“Chips&Salsa”, a Genova il meglio del giornalismo digitale

Un’intera giornata, di cui l’agenzia Dire è stata media partner, dedicata a capire quanto digitale sia il giornalismo in giro per il mondo
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ROMA – Una giornata “molto nerd”. Ma non il “solito convegno dove dopo un’ora uno si alza e se ne va”. L’essenza di “Chips&Salsa: giornalismi digitali, interattivi, mediterranei”, sta tutta qui, nelle parole di due relatori. Un’intera giornata, di cui l’agenzia Dire è stata media partner, dedicata a capire quanto digitale sia il giornalismo in giro per il mondo e quanto poco lo sia in Italia e, ancor meno, a Genova.

L’ospite d’onore è Jeremy White, giornalista e graphic editor del “New York Times”, autore tra l’altro di una ricchissima inchiesta sul crollo del ponte Morandi che racchiude in sé tutte le potenzialità del giornalismo moderno e digitale, tra immagini riprese da droni, visualizzazioni in 3D, infografiche e foto e testi di grande qualità. Quando prende la parola, cala il silenzio nell’affollato auditorium dell’acquario. Ci sono tanti giornalisti assorti per cercare di carpire qualche segreto dal prestigioso collega e molti giovani aspiranti alle prese con i primi contatti con il mestiere. E qui di mestiere ce n’è davvero tanto.

La giornata è stata un lungo e dinamico alternarsi di giornalismi. “Un felice caos di prodotti diversi”, per dirla con le parole di Raffaele Mastrolonardo, co-fondatore di “effecinque” che ha organizzato la giornata assieme a “formicablu”. Un brulicare di “chips&salsa”, per citare Franco Carlini, a cui l’evento è dedicato e con cui molti degli organizzatori e dei relatori sono stati a strettissimo contatto. Tre macro temi: i dati, le visualizzazioni interattive e gli strumenti.

Densa e variegata la mattinata. Le danze sono state aperte da Alessia Cerantola con un viaggio dietro le quinte dell’inchiesta sui Panama Papers, Gianluca De Martino con il portale “Confiscati bene” per la trasparenza dei dati sui beni confiscati alla criminalità organizzata, Alice Corona e i suoi reportage dall’estremo oriente, Isaia Invernizzi che cerca di predicare il data journalism locale all’”Eco di Bergamo”, e lo spagnolo Oscar Marin Mirò che unisce i dati ai video a 360 gradi e alle rappresentazioni in 3D.

Con Jeremy White si passa al mondo del “visual” e ci si concentra su Ponte Morandi, anche grazie agli spunti del caporedattore del “Secolo XIX” Giovanni Mari, moderati da Anna Masera. Poi arriva il mondo del “visual”. Oltre all’inchiesta del “New York Times” hanno raccontato le loro esperienze con le tecnologie immersive Pablo Leon Sanchez di “El Pais”, il freelance Filippo Mastroianni e Marianna Bruschi, responsabile del visual lab del gruppo Gedi.

Al pomeriggio tocca ai “tools”, gli strumenti per condire di digitale e di dati accattivanti l’attività giornalistica di tutti i giorni. E ce n’è davvero per tutti i gusti. Si passa dalle opportunità offerte dal Google News Lab e presentate da Clara Attene, che ha fatto un mini-lezione sull’utilizzo di “Flourish”, agli strumenti di Microsoft per raccontare una storia con grafici e quant’altro assieme a Mattia De Rosa.

Ci sono gli appunti di viaggio di Eleonora Vio, c’è la storia di Carola Frediani che da giornalista italiana più esperta di cyber-sicurezza ha deciso di cambiare vita e tenere un legame con il passato solo attraverso una newsletter seguita ogni settimana da 4.000 persone. E poi ci sono i trucchi del mestiere del fact-checker di “effecinque” Nicola Bruno, che ha diffuso il verbo dell’approfondimento e dell’anti-bufala, una specie quantomai protetta nell’universo dei bit dove può circolare davvero di tutto.

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14 Giugno 2019
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