Blitz a Palermo, in cella nuovo boss di Belmonte Mezzagno

Torna in carcere Salvatore Francesco Tumminia, considerato dagli inquirenti il nuovo capo della famiglia mafiosa di Belmonte Mezzagno: gestiva le estorsioni e si era infiltrato nelle istituzioni
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PALERMO – Secondo i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Palermo sarebbe il nuovo capo della famiglia mafiosa di Belmonte Mezzagno: Salvatore Francesco Tumminia, che era tornato recentemente in libertà dopo una condanna a seguito del blitz ‘Perseo’ del dicembre del 2008, torna in carcere insieme con altre tre persone. La Dda ha emesso due fermi per associazione mafiosa, messi in atto dai carabinieri del Comando provinciale di Palermo che hanno eseguito anche una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip, nei confronti di altre due persone, già sottoposte agli arresti domiciliari, ritenute responsabili di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Le indagini hanno evidenziato le dinamiche interne alla famiglia mafiosa di Belmonte Mezzagno all’indomani dell’operazione ‘Cupola 2.0′ del dicembre del 2018, quando vennero arrestati, tra gli altri, anche i vertici del mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte, centri a pochi chilometri da Palermo. Nel 2019, infatti, a Belmonte si registrarono l’omicidio di Vincenzo Greco, rimasto vittima di un agguato il 10 gennaio, e del commercialista Antonio Di Liberto, freddato a maggio da una scarica di proiettili.

A febbraio, invece, Giuseppe Benigno, imprenditore, riuscì a salvarsi dal piombo dei killer e a guidare fino all’ospedale Civico di Palermo nonostante le ferite subite nell’agguato: anche lui figura tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi, perchè considerato “soggetto intraneo” alla famiglia mafiosa di Belmonte Mezzagno. Dopo l’agguato si era rifugiato in provincia di Mantova, dove è stato rintracciato e arrestato dai carabinieri. L’inchiesta della Dda di Palermo, inoltre, ha fatto emergere come Tumminia “avesse accentrato il potere nelle proprie mani – sottolineano gli investigatori – gestendo il settore delle estorsioni, infiltrandosi nelle istituzioni sane della città e ponendosi quale punto di riferimento per i propri sodali e per i propri concittadini per la risoluzione delle problematiche più svariate”.

Tra queste anche la gestione di una controversia nata dopo una richiesta estorsiva, con annesse minacce di morte, ai danni del fratello di uno degli affiliati al clan di Belmonte: nella vicenda erano coinvolti Stefano Casella e Antonino Tumminia, finiti entrambi in carcere nell’operazione di oggi. La vittima si rivolse al capo famiglia affinchè intervenisse per evitargli il pagamento del pizzo.

IL VIDEO DELL’AGGUATO A BENIGNO

Due killer a bordo di una moto e con i volti coperti dai caschi si avvicinano a un’auto, poi nove spari contro il guidatore e la fuga. È il film dell’agguato a cui è sfuggito Giuseppe Benigno, imprenditore di Belmonte Mezzagno finito in carcere nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Dda di Palermo che ha individuato i nuovi vertici della famiglia mafiosa del piccolo centro del Palermitano. A parlare sono le immagini di alcune telecamere di sorveglianza che hanno ripreso l’agguato scattato a Belmonte, in via Kennedy, il 2 dicembre del 2019: Benigno, ferito all’altezza della scapola, riuscì a sfuggire ai sicari e a guidare fino all’ospedale Civico di Palermo. Subito dopo avvertì i familiari di quanto accaduto e la telefonata venne captata dai carabinieri del Comando provinciale: “Mi hanno sparato e sono nella macchina – disse -, sto andando al Civico”. Giunto in ospedale l’imprenditore venne operato. Dopo essere sfuggito all’agguato si era rifugiato in provincia di Mantova, dove i carabinieri lo hanno rintracciato e arrestato.

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15 Gennaio 2020
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