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Una mostra al Parco del Colosseo per Giacomo Boni, archeologo innovatore

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Dal 15 dicembre al 30 aprile 2022 sarà possibile visitare la mostra dedicata al grande archeologo e architetto a cui si devono eccezionali scoperte nel cuore di Roma
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ROMA – Una mongolfiera si staglia sul cielo del Foro romano, oggi più azzurro che mai. Dalla Basilica di Massenzio sovrasta il Parco archeologico del Colosseo e rende omaggio a Giacomo Boni, grande archeologo e architetto al quale si devono eccezionali scoperte nel cuore di Roma. Veneziano di nascita, è lui che tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del secolo scorso usa le mongolfiere per scattare foto aeree degli innumerevoli scavi che effettua nell’area archeologica centrale, dove porta alla luce siti eccezionali, come il Tempio di Vesta, il complesso della fonte sacra di Giuturna e la chiesa medievale di Santa Maria Antiqua con il ciclo pittorico bizantino, che Boni scoprirà dopo l’abbattimento, “impensabile oggi”, della chiesa secentesca di Santa Maria Liberatrice. E poi il sepolcreto arcaico, che ha consentito di stabilire una vita protostorica nell’area del Foro Romano, e il famoso Lapis Niger, luogo che gli autori antichi riferiscono alla saga di Romolo. Amante del paesaggio e della flora, si deve a Boni anche l’ordinamento del giardino degli Horti farnesiani, con il roseto che porta ancora il suo nome e dove è sepolto.


Un “innovatore”, un “grande italiano” che scelse le Uccelliere farnesiane per farne il suo ufficio e anche un po’ la sua casa, dove riceveva ospiti istituzionali, celebrità e intellettuali dell’epoca, come Eleonora Duse e Gabriele d’Annunzio. Grazie alla mostra che il Parco ha deciso di dedicargli e che porta il suo nome e recita ‘L’alba della modernità‘, adesso quell’ambiente viene riproposto fedelmente con gli arredi e gli oggetti originali, allestiti insieme, tra le altre opere esposte, a ‘Gli archeologi’, capolavoro di Giorgio De Chirico arrivato in prestito per l’esposizione dalla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma.

“Boni condiziona la vita culturale del suo tempo – ha detto la direttrice del Parco, Alfonsina Russo -, veniva denominato ‘il profeta’, il ‘vate’, perché era davvero un innovatore”. Sua l’introduzione del metodo stratigrafico di scavo, testimoniato dallo stesso Boni con minuziosissimi disegni esposti in mostra, sua l’idea, nuovissima per l’epoca, di condividere con il grande pubblico il valore delle scoperte che hanno ridisegnato l’aspetto del Foro Romano ricorrendo a un linguaggio nuovo, non accademico, lasciando parlare i reperti nel loro contesto.

Aperta da domani 15 dicembre al 30 aprile 2022 e curata da Alfonsina Russo, Roberta Alteri, Andrea Paribeni con Patrizia Fortini, Alessio De Cristofaro e Anna De Santis, con l’organizzazione e la promozione di Electa, cuore della mostra è il Complesso di Santa Maria Nova, scelto dallo stesso archeologo per il suo museo forense, inaugurato nel 1908. È in questa sezione che si raccontano i suoi criteri espositivi, riproposti dei contesti di scavo, come il sepolcreto arcaico di cui aveva fatto realizzare un plastico – adesso restaurato e in mostra – e come l’insieme delle sculture che decoravano la fontana di Giuturna. “Crediamo che tutte le mostre debbano lasciare qualcosa di tangibile – ha aggiunto Russo – per questo riapriamo questo luogo al pubblico dopo 30 o 40 anni di chiusura grazie a lavori che sono stati fatti tra il 2019 e il 2021 con una sponsorizzazione di Fendi, segno che nonostante la pandemia l’Italia non si è fermata”.

Al Tempio di Romolo è esposto il pallone frenato utilizzato da Boni per effettuare le vedute fotografiche degli scavi dall’alto (oggi proposto in chiave moderna grazie a una sponsorizzazione di Q8), mentre a Santa Maria Antiqua si racconta il ritrovamento della chiesa e del ciclo pittorico bizantino. “Oggi è un giorno di festa – ha tenuto a dire il direttore generale Musei del ministero della Cultura, Massimo Osanna – si celebra una persona che è alle origini delle nostre politiche di tutela e valorizzazione”.


Giacomo Boni “è stato un grande italiano, un precursore, ha immaginato un secolo prima quanto fosse importante tenere insieme tutela e valorizzazione“, ha detto infine il ministro della Cultura, Dario Franceschini. “Ha anticipato l’articolo 9 della nostra Costituzione tenendo insieme tutela e valorizzazione. È quello che abbiamo cercato di fare in questi anni e i risultati si vedono con questa mostra e con i restauri, grazie al Parco archeologico del Colosseo che è uno dei musei nuovi, frutto della riforma”.

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