BOLOGNA – “Abbiamo ricevuto rassicurazioni sulle risorse e sull’impegno che verranno messi nell’inchiesta, da questo punto di vista è stato un incontro molto proficuo”. A dirlo, parlando con i cronisti all’uscita dalla Procura di Bologna, sono gli avvocati Alessandro Gamberini e Luca Moser, che assistono i familiari delle vittime della banda della Uno bianca e che in tarda mattinata hanno incontrato la procuratrice aggiunta Lucia Russo, titolare dei due fascicoli di indagine attualmente aperti sui crimini della banda assieme al sostituto procuratore Andrea De Feis, e il procuratore capo Paolo Guido. I due legali spiegano di aver chiesto alla Procura un impegno investigativo “adeguato all’importanza dell’inchiesta”, pur comprendendo che “parliamo di una vicenda di 30 anni fa” e che “l’inchiesta sia resa difficilissima dalla difficoltà di acquisire reperti e fascicoli”.
Sul punto, Gamberini cita, a titolo d’esempio, “il ritardo del Ris, di cui attendiamo i risultati dell’incidente probatorio del giugno 2025 e che pare sia dovuto al fatto che c’è stata grande difficoltà nell’acquisire i riscontri di comparazione rispetto, ad esempio, alle impronte genetiche non solo dei Savi, ma anche dei molti possibili complici ancora in libertà”. Il “tema vero è se la Polizia giudiziaria impiegherà risorse adeguate”, prosegue il legale, aggiungendo che “su questo punto sembra che qualche intervento sia stato fatto per vedere che questo impegno si intensifichi”. Dal momento che le indagini- che al momento risultano essere ancora contro ignoti- sono ancora in corso, la Procura non può condividerne i dettagli, ma per i legali i pm sono “impegnatissimi a trovare delle prove spendibili in un processo, che è l’obiettivo anche nostro”. Un nuovo incontro con i pm, concludono Gamberini e Moser, si terrà “nel giro di qualche settimana”.





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