Ndjock Ngana: “‘La nostra Africa’ in cerca di identità”

ROMA – Le poesie di ‘Teodoro’ Ndjock Ngana, origini camerunensi, in Italia dal ’72, fanno parte della ‘letteratura della migrazione’ nata negli anni Ottanta quando il fenomeno migratorio in Italia aveva raggiunto livelli considerevoli.

Ngana, scrittore e mediatore culturale, discende dall’etnia Basaa, che significa ‘custode delle tradizioni’. Nei giorni scorsi, introducendo il suo libro ‘La nostra Africa’, ha descritto la situazione del suo popolo come “un’ambigua avventura” in riferimento all’indipendenza. “Si credono liberi, ma non lo sono nemmeno col pensiero” dice Ngana. “La vita scorre su due binari, l’amministrazione eredità del colonialismo e il proprio gruppo etnico. L’Africa soffre perché siamo diventati la copia di qualcun altro, abbiamo perso la nostra identità”.

E’ nelle sue poesie che emerge il profondo senso di identità trasmesso dagli anziani, “gli scrigni della parole”, dalle divinità, che insegnano cosa fare in una forma di “ecologia sacra”, e trova nel dialogo l’unica forma di riscatto per qualunque essere umano.

Ngana è direttore del centro interculturalle Kel’Lam (che significa ‘Un bel giorno’) ed è stato consulente per le Politiche alla multietnicità del Comune di Roma.

“Ngana è il poeta del dialogo e della dignità” ha detto Massimiliano Fiorucci, professore di pedagogia sociale e interculturale all’università di Roma3, in occasione della pressentazione del libro, alla Biblioteca Nelson Mandela: “Le sue poesie forniscono la chiave per uscire dallo stereotipo dell’immigrazione dando spazio al patrimonio linguistico e culturale di persone di cui solitamente si ha una visione miserabilista/paternalista o utilitarista/economicista”.

Sulla stessa linea Oliviero Bettinelli, della Caritas, che ha aggiunto che “i problemi dell’immigrazione sono causati dalla scarsa educazione alla mondialità: il mondo sta cambiando”. L’accoglienza, dunque, dovrebbe basarsi su un sentimento di realismo e non di bontà.

‘La nostra Africa’ è stato pubblicato in Etiopia grazie al Volontariato internazionale per lo sviluppo (Vis), l’ong italiana che ha creato ad Addis Abeba la prima tipografia con corsi di grafica e stampa.

15 Gennaio 2018
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