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A Valencia grande festa per Valentino Rossi. Bagnaia gli dedica vittoria: “Il più grande di tutti”

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Un assedio a bordo pista. Non è un Gran Premio, è un festival rock, una Woodstock
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ROMA – Convinto dio, almeno quello dei numeri, a fare somma simbolica di una data storica – 14+11+21=46 – Valentino Rossi apre e chiude un corteo leggendario partito il 31 marzo del 1996, mentre passa il traguardo venticinque anni dopo, a Valencia. Con un paio di lacrime assorbite nel casco. Incorniciato da tutti i piloti, che racconteranno ai nipoti di aver assistito alla sua ultima gara. Un assedio a bordo pista. Con la corsa alle spalle come un’ombra, vinta da Bagnaia, e da tre Ducati, ma anche che importanza ha. Fabio Quartararo ha avuto l’accortenza di vincere prima, a Misano, godersi la sua festa altrove e poi togliersi di mezzo in tempo per le celebrazioni.

Sfila pure lui, il campione del mondo, con la bandiera 46. Si inchina alla fine, Vale. L’etichetta dell’addio tirata via come da un abito che non cambierai mai. Perché la leggenda delle moto è la vera pelle di Rossi. Staccargliela di dosso è idea balzana: lui si presta alla liturgia, ma ha l’espressione un po’ fatale di chi non ha davvero voglia di andarsene altrove. Ché intanto è partita la festa: la gente salta. Gli cantano “Oh mammà, ho visto Valentino”, come facevano per Maradona. Non è un Gran Premio, a Valencia. È un festival rock, una Woodstock. The last dance, per aggiornare la mitologia comunicativa.

“Rossi c’è”, ribadito come un mantra. Come si faceva sui cartelli stradali negli anni Ottanta. L’accostamento alla divinità non suona bestemmia, per lui e per pochi altri dello sport. Il sacro è profano, a questi livelli. Ha stampato il sorriso ovunque, sulle magliette e sul marketing, ma soprattutto su una vita fatta carriera. Cazzaro fino in fondo, persino malinconicamente. E ruspante, caldo, accogliente come era il vecchio mondo delle moto, senza troppi filtri e uffici stampa. Uno che per sua stessa ammissione s’è fatto icona, ambasciatore del Motociclismo nel mondo, che approfitta di uno shooting fotografico per invitare Lin Jarvis, complice di tante vittorie in Yamaha, come si farebbe con un amico per una pizza: “Vieni dopo la gara? Facciamo un po’ di casino, dai”. Così. E il casino lo fanno, ad oltranza.

Tutti i partecipanti alla sua prima gara hanno chiuso col motomondiale almeno 14 anni fa, l’ultimo è stato Youichi Ui: GP del Giappone 2007 in 250. Davanti a tutti stavolta c’è un suo allievo, Pecco Bagnaia, che “la domenica m’alzavo dal letto solo per lui”, e che calza il casco “che spettacolo” fino al traguardo e oltre. Tutto di Valentino Rossi s’è fatto brand. E dalla carrellata di immagini che provano a fermare un attimo dopo l’altro, spunta quella che ha dato via a tutto. La conserva il babbo un po’ matto, Graziano: “Io sulla Morbidelli 500 alla Festa dell’Unità di Pesaro, Vale sul serbatoio, a tre anni, biondo, occhi azzurri. Era un gran figo. La foto di un babbo che insegna a un figlio a fare la cosa che sa fare meglio, forse l’unica”.

A 42 anni Rossi rimuove pubblicamente il mito dalla pista, dopo 26 stagioni in cui ha trasportato un mondo dilettante nella dimensione del professionismo sovranazionale. Partiva adolescente in mezzo a gente che quasi s’ammazzava in pista per fumarsi dopo una sigaretta assieme. È arrivato, oggi, scortato da una selva di giovani cresciuti a sua immagine e somiglianza, e un fratello nelle retrovie nato nell’anno del suo primo Mondiale. Dopo una gara in sfilata indiana, dietro i top ten, a godersela in prima fila: in mezzo al gruppone che lascia, il posto più bello del mondo. Un’invasione italiana della rivale Spagna, quelli vedono rosso e nemmeno s’infuriano. Tutti ammorbiditi, festanti, gialli di Valentino. E’ finita, tocca dirlo con un tono funereo che non gli appartiene. Intanto loro lì ballano e saltano. Rossi è in aria da un quarto d’ora, galleggia sul mondo a cui dice ciao. E se ne va. 

BAGNAIA: “COL CASCO DI VALENTINO POTEVO SOLO VINCERE

 “Un momento molto emozionante, con un casco così si poteva solo vincere. Mi ha dato una gran forza. L’unico modo per celebrare il più grande di tutti. Alla fine ci siamo fermati a bordo pista, un momento bellissimo, con le moto che fumavano e per poco non prendevano fuoco. L’ho abbracciato e secondo me sono riuscito a trasmettergli quello che provo per lui. Tutta la gratitudine per ciò che ha fatto. Senza di lui non sarei stato così, io“, ha dichiarato Pecco Bagnaia al termine del Gp di Valencia. “In Ducati stiamo lavorando da paura, abbiamo tirato fuori la miglior moto possibile. Ma la cosa bella di oggi è Vale. E’ dedicato tutto a lui. Gli vogliamo un bene della madonna, per quello che riesce a darci”.

 ROSSI: “RITIRO SOLO UNA SCUSA PER FARE CASINO, SMETTO ANCHE ANNO PROSSIMO

Fare ‘stagediving’ come Jim Morrison a Los Angeles nel 1978 è sempre stato il mio sogno. Sognavo di farlo al Mugello, ma avevo paura che non mi ritrovassero più. Ero molto preoccupato”. Valentino Rossi detta l’intervista post-addio come solo lui potrebbe fare. E’ felicissimo per la festa. Altro che tristezza. “Mi hanno fatto un sacco di bellissime sorprese. La festa, ci siamo divertiti. Abbiamo fatto casino, spaccato un po’ di cose, molto nel mio stile. Sono molto contento anche di aver fatto una bella gara. Ho finito chiudendo con i 10 piloti più forti del mondo”. “Ora piano piano capirò che poi smetto. Per ora è solo finito il campionato. Ho cercato di fare l’ultima parte della stagione nel mio stile. Hanno provato a farmi piangere moltissime volte. Ma doveva essere una festa. Smettere era una scusa per fare un po’ di casino. Magari smetto anche l’anno prossimo. Mi sono trovato bene“. “Sono fiero di essere andato forte, non immaginate. Ho pensato a quello. Ero ispirato. Mi fa piacere avere lasciato così. Questa gara me la porto avanti per almeno altri 5-6 anni”. 

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