In Vietnam condannati a morte due contadini ribelli

Avevano protestato dopo l'esproprio di alcuni terreni per realizzare un aeroporto. Negli scontri erano morti tre poliziotti
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ROMA – Due dei 29 accusati per l’uccisione di tre poliziotti nel villaggio di Dong Tam, in Vietnam, sono stati condannati a morte. Per le altre persone sotto processo per le violenze di quel giorno le pene sono andate dall’ergastolo a 15 mesi di prigione.
L’incidente era avvenuto dopo che a gennaio le forze di polizia erano entrate a Dong Tam, circa 25 chilometri a sud di Hanoi, per permettere che fosse eretta una recinzione attorno a un terreno confiscato ai locali dove avrebbe dovuto sorgere un aeroporto. La resistenza degli abitanti del villaggio aveva innescato le violenze.

Tre poliziotti erano rimasti colpiti a morte mentre la polizia aveva sparato e ucciso Le Dinh Kinh, un 84enne punto di riferimento della comunità. Secondo la versione ufficiale, Kinh aveva in mano una granata. Una versione, questa, messa in dubbio dai suoi familiari e sostenitori, anche se nel villaggio la polizia aveva trovato e sequestrato bombe incendiarie, sbarre di ferro e altre armi.

La disputa sull’appezzamento vicino al villaggio di Dong Tam era iniziata tre anni fa, quando il governo aveva confiscato 50 ettari di terreno per la costruzione di un aeroporto. I residenti si erano lamentati della confisca perché a loro dire non ricompensati adeguatamente. Da quel momento avevano iniziato la resistenza.

Nel 2017 quattro manifestanti erano stati arrestati con l’accusa di aver turbato l’ordine pubblico. In risposta gli abitanti del villaggio avevano catturato 38 agenti, liberandoli dopo una settimana solo dopo avere ottenuto concessioni.

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14 Settembre 2020
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