Ippolito (Cts): “Se tutto va bene in autunno si parlerà di calcio, non di Covid”

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Il direttore scientifico dello Spallanzani: "Se a fine estate la copertura vaccinale sarà superiore al 65-70%, le terapie intensive si svuoteranno"
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ROMA – “Non ho la palla di vetro, ma l’esperienza dell’anno scorso ci dice che questo virus non se ne andrà via da solo. Rispetto all’anno scorso, però, quest’anno c’è una variabile a nostro favore, che è il vaccino: se alla fine dell’estate il tasso di copertura vaccinale complessivo sarà superiore al 65-70% e se tutte le persone più a rischio saranno state messe in sicurezza, i reparti ospedalieri e le terapie si svuoteranno, e i decessi si ridurranno drasticamente”. Risponde così Giuseppe Ippolito, membro del Cts e direttore scientifico dell’Istituto nazionale Malattie infettive Spallanzani di Roma, interpellato sulla possibilità che i cittadini quest’anno possano vivere un’estate più serena e sul rischio, eventuale, di una nuova ondata di Covid-19 in autunno, nel corso di un’intervista rilasciata all’agenzia Dire.

“È esattamente quello che sta succedendo in Israele o in Gran Bretagna, due nazioni che sono più avanti di noi nell’immunizzazione. A quel punto- prosegue Ippolito- posso ipotizzare che in autunno, con le dovute attenzioni, nei bar si potrà tornare a parlare del campionato di calcio e non delle curve epidemiologiche”.

“CON L’ALLUNGAMENTO DELL’INTERVALLO TRA LE DOSI LA PROTEZIONE RESTA BUONA

Ippolito, in molti si stanno ‘lamentando’ dello slittamento della seconda dose Pfizer. La stessa azienda ha spiegato che la seconda dose si dovrebbe fare nei tempi stabiliti. Pensa sia stato corretto modificare la data della seconda somministrazione?

“In un’ottica di protezione individuale l’ideale sarebbe rispettare i tempi di richiamo testati negli studi clinici, ma l’esperienza inglese, recentemente riportata in uno studio sul ‘British Medical Journal’, ci dice che una sola dose, sia di Pfizer/BioNTech che di AstraZeneca, conferisce il 60/70% di protezione dalla malattia sintomatica, e l’80% di protezione dall’ospedalizzazione nelle persone over 70, cioè i più a rischio. Quindi in un’ottica di salute pubblica, nella quale è prioritario mettere in sicurezza il maggior numero possibile di persone, è corretto utilizzare il maggior numero di dosi possibile per le prime immunizzazioni. Si tratta di un semplice calcolo aritmetico è meglio avere 50 persone vaccinate con due dosi e protette al 90%, e 50 non vaccinate, o piuttosto 100 persone vaccinate con una sola dose e con una protezione comunque tra il 60 e l’80%? La stessa direttrice medica di Pfizer ha affermato che è anche vero, però, che l’efficacia della prima dose è già molto alta e in Gran Bretagna l’allungamento dell’intervallo ha confermato che la protezione resta buona”.

CONTENZIOSO UE/ASTRAZENECA RIGUARDA LE CONSEGNE, NON L’EFFICACIA

Prosegue intanto il timore da parte di molte persone di fare il vaccino AstraZeneca. L’Ue ha interrotto anche i contratti con l’azienda, perché non ha rispettato i tempi di consegna delle dosi. Ma il rischio è reale o solo frutto di una errata percezione?

“Le vicende legali tra l’UE e AstraZeneca non riguardano minimamente l’efficacia di questo vaccino, che nella vaccinazione di massa, e torno sull’esempio inglese, ha dimostrato di essere efficace e ha salvato la vita a tantissime persone. Il contenzioso nasce dal mancato rispetto da parte dell’azienda degli impegni di consegna delle dosi all’Unione Europeae dal fatto che nello stesso periodo, invece, l’azienda ha garantito la regolare consegna delle dosi alla Gran Bretagna”.

REITHERA? “FASE 2 SVOLTA REGOLARMENTE SU 1.000 VOLONTARI”

Un’ultima domanda, infine, sul candidato vaccino italiano contro il Covid-19, ideato, prodotto e brevettato da ReiThera, società biotech di Castel Romano, alle porte di Roma. A che punto è la sperimentazione allo Spallanzani?

“La sperimentazione di fase 1 di ReiThera si è conclusa con successo, il vaccino si è dimostrato sicuro ed immunogenico: i dati sono disponibili sulla repository di pre-print medRxiv ed è in corso la peer review propedeutica alla pubblicazione su una rivista scientifica. La fase 2 si è regolarmente svolta in una ventina di centri clinici di tutta Italia, con l’arruolamento di circa 1.000 volontari suddivisi in gruppi ai quali è stato somministrata, secondo uno schema casuale, una dose di vaccino, due dosi, o un placebo”.

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