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Nel mondo si mette male? I ricchi si affidano a Próspera

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L'editoriale di Nico Perrone per Dire Oggi
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ROMA – Qui in Italia ci si azzuffa sul green pass, tra forze politiche e sociali. Domani entra in vigore l’obbligo e già si annunciano proteste in tutta Italia.

A livello politico, oggi da registrare l’incontro a Palazzo Chigi tra il premier Mario Draghi e i segretari di Cgil, Cisl e Uil. È stato Landini a sollevare il problema del caro-tampone: “La Cgil chiede al governo un abbassamento molto forte del costo del tampone. Abbiamo colto l’occasione per segnalare al governo” che “è il momento di andare su una strada che introduca un abbassamento molto forte del costo del tampone e che si potenzi il credito d’imposta che permette alle imprese su tutte le spese di sanificazione di affrontare questa questione”. Insomma, per il numero uno della Cgil “sarebbe molto importante che le imprese tutte e non solo qualcuna, come sta succedendo, assumessero l’onere del pagamento del tampone per tutti i lavoratori“.

Gli è arrivato subito il ‘tattacchi’ di Confindustria: “Per noi essendoci una disposizione di legge il costo dei tamponi deve essere a carico di coloro che lo devono fare. Da parte nostra questa è la posizione, non è cambiato nulla” ha detto il presidente Carlo Bonomi, al termine dell’incontro con il segretario Dem Enrico Letta. Come può il Governo, che sta spingendo per le vaccinazioni, aprire su questo versante senza far pensare all’80% e passa di italiani che si sono vaccinati di aver fatto male a seguire le indicazioni sanitarie? Siamo, come si dice, nella posizione in cui nessuno può cedere e tutti rischiano di farsi male.

Domani e sabato saranno giornate di fuoco, con molte proteste organizzate dai No Green Pass, con in testa i portuali italiani e gli autotrasportatori che minacciano di bloccare tutte le merci. Sabato ci sarà pure la manifestazione nazionale contro il fascismo indetta dai sindacati dopo l’assalto e la devastazione della sede Cgil a Roma. C’è il rischio che le varie ‘tensioni’ possano entrare in collisione e trasformarsi in scontri di piazza. Il ministero dell’Interno sta studiando caso per caso, per autorizzare o vietare, facendo massima attenzione al vertice del G20 in programma il 30 e 31 ottobre a Roma che potrebbe diventare il bersaglio grosso degli scalmanati che, come si è visto, non perdono occasione di passare all’azione.

Situazione difficile in Italia ma anche in gran parte del pianeta. La pandemia ha messo in ginocchio intere economie, scatenando proteste e alzando l’asticella dell’odio e del rancore. Da qui la segnalazione di una singolare iniziativa sull’isola Rotan dell’Hondurras dove la società Pròspera sta costruendo un vero e proprio ‘paradiso’ per pochi fortunati, magari quei tanti ricchi che vogliono godersela senza tante rotture attorno. Próspera, società che parte con un capitale di 17,5 milioni di dollari e un sito di 58 acri sulla costa nord, mira a cambiare il futuro di quel posto. Con la progettazione architettonica di Zaha Hadid Architects, la valutazione di Ernst & Young e l’interesse commerciale dell’ospedale CEMESA, si legge sul sito, entro il 2025 il progetto avrà un “investimento estero diretto di almeno 500 milioni di dollari e nuovi posti di lavoro creati (diretti) di almeno 10.000”. Su un’isola di 100.000 abitanti questi numeri sono da capogiro. La chiave sarà legare il progetto alla “Zonas de empleo y desarollo económico” [ZEDE] dell’Honduras – Zona per l’occupazione e lo sviluppo economico. Próspera è la prima azienda a trarre vantaggio da questa legge ZEDE approvata nel 2015. Mentre molti isolani respingono la legislazione come irrilevante per le loro vite, alcuni vedono il suo potenziale come un’opportunità per un boom economico e altri la vedono come una minaccia per la proprietà immobiliare in Honduras.

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L’uomo dietro Próspera è Erick Brimen, lui si presenta così: “Un comprovato professionista della finanza, team leader e imprenditore seriale, Erick è appassionato di investire in opportunità di miglioramento della vita che favoriscono la prosperità umana. Erick ha iniziato la sua carriera nel private banking, lavorando presso Brown Brothers Harriman & Co. Successivamente è passato all’investment banking come consulente sell-side per fusioni e acquisizioni per AG Edwards & Sons (ora Wells Fargo), dove ha partecipato a transazioni valutate oltre 1,2 miliardi di dollari. Dopo l’investment banking, Erick è entrato a far parte dello studio di consulenza londinese di Ernst & Young, dove ha fornito consulenza a clienti di private equity buy-side mentre consideravano gli obiettivi di acquisizione… E via di successo in successo. Sulla rete si possono trovare altri spunti, ad esempio la sua tesi del 2005 al Babson College incentrata su “come si possono dirigere le forze di mercato per risolvere i problemi sociali”. Chissà se per gli isolani ci sarà un posto in paradiso.

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