Bielorussia, Parolin: “L’Arcivescovo di Minsk possa rientrare in patria”

Il segretario di Stato ha detto che Papa Francesco potrebbe prendere in considerazione un viaggio in Bielorussia
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ROMA – “Noi insistiamo perché il vescovo Kondrusiewicz possa tornare nella sede e continuare a essere la guida del suo gregge, ricordando sempre il ruolo della Chiesa, che è quello di essere un fattore di riconciliazione, di dialogo, di pace”. Così il segretario di Stato della Santa sede, cardinale Pietro Parolin, a margine di una conferenza sui 45 anni degli Accordi di Helsinki del 1975 e in memoria del cardinale e diplomatico Achille Silvestrini.

Parolin ha parlato dell’arcivescovo della capitale bielorussa Minsk, monsignor Tadeusz Kondrusiewicz, a poche ore dalla fine di una missione nel Paese dell’est Europa del ministro vaticano per i Rapporti con gli Stati, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher. Il governo del presidente Aleksandr Lukashenko non permette il rientro in patria dalla Polonia a monsignor Kondrusiewicz, che è anche presidente della Conferenza dei vescovi cattolici in Bielorussia, dal 31 agosto.

Il segretario di Stato ha detto che Papa Francesco potrebbe prendere in considerazione un viaggio in Bielorussia al termine delle limitazioni imposte per la pandemia di Covid-19, anche alla luce dei numerosi inviti in passato e “del grande interesse dimostrato per la visita del Pontefice” da parte di Minsk.

CARDINALE PAROLIN: PACE VALORE CHIAVE, SI COSTRUISCE CON DIALOGO

Gli Accordi di Helsinki rappresentarono negli anni ‘60 e ‘70 un fattore fondamentale nel passare da “una timida distensione” tra Occidente e blocco sovietico a un vero percorso di dialogo, “arma più importante per arrivare a una pace che non sia solo assenza di conflitto”, aggiunge il segretario di Stato della Santa Sede, il cardinale Pietro Parolin.

Durante l’incontro, che si è tenuto nell’ambasciata italiana presso la Santa Sede, il segretario di Stato ha sottolineato che al cuore degli Accordi di Helsinki, firmati nella capitale finlandese nel 1975, c’era la concezione che la pace sia un “concetto morale ancor prima che una questione politica” e che la libertà di culto e religione siano “un valore fondamentale dei rapporti tra popoli”.

Parolin ha ricordato a circa un anno dalla morte il cardinale Achille Silvestrini, figura di primo piano della diplomazia vaticana e tra gli animatori della Conferenza di Helsinki, definendolo “un sottile interprete” della politica di apertura e dialogo verso i Paesi del blocco sovietico durante il pontificato di Paolo VI. Il segretario vaticano ha elogiato Silvestrini, ricordando come sia riuscito a portare avanti il suo lavoro diplomatico “con determinazione”, anche a fronte a volte di “colloqui dal successo ridotto o addirittura infruttiferi”.

Nel corso della conferenza, alla quale ha preso parte anche il primo ministro italiano Giuseppe Conte, Parolin ha ricordato l’importanza del lavoro di informazione e incoraggiamento rivolto alle altre confessioni cristiane alla vigilia di Helsinki, che contribuì a sviluppare la dimensione ecumenica già espressa dal Concilio vaticano II e dal pontificato di Paolo VI, tra il 1963 e il 1978.

Gli Accordi di Helsinki furono l’atto finale della Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa svoltasi nella capitale scandinava nel luglio e nell’agosto 1975. Il documento fu firmato da 35 Paesi, tra i quali Stati Uniti ed Unione Sovietica.

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14 Settembre 2020
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