Festival della Filosofia, Marzano: “Solo l’amore sopravvive nell’oblio”

La filosofa Michela Marzano: "'Cosa resta di noi' in malattie neurodegenerative come la demenza senile, l'Alzheimer, la demenza da corpi di Lewy?"
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ROMA – “‘Cosa resta di noi’ in malattie neurodegenerative come la demenza senile, l’Alzheimer, la demenza da corpi di Lewy? Cosa resta di noi in questi io sgangherati che vogliono vivere? Resta la memoria affettiva. E’ l’amore che sopravvive all’oblio, quando l’io logico’ perde pezzi come accade in queste malattie”. E’ racchiusa in questa risposta la lezione che la filosofa Michela Marzano terra’ oggi pomeriggio a Modena, in piazza Grande, e che ha scelto di dedicare a una situazione limite dell’esistenza umana, ragionando sulla “differenza tra memoria intellettiva e affettiva, a partire dal ‘Saggio sull’intelletto umano’ di J. Locke che per primo, nel 1690, parla di continuita’ psicologica come identita’ personale”.

Michela Marzano ha gia’ affrontato con il romanzo “Idda” questa condizione che ora trasferisce su un piano di ragionamento filosofico. La domanda che le pone la Dire è se secondo l’autodeterminazione si può decidere di non volere questa evoluzione della propria esistenza in cui si arrivera’ a ‘non riconoscersi’ per coerenza con il proprio piano esistenziale.

E la filosofa risponde con una raccomandazione: “Non si devono confondere queste situazioni- spiega- con il fine vita di un paziente terminale che ha i giorni contati, vuole andarsene e smettere di soffrire. Oggi abbiamo la legge sulle Disposizioni anticipate di trattamento e quando ero in Parlamento mi sono sempre battuta per l’autodeterminazione. Ma attenzione, perché queste situazioni sono diverse: sono persone che non soffrono, se non nel momento della diagnosi iniziale quando iniziano a perdere pezzi, che vogliono vivere, che dicono ‘io ci sono’, e che pur non riconoscendo gli affetti, amano queste persone”.

E’ proprio questa memoria affettiva il terreno d’indagine filosofica che sceglie Michela Marzano: “Dobbiamo entrare nel loro mondo, noi tendiamo a considerare il solo ‘io logico’”. Le difficolta’ piu’ grandi sono spesso per i caregiver, per questo la filosofa, ricordando che settembre e’ il mese dell’Alzheimer, raccomanda di lavorare sulla formazione delle persone che si prendono cura di questi malati e lancia una sfida per tutti: “Non proiettiamo su di loro quello che viviamo noi”.

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14 Settembre 2019
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