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Invalsi 2021: al liceo il 44% va male in italiano, il 51% in matematica

invalsi 2021
Numeri peggiori rispetto al 2019, resta divario Nord-Sud
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ROMA – Si mantengono stabili, rispetto al 2019, e senza quegli “arretramenti che Paesi come Francia, Stati Uniti e Olanda hanno riscontrato”, i risultati delle rilevazioni Invalsi 2021 nella scuola primaria; qui, secondo la presidente Annamaria Ajello intervenuta in conferenza stampa, vige per ora una situazione di “stasi positiva”, benché permanga una considerevole differenza tra scuole e tra classi nel Mezzogiorno rispetto al resto del Paese. Nel secondo ciclo d’istruzione (secondarie di primo e secondo grado), invece, il calo del livello degli apprendimenti di base, rispetto alle rilevazioni del 2018-2019, è generalizzato in tutta Italia, più in matematica e in italiano che in inglese. Calo che va contestualizzato nell’anno della pandemia (ma la causa “non è solo la Dad”, specificano dall’istituto) oltre che correlato ai territori e alle condizioni socioeconomiche delle famiglie: il calo, cioè, è maggiore laddove le fragilità di contesto e gli svantaggi tra le mura di casa sono maggiori. Tuttavia, ha concluso Ajello, non è la scuola l’unico ente che deve farsi carico di questo “learning loss generalizzato” se tale “perdita di apprendimento” si è registrata in misura significativa soprattutto nelle regioni che, durante la pandemia, “hanno chiuso le scuole per periodi più prolungati come la Campania e la Puglia”.

È questa, in sintesi, la fotografia restituita dalle prove Invalsi 2021. Prove, quelle di quest’anno, che sono le prime misurazioni standardizzate rivolte alla popolazione studentesca italiana dopo la sospensione delle rilevazioni nel 2020 per via della pandemia. Pandemia che, però, non ha ostacolato una partecipazione che Invalsi definisce “elevata in entrambi i cicli scolastici”: oltre il 98% nella scuola primaria, il 93% nella scuola secondaria di primo grado e l’82% nella scuola secondaria, per un totale di coinvolti rispettivamente superiore alla cifra di 1 milione e 100mila allievi della scuola primaria (classe seconda e classe quinta), pari a circa 530 mila studenti della scuola secondaria di primo grado (classe terza) e a circa 475 mila studenti dell’ultima classe della scuola secondaria di secondo grado. In tutto sono state 3 milioni e 820 mila le prove svolte.

LA SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO

Per la scuola secondaria di primo grado, a livello nazionale gli studenti che non raggiungono risultati adeguati, ossia non in linea con quanto stabilito dalle indicazioni nazionali, sono: il 39% in italiano (+5 punti percentuali rispetto sia al 2018 sia al 2019); il 45% in matematica (+5 punti percentuali rispetto al 2018 e +6 punti percentuali rispetto al 2019); il 24% in inglese-reading livello A2 (-2 punti percentuali rispetto al 2018 e +2 punti percentuali rispetto al 2019) e il 41% in inglese-listening livello A2 (-3 punti percentuali rispetto al 2018 e +1 punto percentuale rispetto al 2019). Qui i divari territoriali tendono ad ampliarsi. In alcune regioni del Mezzogiorno (in particolare Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna) si riscontra un maggior numero di allievi con livelli di risultato molto bassi, che raggiunge il 50% e oltre della popolazione scolastica in italiano, il 60% in matematica, il 30-40% in inglese-reading e il 55-60% in inglese-listening.

LA SCUOLA SECONDARIO DI SECONDO GRADO

Quanto alla scuola secondaria di secondo grado, rispetto al 2019 i risultati del 2021 di italiano e matematica sono più bassi: circa 10 punti in meno ma con forti differenze tra le regioni e percentuali molto elevate di allievi al di sotto del livello minimo nelle regioni del Mezzogiorno, in particolare in Campania e Puglia; quelli di inglese, invece, (sia listening sia reading) sono perlopiù stabili. A livello nazionale, gli studenti che non raggiungono risultati adeguati in linea con le indicazioni nazionali sono: il 44% in italiano (+9 punti percentuali rispetto al 2019); il 51% in matematica (+9 punti percentuali rispetto al 2019); il 51% in inglese-reading di livello B2 (+3 punti percentuali rispetto al 2019); il 63% in inglese-listening di livello B” (+2 punti percentuali rispetto al 2019).

PER 40MILA GIOVANI FINE STUDI SENZA COMPETENZE MINIME ADEGUATE

A preoccupare soprattutto Invalsi, che in queste ore ha licenziato le prime analisi delle prove 2021 (e ha rimandato all’autunno la pubblicazione delle elaborazioni complete), ci sono quei giovani – il 9.5% del totale, circa “40mila” secondo Roberto Ricci, responsabile area prove di Invalsi – che ogni anno finiscono regolarmente gli studi senza però avere sviluppato quelle che Invalsi considera “competenze minime adeguate” in italiano, matematica e inglese (reading/letto e listening/ascoltato). Questi giovani, il cui numero è cresciuto di 2.5 punti percentuali rispetto al 2019 (anno di riferimento per via della sospensione delle prove nel 2020), sono vittime di una “dispersione scolastica implicita” e dovrebbero pertanto rappresentare la “necessità di fornire competenze salde” contro l’idea della “infarinatura” e del “passare per il rotto della cuffia”. È l’affondo della presidente Invalsi Annamaria Ajello che, durante la presentazione alla stampa dei risultati delle prove 2021, ha ammonito il sistema scolastico perché non contribuisca alla “predestinazione degli studenti che non funzionano secondo le aspettative”.

“Purtroppo- si legge nel report Invalsi- la pandemia ha aggravato questo fenomeno e in alcune regioni del Mezzogiorno essa ha superato ampiamente valori a due cifre“. Calabria 22,4%, Campania 20,1%, Sicilia 16,5%, Puglia 16,2%, Sardegna 15,2%, Basilicata 10,8%, Abruzzo 10,2%: queste le percentuali di un “fenomeno particolarmente preoccupante poiché nelle stesse regioni anche il numero di dispersi espliciti, cioè di coloro che hanno abbandonato la scuola prima del diploma è considerevolmente più alto della media nazionale”. Studenti che lasciano la scuola e studenti che la finiscono con bassissimi livelli di preparazione, studenti ai quali non è stato insegnato “il gusto di imparare”, chiosa Ajello, rischiano dunque di avere, in egual misura, “prospettive di inserimento nella società” non dissimili, vale a dire ridotte.

BIANCHI: “RAPPORTO RICHIAMA A REALTÀ, ORA RILANCIO

“La nostra presenza qui è l’inizio di un percorso comune col Cnr. Quest’anno è un anno particolarmente delicato. Veniamo da due anni di sofferenze, difficoltà. Tutta la nostra scuola ha ricorso a strumenti che non erano nella nostra tradizione. Ma c’è da dire che la scuola non giungeva al 2019 in condizioni splendide”. Così il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, interviene in apertura alla presentazione dei risultati delle prove Invalsi 2021 presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche. “La funzione fondamentale degli Invalsi- prosegue il ministro- è il richiamo alla realtà. La realtà di un Paese che per anni non ha messo la scuola al centro. Molte le disuguaglianze di tipo territoriale e le discriminazioni sociali. Alti i livelli di dispersione scolastica, soprattutto disomogenei, con acute differenze tra Nord e Sud. La pandemia ha agito su questo”. Secondo il ministro “per uscire da questa fase nel modo migliore bisogna porre la scuola al centro del rilancio e dello sviluppo del Paese. A partire dallo 0-6”. Sulle assunzioni Bianchi afferma: “70 mila saranno i docenti immessi in ruolo quest’anno. E 70 mila almeno l’anno prossimo. Piano persone e piano infrastrutture li stiamo attuando con coerenza”. Da ultimo il ministro ricorda che è sempre più forte il “bisogno di ritornare insieme. Stiamo tutto lavorando per la scuola in presenza. Serve un atto di responsabilità collettiva per completare il piano vaccinale”.

BIANCHI: PER RICUCIRE IL PAESE PARTIRE DAGLI ULTIMI

“Il piano nazionale di ripresa e resilienza deve partire dal presupposto che non si possono fare parti eguali tra diseguali. Bisogna operare lì dove è più necessario”. “La scuola è specchio del paese. Un paese diviso. L’ambizione è quella di ricucire così che la scuola offra a tutti le stesse opportunità. La pandemia ha esasperato le differenze. Partire dagli ultimi è prerequisito alla ricostituzione del nostro paese” aggiunge Bianchi. “Abbiamo fatto una scelta chiara a favore del Mezzogiorno- prosegue il ministro- I dati invalsi devono servire come punto di partenza per la ripresa. Infatti, avere – oltre ai dati campionari – i dati censuari, significa avere le capacità e gli strumenti di calcolo per una visione di sistema ma anche per agire nello specifico, caso per caso”. Il ministro ricorda poi il ruolo fondamentale della scuola come spazio di comunità. “La scuola è il luogo in cui si ricostruiscono gli affetti delle comunità, dove bambini e bambine trovano appartenenza alla comunità e alla nazione. Negli anni abbiamo perso questo senso. Ma a scuola le comunità ritrovano senso di unità”. Sulle competenze, Bianchi afferma che occorre una “riqualificazione di tutta la popolazione per la fase di transizione, che vivremo. Soprattutto occorre considerare il benessere cognitivo, fatto di scoperta, come misura della capacità reale di vivere insieme”. Il ministro conclude l’intervento raccontando un dettaglio di vita personale: “fra pochi mesi farò una cosa di cui sono molto contento. Facciamo la riunione per i 50 anni dal mio esame di maturità. Dopo 50 anni ritrovo ancora i miei compagni. Per 50 anni siamo sempre stati un gruppo. Questo è l’augurio che faccio a tutti i ragazzi”.

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