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Mondiali Qatar 2022, Lynch (Fair Square): “Salvare migrante blogger Malcolm Bidali”

Malcolm Bidali
L'attivista sul caso Bidali: "Altro che fake news, tutto documentato"
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ROMA –  “Il caso del lavoratore e blogger keniano Malcolm Bidali, arrestato in Qatar e accusato di aver diffuso informazioni false sulla vita dei migranti nel Paese del Golfo Persico, rappresenta un momento chiave, perché servirà a tutta la comunità internazionale del pallone per capire una cosa, ora che ci avviciniamo ai Mondiali del 2022: a che punto il Qatar sta veramente attuando le leggi sui diritti dei lavoratori, a che livello la salute e la sicurezza di chi lavora nel Paese sono rispettati”. A parlare con l’agenzia Dire è l’attivista britannico James Lynch, 41 anni, esponente dell’organizzazione in difesa dei diritti umani Fair Square, di base a Londra.

L’ong è parte di una rete di cinque organizzazioni che da giorni si sta occupando del caso di Bidali. Ventotto anni, guardia di sicurezza keniana tornata a vivere nell’emirato nel 2018 dopo un primo periodo risalente a tempo prima, era conosciuto anche come Noah. Con questo pseudonimo, dalle pagine del portale della ong Migrant Workers, documentava la sua vita e le difficoltà di essere un migrante in Qatar. Il 4 maggio le autorità locali hanno prelevato il blogger nella sua casa, inizialmente senza rivelare il luogo dove era stato trasferito né il perché. Bidali è stato rilasciato il 2 giugno ma è stato ufficialmente accusato di aver diffuso informazioni false e di aver ricevuto soldi “da entità straniere” per farlo. Giorni dopo la fine della sua custodia, inoltre, conferma anche Lynch, l’attivista “non aveva ancora un avvocato e non era stato ancora informato sulle accuse ai suoi danni”.

La vicenda della guardia di sicurezza keniana ha dato nuovo vigore alla mobilitazione che va avanti da mesi per chiedere al Qatar, che ospiterà i Mondiali di calcio tra novembre e dicembre 2022, di fare di più per i diritti dei lavoratori stranieri che vi risiedono. In settimana 47 eurodeputati hanno chiesto all’emirato di smettere di “criminalizzare” l’attivista keniano e altri difensori dei diritti umani, “annullando tutte le accuse ai danni” del blogger.

Da quando al Paese è stata assegnata l’organizzazione della Coppa, nel 2010, sarebbero stati circa 6.500 i migranti occupati nella preparazione della manifestazione che hanno perso la vita, provenienti principalmente da India, Bangladesh, Nepal, Pakistan e Sri Lanka, stando a un articolo uscito sul quotidiano britannico Guardian a febbraio. Diverse squadre nazionali, tra le quali Germania e Olanda, hanno protestato contro le violazioni dei diritti umani nelle settimane che hanno seguito l’uscita del reportage mentre la federazione norvegese, il 20 giugno, chiederà di boicottare la manifestazione.

Nei giorni scorsi al coro di proteste si è aggiunto anche il parlamentare italiano di Liberi e uguali Erasmo Palazzotto, che sul quotidiano ‘Domani’ ha chiesto di disertare una manifestazione che si giocherà in “impianti sportivi costruiti sul sangue di uomini trattati come schiavi”.

Il caso di Bidali è emblematico, secondo Lynch. “È stato uno dei pochissimi lavoratori migranti nella storia recente ad aver condiviso in modo franco e onesto le sue esperienze e ad aver messo in luce i problemi che affrontano le persone nelle sue condizioni a causa delle politiche del Qatar” dice l’attivista di Fair Square, convinto che il blogger, che “è stato sottoposto anche a misure estreme come l’isolamento”, è stato arrestato proprio per il suo lavoro. Lynch continua: “Affermano che ha diffuso informazioni false ma se leggete il suo blog scoprirete che non c’è nulla che non sia stato abbondantemente documentato da sindacati e ricercatori negli anni”.

Quanto è capitato a Bidali è significativo, secondo l’attivista di Fair Square, perché serve a fare il punto sulle contraddizioni sul rispetto dei diritti dei lavoratori nell’emirato. “Da circa quattro anni hanno promosso una serie di riforme concepite insieme all’Organizzazione internazionale del lavoro, che hanno portato a un aumento del salario minimo e alla cancellazione del ‘certificato di non obiezione’ del datore di lavoro per poter cambiare occupazione” evidenzia l’attivista. “La narrazione del governo è quindi che c’è un grande impegno su questo fronte, ma nella realtà non è affatto così”.

Tra i punti previsti dai provvedimenti studiati con l’Ilo, sottolinea Lynch, “c’è anche quello di dare maggior voce ai lavoratori e di coinvolgerli di più nei processi decisionali”. Secondo l’attivista, questo è uno degli aspetti sui quali Fair Square “continuerà a lavorare per assicurare che sia davvero così”. La priorità intanto, però, resta la sorte di Bidali: “Ci impegneremo affinché il Qatar gli permetta di avere un avvocato, formalizzare le accuse e riconoscere i suoi diritti”.

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