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Madri unite contro la violenza istituzionale: “Giustizia al contrario, giovedì un presidio”

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Il comitato annuncia un presidio a piazza Cairoli a Roma, nei pressi del ministero della Giustizia, per giovedì 16 settembre dalle 14 alle 18
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ROMA – “Il Comitato e le Associazioni firmatarie di questo documento esprimono il totale sconcerto per quanto sta avvenendo ormai sistematicamente nei Tribunali italiani”. Così in una nota il comitato Madri unite contro la violenza istituzionale che annuncia un presidio a Roma il 16 settembre, dalle 14 alle 18, a piazza Benedetto Cairoli, nei pressi del ministero della Giustizia.

“Nei procedimenti di affidamento dei figli sono all’ordine del giorno ingiustificate e violente sottrazioni dei minori alle madri. Tutto questo accade contro la volontà espressa dei bambini che le istituzioni dovrebbero invece proteggere e tutelare così come previsto dalla legge e dalle convenzioni internazionali ratificate dall’Italia. La sottrazione dei bambini alle madri – proseguono le attiviste – avviene infatti non a causa di reati commessi da queste in danno dei figli, ma semplicemente sulla base di perizie psicologiche, cariche di pregiudizio, redatte dai consulenti tecnici d’ufficio dei Tribunali (le cosiddette c.t.u.) e/o dai servizi sociali. A seguito in particolare, ma non solo, di denunce per violenza domestica, maltrattamenti e abusi/molestie sessuali, e laddove i minori per questo rifiutino il padre o ne abbiano giustamente paura, sono le madri a venire bollate immediatamente come malevole, alienanti, simbiotiche, vendicative, ostacolanti il rapporto con il padre, ed allontanate con violenza dai figli”.

“Il principio di bigenitorialità, desunto dalla legge 54 del 2006 – si legge ancora nel comunicato – viene in tal modo utilizzato in modo subdolo, per ripristinare a forza un rapporto padre-figli, senza che venga tenuta in debito conto la violenza subita dai minori e/o dalle madri. Queste madri sono trattate nei Tribunali e presso i Servizi sociali, a cui lo stesso Tribunale le indirizza, peggio dei delinquenti. Private insieme ai bambini di ogni diritto, compresi quelli alla difesa, alla libertà e alla salute, per il solo fatto di avere tentato di affrancarsi insieme ai figli da situazioni di violenza e abusi (fisici e/o psicologici)”.

Le madri denunciano le “scene raccapriccianti che hanno come protagonisti bambini prelevati con la polizia anticrimine (a scuola, a casa e perfino presso le strutture ospedaliere) dalla mamma, tra pianti e disperazione, sfondamento delle porte delle loro abitazioni con modalità non certamente degne di un paese civile ma delle peggiori dittature di cui si abbia memoria. Bambini condotti contro la loro volontà a vivere con il padre di cui hanno paura e rifiuto – sottolineano le mamme – o perfino rinchiusi in case famiglia per essere ‘riprogrammati psicologicamente’ e ‘scollegati’ dall’affetto materno e dalla loro vita, per essere costretti ad un riavvicinamento forzato con il padre violento o in ogni caso rifiutato”.

“Una lunga e vergognosa serie di sottrazioni di minori a madri cosiddette protettive e incensurate – si legge ancora nella nota – a seguito di accuse da parte di giudici, CTU, assistenti sociali di essere tali, ovvero protettive verso i figli, generando un corto circuito non solo logico ma soprattutto giudiziario che sta attaccando e logorando ogni diritto costituzionalmente garantito riportandoci indietro di anni rispetto alle conquiste ottenute dalle donne circa i loro diritti”.

Per le mamme del Comitato, “c’è qualcosa di perverso e profondamente distorto se viene consentito che finiscano sotto processo i legami affettivi tra madri e figli e si resti invece inerti dinanzi all’uso della forza per allontanare bambini dalle loro mamme, bambini che possono opporsi solo con la loro disperazione e le loro lacrime”. Tra le questioni affrontato dalle attiviste, anche quella della Pas, “l’applicazione del costrutto della alienazione parentale e delle sue ‘terapie’ raccapriccianti, descritte dai loro stessi promotori con definizioni altrettanto raccapriccianti quali ‘reset del bambino’, ‘terapia della minaccia’, ‘parentectomia’ e ‘ablazione della madre’, è oggetto di critiche e mai, come in questo momento, l’indignazione è stata così alta ma tutto si ferma ad una indignazione teorica senza esiti concreti di tutela per donne e minori”.

“Per quante madri hanno già subito la sottrazione indebita dei figli – affermano le attiviste – ne esiste un esercito silenzioso che è in attesa di giudizio che purtroppo sarà sempre il medesimo così come identica sarà la conseguenza, ovvero l’allontanamento dei bambini e l’impossibilità, una volta sottratti dalle istituzioni, di salvarli e riportarli a casa. La violenza istituzionale è la più feroce forma di violenza contro le donne e i bambini che viene tuttavia affatto combattuta. Le madri non hanno alcuna possibilità di difesa una volta che la perizia dello psicologo di turno le abbia bollate come ‘madri alienanti’, un marchio indelebile ed infamante che pregiudicherà ogni altra azione futura – giuridica o di altra natura – di queste donne e distruggerà la loro vita e quella dei loro figli”.

Spesso queste madri, ‘ree’ di avere cercato di tutelare i loro bambini, perdono ogni diritto di vedere e sentire i figli, un trattamento questo che dallo Stato non viene riservato nemmeno a delinquenti in regime carcerario del 41 bis. Amare e proteggere i propri figli dalla violenza, essere madri, è diventato dunque di fatto un reato nel nostro Paese? – si chiedono le mamme coraggio – Perché tale ferocia su donne e bambini? Noi tutte, donne e madri di questo Paese, abbiamo paura e non ci sentiamo da tempo più tutelate dallo Stato ma aggredite dallo stesso nella maniera più subdola, vigliacca e violenta ovvero con la sottrazione dei nostri bambini e con accuse di essere inadeguate, pazze, malevole come se ci trovassimo dinanzi ad una nuova Inquisizione, ad una novella caccia alle streghe”.

“Uno schema che si ripete ormai ininterrotto dai tempi del prelievo coatto del famoso caso del bambino di Cittadella o della sottrazione della figlia di Ginevra Amerighi a soli 18 mesi – chiarisce il comunicato – da quando cioè l’alienazione parentale e il dogma della bigenitorialità a tutti costi, alias patria potestà visto che di fatto le madri vengono poi totalmente eliminate dalla vita dei figli, sono entrati nei nostri tribunali con la ratifica della Legge 54 del 2006 attraverso un sistematico ricorso alle CTU le cui relazioni si traducono automaticamente in sentenze senza possibilità di appello. Da anni, nonostante allarmi e proclami, nonostante interrogazioni parlamentari e istituzioni di Commissioni parlamentari varie, i prelievi forzati dei bambini proseguono indisturbati e accade spesso che siano le donne che hanno denunciato violenza a pagare il prezzo dell’allontanamento dei loro figli perché non credute e perché sottovalutate le loro denunce e la violenza scambiata per mero conflitto tra due parti in cui dunque il ruolo vittima/carnefice viene completamente confuso quando non completamente ribaltato”.

Le attiviste chiedono “un intervento urgente della ministra Cartabia a cui nuovamente ci appelliamo, affinché possa mettere al più presto in campo tutto quanto in Suo potere e competenza per porre fine a questa sistematica e feroce vittimizzazione secondaria su donne e minori e a questa costante e reiterata violazione dei loro diritti. Viceversa le donne si troveranno a breve nell’impossibilità di denunciare le violenze per non vedersi sottrarre i figli, eviteranno di rivolgersi ai centri antiviolenza poiché spesso da una prima reclusione nelle case rifugio (che già di per sé genera un senso di frustrazione, smarrimento, isolamento, paura e impotenza nella vittima di violenza e nei bambini) si passa subito dopo alle segnalazioni ai servizi sociali con conseguente giudizio negativo di questi ultimi sulla madre vittima di violenza, descritta come fragile e inadeguata a continuare a crescere i figli o comunque non collaborativa col padre violento (e vorremmo ben vedere!) e sui figli che dunque le saranno allontanati e quindi a subire per anni ricatti e minacce con l’imposizione a farsi garante e a rispondere lei di qualsiasi difficoltà di relazione dei figli con i padri violenti e inadeguati”.

Per le mamme coraggio del Comitato, “è assurdo quello che sta accadendo alle mamme e ai bambini in Italia, è la giustizia al contrario, un qualcosa che non è accettabile né tollerabile e su cui pretendiamo un intervento concreto poiché siamo stanche di mere statistiche, panchine tinte di rosso, segni sotto l’occhio che vediamo nelle campagne per il 25 novembre e parole di conforto che mai, e questo da anni, si traducono in azioni”. Pertanto, annunciano “una mobilitazione durissima e permanente finché non sarà posto rimedio urgente allo status quo e non siano inviati ispettori presso i tribunali ordinari e minorili d’Italia e siano annullati i decreti di allontanamento (già eseguiti o eseguendi) dei bambini dalle madri su basi immotivate, false, ingiuste ed ingiustificate e agite in totale abuso di potere e in violazione delle norme di diritto”.

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