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Preoccupano i ghiacciai visti dallo Spazio

ROMA – Peggio di così non poteva andare. I ghiacci di Antartide e Groenlandia si sciolgono e fanno innalzare il livello del mare tanto rapidamente da corrispondere alle proiezioni più nefaste elaborate dalla Commissione Intergovernativa sul Cambiamento Climatico, l’organismo delle Nazioni unite che dal 1988 si occupa di studiare il riscaldamento globale.

La situazione è stata descritta in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Climate Change. Nell’articolo vengono utilizzati i dati che provengono dall’osservazione satellitare. ERS-1, ERS-2, Envisat e Cryosat dell’Agenzia spaziale europea (ESA), ma anche Sentinel-1 del programma Copernicus della Commissione Europea, sono tra i tanti occhi che dallo Spazio puntano il nostro pianeta per controllarne lo stato di salute. E quello che vedono è spesso allarmante. Per questo dal 2011 esiste lo studio IMBIE (Ice Sheet Mass Balance Inter-comparison Exercise): un lavoro di squadra tra scienziati di ogni Paese per ridurre le incertezze nelle diverse misurazioni satellitari dell’equilibrio della massa delle calotte di ghiaccio. L’obiettivo è assicurare misurazioni il più possibile corrette per dare uno strumento affidabile a chi deve prendere decisioni sul futuro del pianeta. A finanziare lo studio sono la Nasa e l’Esa.

Proprio l’Agenzia spaziale europea ha reso noto che la Groenlandia e l’Antartide insieme hanno perso 6.4 trilioni di tonnellate di ghiaccio tra il 1992 e il 2017. Lo scioglimento ha portato finora a un innalzamento globale del mare fino a 17,8 millimetri. Se il trend non dovesse cambiare la prospettiva entro la fine di questo secolo è di esporre milioni di persone al rischio di inondazioni annuali. Il mare potrebbe innalzarsi nei prossimi 80 anni di ben 17 centimetri. Una prospettiva devastante per chi vive sulla costa.

Tom Slater, autore principale dello studio e ricercatore sul clima presso il Centro per l’Osservazione Polare e Modelli dell’Univerità di Leeds, commenta: “I satelliti sono i nostri soli mezzi per monitorare regolarmente queste vaste zone remote, pertanto sono assolutamente importanti nel fornire misurazioni che possiamo utilizzare per convalidare i modelli delle calotte di ghiaccio. Le osservazioni da satellite non solo ci dicono quanto ghiaccio stiamo perdendo, ma ci aiutano anche a identificare e comprendere quali parti dell’Antartide e della Groenlandia stanno perdendo ghiaccio e per via di quali processi”.

Di fatto, la notizia è che la reazione delle calotte di ghiaccio ai cambiamenti climatici è incredibilmente rapida.

Un aiuto per comprendere quello che succede nelle zone più remote del nostro pianeta arriva anche dall’Italia, grazie alla costellazione Cosmo Skymed: i satelliti sviluppati dall’Agenzia spaziale italiana (Asi) sono gli unici al momento a poter acquisire dati sullo spostamento della linea del ghiaccio.

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Dal canto suo, il sistema europeo Copernicus accende i fari dei suoi satelliti anche su altri valori che possono indicarci le condizioni dei ghiacci, da considerare un po’ come un termometro del benessere ambientale. Quello che ci dicono, proprio come nel caso dello scioglimento, non è buono. Per esempio, il servizio Copernicus Atmosphere Monitoring Service (Cams), ha rilevato che le colonne di ozono su gran parte dell’Artico hanno raggiunto valori bassi da record, e causato la formazione di un ‘buco’ nello strato che protegge la Terra dai raggi ultravioletti nocivi provenienti dal Sole. Cosa assai rara, per quella zona. Non solo. Le previsioni prevedono valori ancora più bassi nel 2021.

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Intanto, in tutto il mondo tornano in piazza i giovani attivisti per la salvaguardia del pianeta, guidati dalla studentessa svedese Greta Thunberg, che dice: “Se vogliamo avere una piccola possibilità, questo deve essere il nostro obiettivo principale. Dominare tutte le notizie, sempre”.

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14 Settembre 2020
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