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Italia-Sudamerica, al webinar della Luiss visioni sul futuro

locandina luiss diaspore
Voci di diplomatici, esperti e giornalisti al Programma diaspore dell'Università Luiss Guido Carli
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ROMA – Stimolare l’incontro e la formazione in un tempo nuovo, fatto di scelte libere dove legami storici arricchiscono connessioni fondate però sulle eccellenze e le capacità di influenza di oggi. Questo il filo rosso che attraversa il webinar della Luiss Guido Carli ‘Sudamerica-Italia: migrazioni, cultura, futuro’.


L’appuntamento, il primo del nuovo ciclo del Programma diaspore inaugurato lo scorso anno dall’ateneo romano, è segnato dalle parole mobilità, circolarità e anche e sempre università. “Ripartiamo dalla persone, dalla formazione, dalla cooperazione e dalla crescita dei talenti” esordisce Marco Francesco Mazzù, recruiting leader e professore di Digital & Marketing della Luiss. Parla di “flussi diasporici bi-direzionali”, al di là delle opportunità di internazionalizzazione del suo ateneo: “Sono fattori importanti, allo stesso tempo culturali, economici, architettonici o addirittura culinari, che creano sfere di influenza”.


In collegamento c’è Mirtha Racelis Mella, presidente dell’associazione Promueve Rd, origini dominicane, una vita a Roma. “L’Italia ha molto da offrire in campo educativo” la premessa. “Poi ci sono legami che durano nel tempo: nella Repubblica dominicana gli iscritti all’Anagrafe italiani residenti all’estero sono oltre 10mila, senza contare i residenti non iscritti, almeno 50mila; e perfino il Palazzo presidenziale fu progettato da un italiano, l’architetto Guido D’Alessandro”.


Ad animare il webinar sono diplomatici, esperti e giornalisti in collegamento dall’Italia e dall’America Latina. In primo piano Argentina e Brasile, potenze di riferimento, anche per la vitalità e i numeri delle comunità di origine migrante. Prendete San Paolo, prima città al mondo per italodiscendenti. Fa il punto il console generale, Filippo La Rosa, chiarendo subito: “Bisogna smettere di alimentare rappresentazioni stereotipate, che non portano lontano, e stimolare invece il richiamo all’Italia contemporanea”.


Il diplomatico continua: “Sono appena intervenuto in tv parlando di Samantha Cristoforetti, che tra qualche mese assumerà la direzione della Stazione spaziale internazionale”. Solo un esempio, utile a capire. “Dobbiamo parlare della nostra cultura classica – sottolinea La Rosa – ma anche della contemporaneità, mostrando l’Italia delle Pmi, una delle sette economie più forti del mondo”.


Sulla stessa linea Mariano Gazzola, del Consiglio generale degli italiani all’estero (Cgie). Parla di studenti e di “mobilità”, sottolineando come sia necessario “aggiornare l’immagine dell’immigrato con la valigia di cartone, che pure nel caso italiano tanto ha contribuito con i suoi risparmi e le sue rimesse alla crescita e al boom economico nella terra di origine”. Oggi è un’altra storia, insiste Gazzola: “In questo nostro mondo globalizzato le distanze sono sempre più ridotte; chi parte lo fa per vivere un’esperienza lavorativa in un altro Paese, liberamente, e la cultura può giocare un ruolo”.


Orientare la scelta, la sfida è questa. In collegamento da San Paolo lo conferma Carlo Cauti, caporedattore della rivista Exame e presidente dell’Associazione dei corrispondenti esteri in Brasile, peraltro un ex studente della Luiss. “In America Latina le competenze acquisite in atenei italiani di eccellenza sono apprezzate” sottolinea. “Poi c’è un altro percorso, quello verso l’Europa e l’Italia, che tanti giovani brasiliani potrebbero intraprendere”.


Il discorso vale anche per l’Argentina. “Solo nella Grande Buenos Aires le persone con passaporto italiano sono quasi mezzo milione”, calcola il console generale Antonio Puggioni. Nel suo intervento torna l’appello a “svecchiare l’immagine”, per restituire il “senso dell’eccellenza produttiva e culturale”. Si può partire da un primato, sottolinea Alessandra Crugnola, segretaria dell’ambasciata a Montevideo: “In Uruguay gli iscritti all’Aire sono 130mila e quasi il 40 per cento della popolazione nazionale ha origini italiane”. È come dire che oggi, l’ultimo spunto è di La Rosa, “in Brasile e in America Latina a Yale potrebbero preferire l’università italiana”.

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