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Pavarelli (ExpoSanità): “Occorre attrezzarsi per affrontare gli strascichi del Covid”

Marilena Pavarelli, project manager di ExpoSanità
La project manager della fiera del settore sanitario, in programma a Bologna dal 22 al 25 giugno, parla di vaccini, riforma degli studi e dei nodi del sistema sanitario
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BOLOGNA – “Non possiamo illuderci che il Covid sarà una questione archiviata da qui a brevissimo”. Ci saranno infatti “strascichi” da affrontare in futuro e “un’onda lunga anche rispetto ad alcune abitudini”, come sanificare le mani o portare la mascherina. Lo pronostica Marilena Pavarelli, project manager di ExpoSanità, la fiera del settore sanitario in programma a Bologna dal 22 al 25 giugno prossimi. “Ci auguriamo a fine giugno di avere la tranquillità necessaria- spiega Pavarelli, in un’intervista all’agenzia ‘Dire’- di avere superato il peggio della pandemia e di recuperare quel minimo di serenità e lucidità che serve al sistema per riflettere su se stesso e per andare avanti”. Ma, avverte la responsabile della manifestazione, “per quanto possiamo essere ottimisti, non possiamo illuderci che il Covid sarà una questione archiviata da qui a brevissimo”. In questo senso, sostiene Pavarelli, “occorrerà attrezzarsi per affrontarne anche gli strascichi”.

Secondo la project manager di ExpoSanità, inoltre, “ci sarà un’onda lunga rispetto ad alcune abitudini“. Negli ospedali, ad esempio, “molti continueranno ad adottare protocolli per proteggersi non solo dal covid, ma anche da altre infezioni”. Del resto, anche prima della pandemia “gli ambiti sanitari erano luogo d’elezione per la trasmissione di una serie di infezioni. In questo senso- afferma Pavarelli- la mascherina sarà uno strumento che si userà anche al di là di questa emergenza”. Oltre a essere una protezione in più dal punto di vista sanitario, sottolinea Pavarelli, proseguire nell’uso della mascherina e di altre misure di sicurezza nelle strutture sanitarie è anche una questione economica, perché “chi si ammala, a prescindere che sia un operatore o un paziente, ha sempre un costo che drena risorse rispetto ad altri servizi”.

Per quanto riguarda i cittadini, invece, “è un fatto che quest’anno i numeri dell’influenza sono assolutamente decrescenti rispetto agli anni passati”. Quindi, ragiona la project manager di ExpoSanità, “può darsi che qualcuno adotti questi comportamenti, così come alcuni Paesi asiatici fanno da sempre, per difendersi dallo smog e dalle infezioni. Anche se oggi credo che il privato cittadino abbia soprattutto voglia di liberarsi del problema e di tutta una serie di ostacoli. È comprensibile”, sottolinea Pavarelli.

“BISOGNA TROVARE UNA SOLUZIONE AI NODI DEL SERVIZIO SANITARIO: È IMPENSABILE PROSEGUIRE COSÌ”

Dal rapporto tra ospedale e territorio alla telemedicina: ora più che mai “è il momento di confrontarsi per trovare una soluzione” ai nodi del servizio sanitario nazionale. Anche perché “è impensabile proseguire sulla stessa strada”. L’esortazione arriva da Marilena Pavarelli: “Ci auguriamo che possa essere un punto di ripartenza dopo oltre un anno in cui il settore è stato messo duramente alla prova dalla pandemia”, afferma la project manager di EspoSanità in un’intervista all’agenzia ‘Dire’. Anche prima del covid, in realtà, “non mancavano criticità e problemi nel servizio sanitario- nota Pavarelli- la pandemia in alcuni casi li ha fatti emergere e in altri li ha acuiti, fino a rendere impensabile proseguire sulla stessa strada degli ultimi 40 anni”.

Secondo Pavarelli, infatti, “ci sono nodi che si ripropongono da 40 anni e che questi ultimi mesi si sono esasperati”. Ad esempio, cita Pavarelli, “una questione vecchia come il servizio sanitario nazionale è la relazione tra ospedale e territorio, che non ha ancora trovato una risoluzione”. L’ospedale, spiega la manager, “è stato per molti anni alla base del funzionamento del servizio sanitario, era il perno intorno a cui è ruotata per decenni l’organizzazione della sanità”. Ma la pandemia ha dimostrato quanto in realtà “non sia sufficiente a risolvere i problemi sanitari e socio-sanitari”. Per questo, insiste Pavarelli, “è il momento che gli attori del sistema si confrontino e trovino una soluzione. È inutile continuare a dirsi che così non funziona: bisogna disegnare scenari alternativi e testarli“.

Sul tavolo della discussione c’è anche il futuro del servizio sanitario, che passa inevitabilmente dalle nuove tecnologie e dalla telemedicina. “Difficilmente, almeno nel medio termine, potremo dimenticare la relazione umana nelle professioni di cura- sostiene Pavarelli- è vero che la tecnologia supporta gli operatori, ma non c’è tecnologia che tenga rispetto all’occuparsi di persona ad esempio di bambini e anziani. Il trasporto della cura non può essere replicato da un robot“. Il digital divide, sostiene Pavarelli, “sarà un tema ancora vivo per un po’, perché non tutte le fasce d’età hanno gli strumenti e le competenze per utilizzare le nuove tecnologie. Ma nel lungo periodo questa fascia di esclusi andrà esaurendosi ed è innegabile che alcune soluzioni informatiche, sia per l’organizzazione sia per la fruizione da parte del cittadino, siano un grosso passo avanti”.

Ad esempio, cita la manager, “un paziente diabetico ha una cura che rimane invariata di anno in anno e quindi sollevarlo da un certo iter burocratico migliora la sua vita”. Quindi, insiste Pavarelli, “è vero che c’è il tema dell’esclusione, ma è anche vero che, in particolare per gli anziani, c’è spesso anche un caregiver che beneficia ad esempio di una ricetta dematerializzata. È servita anche la pandemia per farci fare un passo avanti in questo”, sottolinea la project manager di ExpoSanità.

“I GIOVANI E GLI ADULTI IN SALUTE SARANNO I PIÙ OSTICI DA VACCINARE”

I giovani e gli adulti in salute potrebbero essere “i più ostici” da vaccinare rispetto agli anziani, tra i quali invece “rileviamo poche obiezioni”. Marilena Pavarelli mette sul tavolo la disponibilità della manifestazione (in programma a Bologna dal 22 al 25 giugno) a ospitare iniziative di promozione e sensibilizzazione rispetto al vaccino anti-Covid. “Ci renderemo disponibili per qualsiasi attività divulgativa o di promozione che il Ministero o le Regioni volessero fare attraverso la nostra manifestazione- assicura Pavarelli- mi auguro che da qui a fine giugno avremo ampiamente coperto tutto il personale sanitario, socio-sanitario e tutte le figure più fragili e che saremo all’opera anche con i meno fragili”. I quali però “potrebbero anche essere i più ostici”.

Secondo Pavarelli, infatti, “dai dati che abbiamo, rileviamo poche obiezioni alla vaccinazione in una popolazione di età più avanzata. Per i più giovani, invece, le cose potrebbero correre in modo un po’ meno liscio”. Il fenomeno no vax è infatti “abbastanza recente” e “meno diffuso” tra le persone più anziane. L’edizione 2021 di ExpoSanità, quindi, “può diventare un megafono per ribadire che la via d’uscita è offerta dalla soluzione dei vaccini, e non da altro” Secondo la project manager della fiera, tra l’altro, la chiusura della prima fase della campagna vaccinale per gli operatori sanitari “sarà una buona assicurazione per la loro serenità”. E col fatto che a giugno “dovrebbe essere vaccinata anche una buona parte della popolazione più esposta”, questo “dovrebbe tranquillizzare tutti i cittadini e anche chi ha vissuto in prima linea la pandemia”, come è stato questi mesi per il personale sanitario, afferma Pavarelli.

“SERVE UNA TOTALE RIFORMA DEI PERCORSI STUDIO PER MEDICI E INFERMIERI”

È necessaria una “totale riforma” dei percorsi di studi per gli aspiranti medici e infermieri. Non solo per ampliare i posti, ma anche per rivedere “i contenuti di quei corsi”. A sostenerlo è Marilena Pavarelli, project manager di ExpoSanità, la fiera del comparto sanitario in programma a Bologna dal 22 al 25 giugno prossimi. Quello dell’istruzione, sottolinea Pavarelli in un’intervista all’agenzia ‘Dire’, è “un altro grande tema” da affrontare per adeguare il sistema sanitario alle conseguenze della pandemia. “I percorsi per diventare professionisti della sanità non si attagliano più alle nostre esigenze- segnala Pavarelli- è necessaria una riforma dei percorsi di studio, così come anche dei contenuti di quei corsi. Lo abbiamo visto quando la gestione di una persona fragile come l’anziano è diventata cruciale e ha esposto tutti coloro che non erano depositari di alcune competenze a rischi anche fatali”, nel corso di questa pandemia.

Da parte degli stessi medici e operatori sanitari, riferisce Pavarelli, “è molto viva e molto sentita la necessità di essere preparati ad affrontare una pluralità di situazioni“. In altri termini, “vanno bene le specializzazioni- spiega- ma ormai sono sempre più labili i confini tra una specialità medica e un’altra. Lo abbiamo visto anche nella cura al Covid. E lo stesso vale per le professioni infermieristiche”. Dalle professioni sanitarie, insomma, “viene la richiesta di andare verso un approfondimento delle competenze che le renda spendibili su più fronti”, afferma Pavarelli. Il ridisegno del sistema sanitario post-pandemia, dunque, oltre a un aumento dei posti letti, a un incremento del personale e a un maggiore investimento sulla sanità territoriale e sull’assistenza domiciliare, passa anche da una riforma nel campo della formazione. Ma non solo. Serve anche “più prevenzione- avverte la project manager di ExpoSanità- è l’unico vero approccio con cui mantenere sostenibile, anche dal punto di vista economico, il servizio sanitario nazionale”.

Su questo fronte, però, “c’è ancora tantissimo da fare- sostiene Pavarelli- in questi mesi abbiamo sentito parlare di piani e architetture di sanità pubblica per prevenire le condizioni avverse“. Ma anche sui singoli cittadini “è necessario riprendere il progetto di prevenzione di alcune malattie che la fanno da padrone- sostiene la responsabile della fiera- da quelle degenerative a quelle cardiocircolatorie, passando per il diabete e per le malattie di carattere neurologico. Sappiamo bene che individuarle sul nascere e adottare strategie per tenerle a bada può incidere sia sulla spesa sanitaria sia sulla qualità di vita dei cittadini”, chiosa Pavarelli.

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