Migranti. Nozze a piedi scalzi negate, il sindaco: “E’ questione di buon senso”

"La manifestazione del libero pensiero è un diritto inalienabile, ma per questo ci sono le piazze, non una sala del municipio", commenta il sindaco
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ROMA –  Una coppia della provincia di Ferrara voleva celebrare il matrimonio con un gesto di solidarietà ai migranti: a piedi nudi. E’ di qualche giorno fa infatti ‘La marcia delle donne e degli uomini scalzi’, evento che vedeva nella nudità dei piedi il simbolo della vicinanza a chi scappa da guerra e povertà. E la coppia voleva partecipare anche nel giorno delle nozze, presentandosi senza scarpe e facendole togliere anche agli ospiti. Ma qualcosa è andato storto: l’assessore Coletti del comune di Bondeno, chiamata ad officiare, ha invitato tutti a ricomporsi. E oggi arriva anche l’appoggio del sindaco leghista della cittadina,  Fabio Bergamini, alla scelta del suo assessore: non è questione di politica, dice, ma di decoro.

Marcia degli scalzi

“Il Comune è un luogo istituzionale e come tale è doveroso e obbligatorio mantenere il decoro. La manifestazione del libero pensiero è un diritto inalienabile, ma per questo ci sono le piazze, non una sala del municipio, tanto più se in quella sala si celebra un matrimonio”. Con queste parole il sindaco Bergamini spiega le ragioni per cui ha condiviso la scelta dell’assessore Coletti di pretendere che i coniugi, che volevano sposarsi scalzi in segno di solidarietà ai migranti, indossassero le calzature.

“Non si tratta di una questione politica o di ‘etichetta’ o di protocollo, né di bizantinismi formali. E’ questione di buon senso. Non entro nel merito del valore del gesto, più o meno nobile o condivisibile. In qualsiasi momento, se entra una persona scalza in municipio, viene accompagnata alla porta e invitata a presentarsi negli uffici secondo i canoni della decenza e ad avere un atteggiamento degno e consono. In qualsiasi luogo istituzionale, comprese le aule parlamentari, non ci si può lasciar andare a sfoghi di ogni genere, nemmeno di natura politica. Manifestare è lecito, ma non in un Comune e non durante un matrimonio. Se i coniugi vogliono possono sfilare scalzi quanto vogliono, ma per strada, non in Comune. Le regole ci sono perché servono a tutti: altrimenti domani potremmo trovarci anche i nudisti in municipio”.

 

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