Giovedì la Consulta boccia il referendum di Salvini, nel Pd crescono i ‘maldipancia’ sulla svolta di Zingaretti

L’editoriale di Nico Perrone per DireOggi
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ROMA – Ancora poche ore. Domani la Corte Costituzionale deciderà sulla richiesta di referendum avanzata dalle 8 Regioni a guida Lega per trasformare l’attuale sistema elettorale in un secco maggioritario. Alla Camera dei Deputati è stata già incardinata una proposta di riforma elettorale in senso decisamente proporzionale, e tutto porta a pensare che la Consulta non si metterà mai di traverso a chi per compito costituzionale deve fare le leggi. Per questo è altamente probabile che la richiesta venga respinta anche perché il ‘maggioritario’ non sarebbe immediatamente applicabile in caso di elezioni anticipate. Proprio per evitare il clamore della bocciatura il leader della Lega, Matteo Salvini, ha giocato d’anticipo offrendo ai media un altro argomento succulento. Domani al Senato, infatti, il leader della Lega ha organizzato un convegno sull’antisemitismo. Come riparazione dello scontro con la senatrice a vita, Liliana Segre, che aveva proposto di istituire una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza. Una proposta votata a grande maggioranza con l’astensione dei leghisti. Per quanto riguarda il dibattito politico, nel Pd crescono i mal di pancia nei confronti della proposta avanzata dal segretario Nicola Zingaretti di cambiare tutto il partito, compreso il nome, per arrivare ad un nuovo soggetto politico ampio e inclusivo. «Siamo nel pieno della campagna elettorale in Emilia-Romagna- dice un parlamentare Dem- stiamo chiedendo di votare il Pd che poi sparirà? Non si poteva aspettare? Così creiamo confusione». La paura è che l’Emilia-Romagna possa passare alla Lega, a quel punto la valanga potrebbe travolgere lo stesso Governo nazionale e portare alle elezioni anticipate. In Emilia-Romagna intanto sono in campo, anche dentro il M5S, i facilitatori, quanti stanno spingendo per il voto disgiunto, cioè di votare la lista M5S e Stefano Bonaccini, candidato del centrosinistra. «Siamo al lavoro- spiega una fonte del Movimento- ci arrivano già molte disponibilità». Il M5S, stando agli ultimi sondaggi della scorsa settimana, è accreditato al 7-8% «se alla fine riusciremo a convincerne anche solo un 3% questo porterebbe alla vittoria del centrosinistra», sottolineano.

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15 Gennaio 2020
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