A ‘Sanpa’ la cena tra aspiranti politici ed ex tossicodipendenti

I giovani della Summer school della Scuola di politiche incontrano la comunità di San Patrignano
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ROMA – “La cosa più bella qua a Sanpa è che inizi ad apprezzare le piccole cose. Mi ricordo che, appena sono entrata, quello che mi piaceva di più era quando arrivavo la mattina a colazione e avevano appena sfornato il pane. Mi veniva da piangere, mentre fuori chi se lo era mai filato il pane caldo? E invece qui gli abbracci e i sorrisi sono cose vere e sentite. È un po’ come quando torni bambino”. Arianna ha 31 anni, e da cinque vive nella comunità di recupero per tossicodipendenti di San Patrignano, a Coriano, poco distante da Rimini. Anche se ha già finito il suo percorso e tutto per lei è tornato (quasi) alla normalità, ha deciso di continuare a vivere nel centro fondato nel 1978 da Vincenzo Muccioli come educatrice perché, dice, qui “i vecchi tossici si occupano dei nuovi tossici”.

Normalmente gli ospiti sono circa 1.000, ma ieri se ne contavano almeno 250 in più. Erano i giovani della Summer school della Scuola di politiche, corso di formazione politica fondato da Enrico Letta nel 2015.

Lasciate da parte lezioni di esperti e interventi istituzionali, l’evento aveva in programma un venerdì sera ‘alternativo’. E così, alle 20, si sono alzati tutti insieme prima di cenare, aspettando per alcuni secondi tutti in rigoroso silenzio.

“Per noi questo momento è molto importante- racconta uno degli educatori del centro- ogni sera prima di mangiare facciamo questo rito, teoricamente per ringraziare Vincenzo, ma ognuno può pensare a chi vuole, o anche pregare”.

Questa è soltanto una delle tante regole che deve rispettare chi vive a Sanpa (chi lo frequenta lo chiama così, ndr): quando si entra, si viene divisi per sezioni a seconda del lavoro assegnato (che è sempre l’opposto rispetto a quello che facevi nella vita fuori dal centro), si mangia tre volte al giorno, alla sera ci si riunisce per guardare il telegiornale registrato dal pranzo e il ‘coprifuoco’ è mezzanotte. Prima di poter rivedere i parenti devi aspettare almeno un anno, per questo periodo l’unico contatto è lo scambio epistolare.

Di questo rigore si dicono “stupiti” i giovani della Scuola di Politiche. “Mi aspettavo di venire qui e trovare ‘brutte’ persone, vestite male, fisicamente provate- ammette uno studente- invece si legge chiaramente sui loro visi e dai loro racconti la voglia di ricominciare”.

L’obiettivo di San Patrignano infatti è proprio quello, dopo un percorso obbligatorio che dura almeno tre anni, di promuovere il reinserimento all’interno della società nel modo più corretto e duraturo possibile.

“Finalmente posso raccontare a qualcuno di esterno la mia storia ed essere ascoltato”, sorride Lorenzo, che sta per finire il suo percorso di recupero. Sono frequenti le visite al centro, ma non sempre si crea un dialogo, spiega: “Dipende dalle volte, alcuni ti guardano dall’alto al basso giudicandoti, o ti fanno sentire un alieno”.

Invece i giovani della Summer school, che rimarranno a Cesenatico fino a domenica, sono pieni di curiosità e domande per gli ex tossicodipendenti. “Come funziona l’istruzione dei ragazzi più giovani? Possono andare a scuola?”, chiedono alcuni. Tutti apprezzano che il recupero parta dal lavoro.

A San Patrignano c’è chi si sveglia ogni mattina alle 6.30 e segue gli animali negli allevamenti, chi prepara le piadine famose anche tra gli scaffali dei principali supermercati, chi cura i vitigni e produce il vino (senza poterlo bere, ovviamente) ma anche chi lavora nel ‘settore regia’ e prepara la rassegna cinematografica, proponendo un film diverso ogni sera.

“Io non so se riuscirei a vivere così tanto in simbiosi con una comunità, non potermi spostare da solo o non avere i miei spazi”, ammette Riccardo, che conosce il centro anche se vive ad Avellino. A San Patrignano, infatti, la prima regola è che si vive in comunità, le decisioni non vengono prese singolarmente: da quelle più importanti a quelle leggere: se la maggior parte delle persone con cui si condivide la stanza decide di voler stare nel salone a guardare un film, lo devono fare tutti quelli che dormono in quella camera.

Vale anche per i pasti, le attività sportive, ma anche una semplice passeggiata quando si stacca da lavoro. “Non si è mai soli, soprattutto i nuovi entrati che sono ben controllati da noi veterani”, racconta Marco, che ha da poco finito il suo reinserimento.

E’ quasi naturale che tra gli ‘aspiranti della politica’ c’è anche chi si pone il problema del voto e vuol sapere, per esempio, come fanno i giovani di Sanpa a informarsi. “Alcuni rappresentanti dei partiti principali, ci vengono a presentare i loro programmi, ma non è che la politica sia proprio sentita, forse perché viviamo in questo ambiente protetto”, risponde Arianna.

Curiosità nascono anche sulla possibilità di avere relazioni sentimentali e Lorenzo scuote la testa. A questo punto alcuni studenti storcono il naso perché “l’amore potrebbe essere una motivazione per portare a termine il percorso di recupero il prima possibile”. Per altri invece è giusto perché “deve essere un momento di crescita interiore, personale e unica”.

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14 Settembre 2019
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