Digital Health, competenze di sistema per assicurare appropriatezza e sicurezza

Le tecnologie permettono di trarre informazioni utili dall’immenso patrimonio di dati raccolti dal sistema sanitario a supporto delle decisioni cliniche
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FIRENZE, 14 dicembre – I temi della Digital Therapeutics, dell’Intelligenza Artificiale e della Sanità digitale sono correlati al macro-argomento della sanità digitale, che è stato protagonista di questo XLI Congresso. Sia l’Intelligenza Artificiale che le Digital Therapeutics (DTx) rientrano nella sfera di competenza del Farmacista del SSN  e sono state protagoniste di una delle ultime sessioni congressuali. Queste tecnologie permettono di trarre informazioni utili dall’immenso patrimonio di dati raccolti dal sistema sanitario a supporto delle decisioni cliniche, per garantire la sicurezza ed efficacia dei software usati come dispositivo medico oppure divenire veri e propri interventi terapeutici.

Ha sottolineato Barbara Meini, coordinatrice del Comitato scientifico del XLI Congresso SIFO: “Nello specifico le Digital Therapeutics rientrano nella definizione di farmaco, vengono validate attraverso una sperimentazione clinica controllata ed approvate dagli enti regolatori, possono essere prescritte dal medico e rimborsate. Le DTx in corso di sperimentazione clinica riguardano ad oggi le malattie croniche, quelle del sistema nervoso centrale, le condizioni psicologiche e psichiatriche e le dipendenze, alcune delle quali già approvate negli USA. Il farmacista SSN, prima come farmacista di ricerca nelle sperimentazioni che possono portare le DTx all’interno della pratica clinica quotidiana e dopo come farmacista clinico nei team multidisciplinari, contribuisce ad un sistema di sanità digitale diffuso, ma anche appropriato, sicuro ed efficace per i pazienti”.

Nella sessione sono intervenuti tra gli altri anche Eugenio Santoro (Laboratorio di Informatica Medica, Istituto Mario Negri), che ha approfondito i temi delle app mediche, del patient care monitoring e della sanità digitale per l’assistenza e la prevenzione, dei wereables nella logica dell’internet of things. Fondamentale è comunque la ricerca clinica: “la digital health – concluso Santoro – deve fare i conti con le prove di efficacia, e dobbiamo abituarci a fare sperimentazione clinica esattamente come se le app fossero equiparate a farmaci”. Giuseppe Recchia (Fondazione Smith Kline) ha offerto invece un excursus sulle terapie digitali autorizzate, ancora assenti nel nostro Paese, ma che stanno già offrendo altrove risultati positivi nell’ambito dell’insonnia e dell’oncologia polmonare. “La criticità maggiore oggi è il rimborso”, ha sottolineato Recchia, “Usa, Germania, Francia e Regno Unito hanno già iniziato questo percorso, che purtroppo è ancora assente nel nostro Paese”.

Quale può essere in conclusione il contributo che i FO possono offrire ad un corretto sviluppo del settore, tra app mediche, sistemi di intelligenza artificiale e nuova frontiera DTx? “La digitalizzazione della sanità è un nuovo paradigma ed uno strumento concreto a disposizione dei servizi sanitari di tutto il mondo”, ha sottolineato la coordinatrice del Comitato scientifico, “ma sappiamo che l’intero sistema della digital health necessita di chiarezza, sicurezza, accuratezza e validazione scientifica. In questo senso il nostro contributo può essere fondamentale anche per tutti gli sviluppi futuri delle app mediche, delle applicazioni di intelligenza artificiale e del machine learning in ambito sanitario, dove la competenza professionale e l’aggiornamento continuo non sarà mai superato da sistemi tecnologici autoreferenziali. Le DTx sono principalmente rivolte a patologie per le quali la medicina moderna, nonostante i progressi, non è in grado di dare risposte definitive (curare) o rendere la qualità di vista soddisfacente, a causa anche di percorsi assistenziali lunghi. Queste possono essere utilizzate in modo indipendente o in associazione ad altri farmaci. Paradossalmente possono avere un costo inferiore rispetto le terapie farmacologiche ‘convenzionali’. Per tutti questi motivi – ha concluso Barbara Meini – la sanità digitale deve essere valutata con la metodologia dell’Health Technology Assessment, per cui il farmacista SSN potrà contribuire allo studio di metodi innovativi per comprendere il valore clinico (sicurezza, efficacia, rischi, destinazione d’uso, eticità) delle terapie digitali”.

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