Scuola. Diario di uno scandalo: l’esame di maturità in un Istituto parificato romano

ROMA – L’Austria? “Ah sì, confina con l’Argentina”; la Germania “ha vinto le guerre mondiali”, mentre Pirandello, Pirandello… “ha scritto i Malavoglia”. Non siamo su ‘Scherzi a parte’ ma all’esame di maturità in un liceo parificato. Lo racconta alla Dire una docente precaria, che ha assistito alle prove e che nulla ha potuto fare per arrestare l’assurdo andazzo. Qualcuno può pensare che se la sono cavata con la sufficienza… No, si sono presi un bel voto, pure alto. Assegnati dai commissari interni, da quello di italiano e latino, dal presidente di commissione e vai così.

maturità

Esame di maturità

“Come mai sei stata nominata tu? Noi avevamo chiesto un’altra come commissario di filosofia e storia. Sai, io ho molti amici al provveditorato, posso ottenere le nomine che voglio. Anzi, l’anno prossimo se ti serve una nomina chiamami che te la faccio avere”. A.R. inizia così il suo racconto alla Dire sulla maturità in una scuola parificata di Roma. Lei è una docente di 35 anni, laureata, abilitata, dottorata, vincitrice di concorso (2012), e precaria da quasi 10 anni nella scuola superiore di II grado. Ecco la Commissione d’esame: la presidente è al secondo incarico in quella scuola, i commissari interni per le materie d’indirizzo sono la docente di ginnastica e quella di arte. Manca il commissario di italiano e latino. A.R. chiede: “Ma in questo liceo non si fanno materie scientifiche?”. La risposta: “Sì, ma le abbiamo tolte dagli esami di Stato”. Subito dopo la prova di italiano, il secondo scritto procede tranquillamente, così come la terza prova, peraltro a risposta multipla, “dichiaramente semplificata rispetto a quella che in genere si fa nelle scuole statali” evidenzia l’insegnante di filosofia.

Iniziano le correzioni degli scritti. “Le prove di italiano- spiega alla Dire l’insegnante- che fossero temi, saggi brevi, articoli di giornale, o analisi del testo, sono per la maggior parte piene di errori formali, talora palesemente prive di coerenza e di consequenzialità logica. Eppure i voti assegnati sono alti. Perché mai un collega esterno all’istituto ci tiene così tanto – si interroga- a valutare positivamente tutti gli elaborati fingendo di non accorgersi di macroscopici errori formali e contenutistici?”. A.R. decide di intervenire nella correzione: “Mi rivolgo- prosegue il suo racconto- al presidente di commissione, chiarisco le mie perplessità sulla regolarità sostanziale di questi esami di Stato, ma ottengo in cambio uno sconsolato ‘Occorre chiudere un occhio’ corroborato da un rassegnato ‘Devono essere messi tutti in condizione di essere promossi agli orali’. Se la somma dei voti degli scritti è troppo bassa, poi all’orale è difficile sopravvalutarli, non possiamo mettere 30/30 a ragazzi che a malapena ripeteranno le loro tesine, ti pare?”. “Ma perché? Non si può bocciare? Un paio di colleghi interni- prosegue il racconto- si affannano ad accumulare documenti relativi a disturbi dell’apprendimento, disturbi emotivi, situazioni familiari tragiche e quant’altro, per dilatare le valutazioni. In qualche caso a ragione, in altri casi in modo del tutto pretestuoso“. Nella forma i verbali di questi esami sono in ordine. Sono compilati senza storture formali, né irregolarità. Talmente tanto che l’arrivo di un ispettore del ministero durante gli orali battezza il principio per cui non esiste un controllo certificato sul metro di valutazione dato dai docenti. Proprio così.

Passiamo agli orali: “La maggior parte dei candidati si esprime in un italiano stentato, disarticolato, talvolta manifestamente scorretto- racconta A.R.- mostra un’assoluta impreparazione su quasi tutti i programmi di quasi tutte le discipline, e in molti casi neppure è in grado di ripetere fluidamente il lavoro di ricerca personale”. Ma i voti restano alti e la promozione vale per tutti. Il presidente di commissione che ripete a cantilena: ‘Che ci vuoi fare? Le cose vanno così, mica penserai di cambiare il mondo proprio tu?!’. Queste scuole sono aziende, se non vengono tutti promossi il servizio offerto viene deprezzato”. La dura legge del mercato dei somari.

La nostra insegnate conclude il suo racconto con un appello “ai genitori degli alunni, ai ragazzi stessi, al governo che sta varando una riforma della scuola attraverso cui i docenti sottoposti al preside potrebbero ritrovarsi perennemente sotto scacco. Il dirigente di un’azienda in qualità di preside, non sarà interessato alla cultura dei ragazzi, ma al profitto dell’azienda stessa. Avere tutti promossi, nella scuola azienda, significa aumentare o almeno rinnovare senza perdite il bacino degli iscritti”. “Così in questa lotteria dei voti del tutto soggettiva- chiude sconsolata la docente precaria- uno studente dalla vita privata difficile può illudersi di essere un bravo studente, incamerando fallimenti e scelte errate in futuro, proprio perché la scuola non l’ha aiutato a capire. O peggio ancora che un figlio di papà creda di poter comprare oggi il diploma e domani un concorso. Con buona pace dell’epopea del merito”.

di Silvia Mari – Giornalista

14 Luglio 2015
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