I magistrati onorari: nessun Recovery fund all’Italia se noi restiamo precari

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La Consulta chiede che venga negato l'accesso ai fondi nell'ambito della tematica della riforma della giustizia, poiché non contiene alcun elemento sulla riforma della magistratura onoraria
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BOLOGNA – L’Italia non dovrebbe poter accedere “al Recovery fund nell’ambito della tematica della riforma della giustizia, che non contiene alcun elemento sulla riforma della magistratura onoraria, cui è demandato oltre il 50% degli affari complessivi del primo grado di giudizio e l’80% degli affari penali”. E inoltre il Parlamento europeo e la Commissione europea dovrebbero “denunciare l’Italia per le modalità con cui inquadra la magistratura onoraria, privandola totalmente delle tutele essenziali giuslavoristiche e intaccando in modo sostanziale e ripetuto da almeno due decenni il principio dell’indipendenza del magistrato, anche onorario”. Questo chiede alle istituzioni europee, a pochi giorni dalla nuova astensione dei magistrati onorari, che scatterà martedì, la Consulta della magistratura onoraria, che rileva come “i lavori parlamentari, iniziati in commissione Giustizia al Senato oltre 10 mesi fa, finalizzati alla riforma della categoria, risultano trasferiti, con decisione all’unanimità del 12 gennaio, in sede deliberante, e rinviati il giorno dopo in attesa del parere della commissione Bilancio”.

Inoltre, si legge nel documento, oggi il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Giorgis, “ha espresso l’intenzione di procedere con decretazione d’urgenza”, il che porterebbe a “disattendere tutte le richieste dei magistrati precari in servizio, che vedrebbero così consolidarsi il permanere di assenza di tutte le tutele, oltre alle modalità di pagamento a cottimo per le prestazioni fornite, poiché anche le indennità previste come pagamento bimestrale non solo risultano palesemente inadeguate, ma soffrono anche delle assenze del lavoratore per malattia ovvero per sospensione involontaria dal servizio”.

A questo, attaccano dalla Consulta, si aggiunge il fatto che “nel piano nazionale di ripresa e resilienza del 12 gennaio non si fa neppure cenno alle problematiche dei 5.000 magistrati precari in funzione, nonostante risultino destinati oltre due miliardi di euro al settore giustizia”. Ma “ciò che più lascia sgomenti- scrivono i magistrati onorari- è la previsione del reclutamento di nuovi magistrati onorari ‘aggregati’, con funzioni verosimilmente di mero supporto allo smaltimento dell’arretrato, senza la benché minima previsione economica destinata a chi da oltre 25 anni è inserito negli uffici giudiziari”. Ancora, nonostante “le criticità emerse durante la pandemia a causa della mancata informatizzazione degli uffici del Giudice di pace, lo Stato non riserva alcuna risorsa economica alla modernizzazione degli uffici, costringendo così i magistrati di pace a insopportabili contrazioni delle proprie entrate, data la remunerazione a cottimo, e gli utenti a persistenti gravissimi ritardi”.

Dunque, alla luce anche del fatto che lo stesso presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha “sottolineato l’apporto imprescindibile della magistratura onoraria e auspicato un pronto intervento delle istituzioni”, mentre l’Italia “persiste nelle violazioni già reiteratamente evidenziate e preannuncia soluzioni assolutamente inadeguate”, dalla Consulta chiedono di “bloccare l’accesso al Recovery fund per l’Italia nell’ambito della tematica della riforma della giustizia”, segnalando inoltre che “le condotte descritte costituiscono grave violazione della Costituzione italiana e dell’articolo 7 del Trattato di adesione all’Europa”.

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