta o quinta volta in questa legislatura. È una misura innovativa, un incentivo dello Stato per chi migliora la resistenza al sisma. Ma i certificati dovrebbero essere cedibili. Nel principio il decreto lo condividiamo, ma per come è strutturato non funziona. Faremo delle proposte per renderlo più accessibile come aumentare il numero di anni per la detrazione”. Fernando Bindi di Repubblica futura “sarebbe opportuno qualche dato, ma voteremo il decreto. Si potrebbero incentivare gli interventi dove ci sono evidenti necessità e rendere quanto più possibile utilizzarli. Così è difficile ampliare la platea degli interventi a cifre più basse, ma con una conoscenza maggiore dell’utilizzo si può capire come meglio fare”. Manuel Ciavatta del Partito democratico cristiano sammarinese segnala “ulteriori migliorie e opportunità” nel decreto: per le imprese è più facile spalmare l’investimento, meno per il privato, nei 15 anni di intervallo. “Si può pensare a estendere gli interventi al coniuge, spalmando la cifra su due redditi. La votazione sarà favorevole”.

Per Rete Roberto Ciavatta condivide gli interventi di Selva e Bindi: “Rischiamo che gli incentivi siano ambiti solo da chi non ne ha bisogno. Le persone più benestanti hanno una casa loro e più sicura, chi lo è meno e abita in condominio non può fare le stesse scelte. Il problema va affrontato”. E servirebbe anche “una distinzione tra soggetti fisici e giuridici”. In generale “il modello di welfare forse sta andando in crisi, anche dal punto di vista applicativo”, aggiunge. Per Guerrino Zanotti di Libera in questo caso il decreto delegato è lo strumento “adatto” e l’obiettivo è “il maggior numero possibile di edifici con maggiore sicurezza. Le risultanze a oggi dicono che è raggiunto? Servono i numeri ma l’idea è che non c’è stata una casistica estesa”. Dunque “piuttosto che reiterare con qualche cambiamento si deve ragionare su qualcosa di più efficace”, come i certificati verdi con la possibilità di rivenderli. “Cercheremo di renderlo più fruibile da una platea più ampia ma va fatto un ragionamento a monte”, conclude.

Matteo Ciacci di Libera ritiene che “tutti gli incentivi funzionali alla ecosostenibilità sono da valutare con grande attenzione”. E caldeggia anche “uno screening sull’edilizia pubblica”. Su quella privata “riproporre tutti i bonus è valido. Sarebbe più agevole con i certificati verdi, perché questo intervento premia chi ha dichiarazioni di reddito molto elevate. La lettera c dell’articolo 2 era già prevista? È importante avere i dati”, termina. Alessandro Rossi del Gruppo misto ritorna sulla “giornata persa di ieri. Una volta si davano le dimissioni e si faceva cadere il governo, ma la politica è cambiata”. Nel merito “l’intervento è positivo e per migliorare la disponibilità alla collaborazione sarebbe utile testare la disponibilità del governo a introdurre una scambiabilità con i certificati verdi”, per esempio attraverso la Smac card. “Sarebbe utile- continua- anche un report sull’utilizzo e predisporre dei presidi di controllo”.

Eva Guidi di Libera parte dal presupposto che “San Marino è in una zona a medio rischio. Cosa potrebbe però succedere con un terremoto? Ci sarebbero molti interventi statali da fare. Occorre ricordarlo”. Di certo, prosegue, “è assurdo che non si possano fare pari investimenti per mettere in sicurezza la casa. Per questo insistiamo sui certificati cedibili. Qual è la paura? Si fa una valutazione numerica”.

In replica il segretario di Stato per il Territorio Canti precisa che “nella legge di bilancio del 2020 abbiamo introdotto l’articolo per finanziare il Sismabnous con la validità di un anno. E per quelli successivi è stato confermato ma molti cittadini, che hanno hanno risposto nel 2021, hanno pensato che fosse decaduto per quelli successivi”. Le richieste, dà i numeri, sono state infatti 10 nel 2021 e zero nel 2022 e 2023. “Ecco perché è stato fatto il decreto delegato che dà la possibilità di qui in avanti di poterne godere, con un tetto portato da 500.000 euro a un milione di euro. Le novità non sono solo l’aumento del pacchetto anche il fatto che le singole richieste, prima possibili sono per persone fisiche, ora sono accessibili anche da quelle giuridiche, che, è vero, hanno più possibilità di detrazione delle spese, ma anche per quelle fisiche abbiamo fatto un approfondimento con la segreteria di Stato per le Finanze e non è possibile estenderlo al nucleo familiare, perché si devono modificare altri articoli di legge. Vedremo in seguito. Concordo con gli emendamenti Libera: non potendo beneficiarne le persone della famiglia è giusto aumentare il numero rate e spalmarlo non in 15 ma 20 anni. Altra novità è il fatto che nel momento in cui una persona si informa sull’intervento migliore deve presentare una relazione di vulnerabilità sismica che viene finanziata fino a 15.000 euro di importo. Anche se poi non si fa l’intervento, è un grande aiuto per migliorare l’edificio esistente. Poi ci sono i certificati per aiutare il credito: ne abbiamo già parlato, abbiamo fatto l’ennesima verifica con la segreteria di Stato per le Finanze e il bilancio non ci concede la possibilità dei certificati verdi. Dobbiamo ragionare sul futuro. Il decreto apporta lievi modifiche che possono portare novità importanti, può essere modificato e mi auguro di creare le condizioni per implementarlo”.

Concluso il dibattito generale si passa all’esame degli emendamenti presentati.

All’articolo 2 “Sismabonus per la riduzione del rischio sismico” sono quattro quelli proposti, tre da Libera per portare da 15 a 20 anni l’intervallo in cui spalmare l’investimento, uno del governo per togliere il richiamo a una normativa. Il segretario di Stato dà indicazione ad accogliere gli emendamenti, tutti approvati.

All’articolo 3 “Disposizioni relative agli interventi per la riduzione del rischio sismico”, Libera propone che negli interventi di demolizione e ricostruzione con volume maggiore, l’incentivo per l’adeguamento sismico è parametrato al volume originario del fabbricato demolito. Per il segretario di Stato la proposta è accoglibile. La seduta viene sospesa per riscriverla in maniera più chiara e l’emendamento viene approvato.

All’articolo 5 “Procedura per l’ottenimento dell’incentivo di detrazione d’imposta per la riduzione del rischio sismico”, il governo presenta un emendamento per inserire un comma due in base al quale le imprese edili e le società immobiliari possono accedere al beneficio su un’unica unità immobiliare di proprietà o in locazione finanziaria. Vi sono poi brevi correzioni in alcuni altri commi dell’articolo. L’emendamento viene accolto.

Infine all’articolo 6 “Disposizioni finali”, il governo presenta un emendamento per dare la possibilità a coloro che già stanno facendo l’intervento di usufruire degli incentivi previsti nel decreto. Accolta una precisazione da parte di Rete l’emendamento viene accolto.

Il decreto delegato viene così ratificato con 27 voti favorevoli.

Il decreto delegato successivo è il n.178 “Aggiornamento incentivi per l’efficientamento energetico degli edifici”, sempre presentato dal segretario di Stato per il Territorio Canti. Come da relazione illustrativa, “si prefigge di rendere più stabile la concessione dell’Ecobonus, attraverso una disciplina di carattere unitario, slegata dal discorso dell’annualità nonché di trattare in maniera unitaria anche altri interventi legislativi di settore, normati per la prima volta in leggi finanziare o in leggi di variazioni di bilancio”.

Apre il dibattito Selva sottolineando che “un investimento nel risparmio energetico ha un ritorno sui consumi e sui costi della bolletta” e con gli incentivi si creano “un’economia e un indotto. È un’attività virtuosa, nel decreto però c’è una complessità legata alla stratificazione degli incentivi dal 2007 a oggi. Si deve trovare una sintesi per semplificare, anche riducendoli”, Bene incentivare anche la diagnosi energetica, aggiunge, presentando l’emendamento per “aumentare le annualità su cui spalmare l’intervento per ampliare la platea”. Ferma restando l’utilità dei certificati verdi.

In replica il segretario di Stato Canti spiega che la volontà è di riaggiornare il volume che dava la possibilità di capire a quali incentivi accedere. Il decreto implementa gli incentivi esistenti e in futuro si può fare una cernita di quali vanno per la maggiore e disincentivarli, incentivando quelli con meno pratiche”. Dalla tabella con tutti i dati “si capisce quali sono e le entità delle detrazioni, parto da questa per fare i ragionamenti futuri”.

All’articolo 4 “Ecobonus per la riqualificazione energetica degli edifici esistenti”, Libera presenta cinque emendamenti per portare da 15 anni a 20 il periodo su cui spalmare la detrazione di imposta in tutti i casi. Tutti accolti, mentre Libera ritira l’emendamento all’articolo 6.

Il decreto delegato viene ratificato con 30 voti a favore.

Si passa così al decreto delegato n.197 “Interventi in materia di accesso alla Cassa Integrazione Guadagni e relative sanzioni”, presentato dal segretario di Stato per il Lavoro Teodoro Lonfernini che punta a “garantire maggiore sosteno alle imprese in un momento d possibile riduzione della produttività dovuto al contesto internazionale”. Libera ritira i due emendamenti presentati all’articolo 2 e all’articolo 4.

Il decreto delegato viene ratificato con 18 voti a favore.

Dopo una breve pausa si decide di proseguire con il decreto delegato n.190 “Modifiche all’Allegato A della Legge 5 dicembre 2011 n.188 ed al Secondo Fabbisogno Generale del Settore Pubblico Allargato”, presentato dal segretario di Stato per il Lavoro Teodoro Lonfernini. Come da relazione illustrativa, “riforma la struttura e la funzione dell’Unità organizzativa del Dipartimento Economia preposta alla programmazione e alla gestione della formazione professionale e dell’Uo del Dipartimento peposta all’applicazione delle norme in materia di lavoro e di attuazione delle politiche attive per il lavoro”.

Apre il dibattito Alessandro Rossi del Gruppo misto chiedendo conto della “copertura finanziaria di questi aumenti dei profili di ruolo. Non emerge la modalità delle scelte e la loro efficienza. Serve attenzione ai costi, è doveroso in questo periodo”; Andrea Zafferani di Repubblica futura fa due conti per numeri nella Pa “stratosfericamente alti”. Questo decreto “mette 41 dipendenti in più, non si è capita la situazione del Paese”, 18 nel dipartimento Economia. “Il governo deve mettere un freno alle richieste dei dirigenti. Sono oltre 240 le persone assunte nell’ultimo anno. La filosofia è quanto meno discutibile” e c’è poi “il tema dei giovani”, molto attratti dalla Pa. Il collega Nicola Renzi rileva che “non c’è nulla di chiaro” se non che “il saldo di questa legislatura è di oltre 400 unità nella Pa in più”. Inoltre “la legge 188 di riforma stabilisce che le Uo si possono creare solo per legge e non per decreto. Deve essere chiaro cosa si sta facendo. Il governo- conclude- ha tutte le facoltà di istituirle, ma con legge”.

Interviene anche Roberto Ciavatta di Rete focalizzandosi proprio sull’istituzione dell’Unità operativa: “Ho la certezza che una formulazione così creerà un problema grave con gli organismi europei, abbiamo fatto di un Authority qualcosa di dipendente dal fabbisogno pubblico e da un dirigente”.

In replica interviene il segretario di Stato per gli Affari Interni Gian Nicola Berti, anche per rettificare alcuni dati: “Ho difficoltà a capire le perplessità, si è ritenuto di dare il modello pubblicistico. C’è la necessità di un dirigente nell’ufficio”. Sul numero dei dipendenti pubblici, “in quattro anni nella Pa sono entrati 53 dipendenti in più, dopo un periodo lungo senza sostituzioni. Ci sono 129 dipendenti in più nell’Iss per dare maggiori risposte ai cittadini. Nell’Azienda per i lavori pubblici sono 20 in meno, in quella per i Servizi cinque in più. Nell’Università sono sei in più e nel Comitato olimpico due ma è ancora insufficiente. In tutto sono 164 dipendenti in quattro anni. Abbiamo un emendamento sul funzionamento dell’Aula, per gli addetti alla manutenzione serve una posizione che funge da coordinatore.

Il collega Lonfernini se la prende con il “populismo” di ceri interventi, “ci poniamo solo rispetto a un aumento in termini di numeri e costi”, come se “in tre anni e mezzo di lavoro nessuno avesse un conteggio del fabbisogno e su quanto impatta. Vuol dire non avere fiducia neanche nella macchina pubblica. È disarmante”. E poi, prosegue, “vogliamo assumere quando saremo costretti? Quando si tratta di uffici fondamentali serve qualcuno che dedica tempo e attenzione in maniera oggettiva. Il dibattito non è sui costi in più, o sui numeri, è importante lavora sull’efficienza della Pa”.

A questo punto i Capitani reggenti interrompono la seduta che riprenderà alle 21.

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