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Alla Biblioteca Palatina di Parma il cuore della musica, da Verdi a Paganini

biblioteca palatina parma
Viaggio all'interno di una delle biblioteche più importanti d'Europa, tra manoscritti, affreschi e una maestosa anima monumentale
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ROMA – Una sala affrescata con le scene della Divina commedia, un imponente salone dove i libri antichi, fittissimi, circondano gli studiosi presenti, gallerie intagliate nel legno, testi centenari che racchiudono il cuore del pensiero illuminista e non solo, non ultima una sezione interamente dedicata alla musica e alla composizione che testimonia la presenza dei musicisti illustri che da fine Ottocento sono passati da Parma, come Arturo Toscanini o Giuseppe Verdi. Sono i tanti microcosmi che compongono la Biblioteca Palatina, ospitata all’interno del più ampio Complesso monumentale della Pilotta, dove risiedono anche il Museo archeologico, la Galleria nazionale e il museo Bodoniano.

È “una delle biblioteche più importanti in Italia e in Europa”, fondata nel 1761 da Filippo di Borbone e perfezionata poi da Maria Luigia, che fece costruire il maestoso salone a lei dedicato, affrescato da Giovanni Scaramuzza, e con i fondi musicali della Regia scuola di musica che istituì nel 1825 mise le basi per la futura sezione musicale creata nel 1889.

Conta 800mila volumi, tra fondi di manoscritti, incunaboli, cinquecentine, epistolari, disegni e stampe. Si tratta di un luogo “particolarmente specializzato sulla cultura illuminista, essendo quelli gli anni della sua fondazione, ma a partire dall’Ottocento si è dotata di fondi estremamente significativi in ambito di studi orientalistici“, spiega all’agenzia Dire il direttore del Complesso della Pilotta, Simone Verde. Come per esempio il fondo De Rossi, della prima metà dell’Ottocento, che “richiama studiosi da tutto il mondo per la raccolta di manoscritti ebraici che contiene”. Ma ci sono anche altre ‘chicche’, come la raccolta Ortalli, composta da 40mila incisioni dei secoli XV-XIX, o per esempio un volume imponente che ci mostra Viviana Palazzo, responsabile dei servizi bibliotecari: si tratta della “Bibbia più antica tradotta in lingua tedesca”, racconta l’esperta.

Oltre ad avere su di sé l’attenzione di studiosi e accademici, tuttavia, la biblioteca ha anche una veste monumentale “importantissima”. Un concetto sintetizzato bene nel salone di lettura Maria Luigia dove, circondato dai libri, al centro si trova anche il busto “rassicurante e illuminato” della sovrana scolpito da Antonio Canova. Sopra di lei, il soffitto è decorato con gli affreschi di Francesco Scaramuzza, “uno dei pittori più importanti della scuola di Parma”, tra cui spicca al centro la scena di Prometeo che, protetto da Minerva, “ruba una scintilla al sole”. E ancora, ci sono spazi come appunto la Sala Dante, decorata sempre da Scaramuzza con soggetti danteschi, la Sala De Rossi e la Sala delle Navi, che custodisce due modellini di velieri donati da Luigi XV a suo nipote Ferdinando di Borbone per perfezionare la sua educazione. Infine, ci sono le fondamenta della Palatina, come la Galleria Petitot, che è il primo ambiente da cui si sviluppò la biblioteca: un’imponente galleria a sud del Palazzo della Pilotta, progettata dall’architetto francese Alexandre Petitot. Da questa, l’istituto si allargò una prima volta, includendo nel 1791 l’adiacente Galleria dell’Incoronata, allestita con arredi più severi.


Un luogo “estremamente significativo per la storia e la cultura di Parma, dell’Italia e dell’Europa del suo tempo”, sottolinea ancora Verde. Ed è proprio “per tener fede a questa responsabilità di luogo di pensiero” che le due anime, quella monumentale e quella bibliotecaria, saranno oggetto di “un profondo lavoro di riqualificazione, di ripensamento e di rilancio“, annuncia il direttore del Complesso. Prima con “un nuovo lavoro di acquisizioni”, e poi con interventi di “restauro e ripensamento per alcuni spazi collaterali che la riguardano”.

Tra i progetti in corso, infatti, spicca “un cantiere di circa un milione di euro per la chiusura di un portico degradatissimo” che diventerà “l’ingresso autonomo di questo istituto”. L’opera di ‘restyling’ consiste nell’ampliamento dei suoi spazi di deposito e consultazione e nell’aumento delle aree aperte al pubblico, anche con interventi di arte contemporanea. Un capitolo a parte, però, lo merita il comparto musicale della Palatina, che nasce nel 1889. Si trova a qualche centinaio di metri di distanza dal Complesso della Pilotta, ospite del Conservatorio. Ce lo illustra la direttrice della Biblioteca Palatina, Paola Cirani, che a sua volta è anche insegnante di musica e suona il pianoforte. Nei suoi archivi riposano 170mila ‘pezzi’, provenienti dai fondi Maria Luigia e Borbone che si sono uniti a quelli della Regia Scuola di musica, istituita dalla stessa da Maria Luigia nel 1825. Un patrimonio che col tempo è addirittura aumentato, “grazie ad acquisti, lasciti e donazioni”. Ma “la nostra particolarità- sottolinea Cirani- è di possedere i documenti maggiormente significativi di musicisti che hanno operato o studiato in questa realtà nel XIX e nel XX secolo. Tra questi Arturo Toscanini, che è stato studente della scuola”. Nei reperti che ci mostra la direttrice, spiccano uno spartito autografo di Paganini, una lettera di Giuseppe Verdi rivolta all’editore Ricordi, figurini del Rigoletto fondamentali per la creazione dei costumi di scena.


Infine, il libretto di un’opera andata in scena nel teatro di Parma utilizzato da Maria Luigia, vera appassionata di musica. “Da brava Asburgo aveva appreso le arti e suonava insieme ai suoi familiari la sera, attorniata anche dalla nobiltà di corte. Era un’abile pianista, suonava l’arpa, cantava. E a testimonianza di ciò, ci rimane il suo fondo che raccoglie tutta la produzione più significativa di quegli anni legata soprattutto al repertorio teatrale. In primis figura l’amato Rossini, però c’è anche materiale relativo a Bellini, Donizetti o altri compositori che l’accompagnarono nel suo percorso formativo musicale”, conclude Cirani.

Il reportage, che fa parte del progetto Biblioteche d’Italia, è realizzato dal ministero guidato da Dario Franceschini insieme all’Agenzia di stampa Dire.
Il documentario sulla Biblioteca Palatina è disponibile sul nuovo profilo Instagram @bibliotecheditalia.
Il prossimo appuntamento è giovedì 21 ottobre con la Biblioteca Universitaria di Cagliari.

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