In Myanmar stretta sui dimostranti: vietato esprimere ‘disaffezione’

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Fonti della Dire sul posto hanno riferito di almeno un morto, sette giornalisti arrestati e oltre 320 parlamentari fermati
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ROMA – In Myanmar i militari che hanno preso il potere due settimane fa hanno annunciato un inasprimento di diverse misure del codice penale mentre in tutto il Paese continuano le proteste contro il golpe e gli arresti, anche di giornalisti che documentavano le manifestazioni.
Stando al quotidiano The Myanmar Times, il nuovo governo presieduto dal comandante in capo dell’esercito Min Aung Hlaing intende inserire degli emendamenti del codice penale e del codice di procedura penale che stabiliscono, tra le altre cose, pene comprese tra i sette e i 20 anni per diffusione di parole, sia oralmente che nello scritto, che “inneggiano a odio, disprezzo o disaffezione” verso l’esecutivo. Condanne tra i dieci e i 20 anni potrebbero invece essere previste per chi “sabota l’operato delle forze di sicurezza”.

Queste misure si andrebbero ad aggiungere ad altri due provvedimenti entrati in vigore nel fine settimana, che permettono alla polizia di entrare in un’abitazione per eseguire un arresto o una persecuzione senza mandato e di mantenere in custodia una persona anche in assenza di accuse formali.

Da ormai dieci giorni sono in corso proteste contro il golpe che ha rovesciato il governo della National League for Democracy (Nld) e portato all’arresto di numerosi suoi dirigenti, tra i quali la presidente de facto ed Premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi. Cortei e manifestazioni si sono tenuti nelle maggiori città del Paese.

Fonti della Dire sul posto hanno riferito di almeno un morto, sette giornalisti arrestati e oltre 320 parlamentari fermati, che si andrebbero ad aggiungere a temporanee interruzioni della rete internet, anche per la durata di un giorno, e al dispiegamento di carri armati in più città.

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