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Da avvocata a programmatrice informatica: “Come me tante ragazze, mai subito pregiudizi”

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Barbara Giuliani racconta la sua storia all'agenzia Dire
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di Laura Monti

ROMA – Coding e programmazione informatica: un mondo ancora da molti considerato tipicamente maschile e che invece offre sempre più opportunità per tutti e tutte. Lo testimonia la storia di Barbara Giuliani, che in una intervista alla Dire ha voluto raccontare il suo percorso da avvocata a programmatrice informatica. La sua è innanzitutto una storia di sperimentazioni: “Ho fatto l’avvocata per dieci anni, sia come libera professionista che in studi legali, poi ho deciso di esplorare il mondo notarile”, fino alla svolta dello scorso dicembre “quando mi sono affacciata all’oscuro mondo della tecnologia e dell’informatica”. Perché questa esigenza? Sicuramente non per una passione innata, anzi: “Io sono l”antinerd’– ci ha detto- non ho neanche la tv e non gioco ai videogiochi. Amo leggere. Sono atipica”.

Il motivo della curiosità è nato piuttosto dalla constatazione che “la poca informatizzazione in ambito legale costituisce un problema”. Proprio per questo, Barbara ha iniziato un corso di ‘coding for legal’, “un ibrido tra la mia vecchia professione e quella attuale”. Le è piaciuto e così ha iniziato “un corso di formazione di 3 mesi super intensi alla ‘Epicode school’. La curva di apprendimento era altissima- ha detto- dopo pochi giorni già facevamo tantissime cose”. Insieme a Barbara, “c’erano tantissime altre ragazze, alla fine eravamo quasi la metà del totale e nessuna di noi è mai stata trattata con pregiudizio”, segno che le sensibilità stanno cambiando, sia fra gli uomini che fra le donne.

“Tutte le persone dell’ambiente con cui ho parlato prima di iniziare questo lavoro mi hanno assicurato di aver visto un grande aumento delle donne che si vogliono cimentare in questi studi e attività”. Nonostante questo, sono però ancora tanti i miti da sfatare quando si parla di donne e tecnologia: secondo un sondaggio della stessa Swg Epicode, la scuola frequentata da Giuliani, il 44% delle aziende intervistate è d’accordo con l’opinione che gli uomini siano più portati per le materie tecnico-scientifiche e le donne per quelle umanistiche. Di questo 44%, il 60% si trova tra le Corporate, quindi le grandi aziende con più di 250 dipendenti. Il dato migliora tra i giovani, di cui è il 38% ad essere d’accordo con l’opinione precedente.

D’altra parte, gli studi nell’ambito delle materie Stem sono sempre più richiesti a livello lavorativo: “Già dieci giorni dopo aver finito la scuola io mi sono ritrovata a fare anche due colloqui al giorno e adesso lavoro in una grande azienda che, con un tutor, si è presa completamente carico della mia formazione”, ha detto ancora Giuliani, che adesso lavora completamente in smart working presso l’azienda Key-2, nell’ambito dei ‘big data’ e dei software. “È un lavoro faticoso- ha concluso- e a volte vorresti solo buttare il computer dalla finestra, ma ti ripaga di tutto. È un ambiente giovane e in crescita, in cui non si fa mai la stessa cosa e soprattutto c’è davvero meritocrazia”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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