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INTERVISTA | Laura Coccia e il racconto di essere ‘diversamente incinta’

di Elisa Castellucci

ROMA – “Sono Laura e sono ‘diversamente incinta’. Non c’è nessuna cosa straordinaria, aspetto un bimbo e ho una tetraparesi spastica“. Così presenta la sua storia, all’Agenzia Dire, Laura Coccia, 33 anni, che ha deciso di raccontare la propria gravidanza sul suo profilo Facebook, a partire dalla 21esima settimana. Lo fa da settembre pubblicando, ogni settimana, un video dedicato a un tema specifico: un problema, o anche solo una curiosità, che accompagna la dolce attesa di una donna ‘diversamente incinta’, forse proprio per far capire che la tetraparesi spastica non impedisce affatto di diventare mamma: rende solo tutto un po’ più faticoso. 

La cronaca quindi di una gravidanza diversa, ma non troppo: anzi, molto simile a tutte le gravidanze del mondo, con una pancia che cresce e fa perdere l’equilibrio, l’insonnia che arriva a interrompere il riposo con l’attesa di notti peggiori.

“Sono nata di 28 settimane- racconta- e fra poco entro nella 26esima e raggiungerò la parità tra quando sono nata io e quanto è grande il bambino, e mi fa effetto. Essendo nata molto prima del tempo, ho preso un’infezione che ha lasciato come segno di sè: una tetraparesi spastica, patologia abbastanza grave con cui convivo da sempre. Sono stata atleta e lo sport mi ha insegnato ad affrontare la mia disabilità come un aggettivo, un modo diverso di raggiungere il traguardo; non importa il come, l’importante è che riesco ad avere una vita il più normale possibile, questa la regola di tutta la mia vita”. E difatti a dimostrazione di ciò, dopo l’Erasmus in Germania, Laura ha conosciuto quello che sarebbe diventato suo marito, “e ci siamo trovati a condividere l’idea di volere un figlio, come accade in molte coppie. Sono rimasta incinta– continua- e ho iniziato ad avere le normali ansie legate alla gravidanza con la differenza, che io avevo un mal di schiena molto forte e più doloroso, allora ho cominciato a cercare notizie e altre storie su google e non ho trovato nulla. A questo punto ho deciso di raccontare io la mia storia, perchè potrebbe essere un riferimento per altre donne nella mia stessa condizione. Una gravidanza raccontata con episodi esemplificativi. Non volevo diventasse un canale monotematico e ho iniziato a scegliere le cose più divertenti di questo percorso speciale”. 

E alla domanda, quando le altre mamme ti vedono ai controlli che ti dicono? Laura risponde: “Da seduta nessuno dice niente, ma se la gente mi vede in piedi cambia approccio, avverto un disagio, come se una donna disabile non potesse essere fertile”, difatti, aggiunge sorridendo: “da quando ho iniziato ad avere relazioni la domanda più frequente in un approccio molto aperto con un ragazzo era, con te posso stare tranquillo perchè tu non puoi avere figli.. la mia risposta arrivava a rovinargli le serate. Sono passati più di 15 anni dall’adolescenza, pensavo fosse un tema superato, mi accorgo sempre di più che tra i pregiudizi legati alla disabilità c’è anche quello di vederci come ‘persone asessuate’, incapaci di avere una vita normale dal punto di vista relazionale. Molto spesso chiedono a mio marito se sia mio fratello”. 

Laura è da sempre un’attivista politica, ex deputata del Pd, vive ed è di Roma e dei tanti problemi irrisolti del trasporto pubblico della Capitale, soprattutto per i disabili, spiega: “Io sono in prima linea su questo tema da sempre. Prendere l’autobus a Roma ultimamente è stata un’esperienza che non ripeterò più finchè il bambino non nasce. Ho vissuto all’estero e credo che Roma sia troppo indietro. La mobilità non è una concessione o un favore è una questione di libertà personale. Provate ad immaginare ai mille ostacoli che ci sono durante il tragitto se dovete arrivare in un ufficio pubblico. Diritti negati per arrivare in un posto di lavoro, al cinema, ovunque”. 

In una società che proietta continuamente un’immagine femminile di perfezione, Laura ricorda che anche nell’imperfezione c’è molta bellezza: “Sento la responsabilità di insegnare a mio figlio che gli stereotipi non esistono, nè ruoli predefiniti tantomeno modelli precostituiti, l’importante sta in ciò che vogliamo essere. Lo vivo quotidianamente sulla mia pelle da quando sono incinta sono subentrate altre forme di pregiudizio”. 

“La mia foto in bikini- conclude Laura- che ha fatto il giro del mondo dopo la finale miss Italia voleva lanciare un messaggio ben preciso a tutte le ragazze, ovvero che esistono bellezze differenti, si può trovare il bello anche in quello che la società definisce ‘anormale’. La disabilità infatti per me è uno dei tanti modi di vivere la vita“.

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14 Ottobre 2019
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