Asparagi? No, erba illegale. Sequestrata una tonnellata di canapa a Padova

canapa
I finanzieri hanno sequestrato il 'bottino' di un giro d'affari di oltre tre milioni di euro
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VENEZIA – Oltre una tonnellata di canapa, 45 chili di semi, 6.280 piante, 320 chili di infiorescenze e 230 chili di hashish (pronti per essere commercializzati da una società dell’hinterland milanese attraverso piattaforme di e-commerce). È il ‘bottino’ dell’operazione “erba di casa mia” portata a termine dai finanzieri del Comando provinciale di Padova, a conclusione di un’indagine diretta dalla Procura di Rovigo che ha ricostruito la filiera commerciale e la relativa rete di produzione, distribuzione e vendita della canapa della varietà ‘Antal’, che è illegale. È stata infatti cancellata dal catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole ammesse nell’Unione europea.

È partito tutto dalla scoperta fatta dai finanzieri della Compagnia di Este che, a ottobre 2020, hanno trovato oltre 6.000 piante di canapa in un fondo agricolo nel Comune di Pernumia (Padova). Eppure lì, formalmente, avrebbero dovuto essere coltivati asparagi da parte di una società agricola locale. Le successive analisi chimico-tossicologiche hanno certificato invece che si trattava di ‘Antal’ le cui sementi sono proibite per la libera coltivazione in ambito europeo, poiché generano raccolti con concentrazione di Thc estremamente instabile. Ma non era finita lì: la piantagione era stata allestita per un’altra impresa agricola di Padova, risultata priva delle autorizzazioni del ministero della Salute e, che, a sua volta, si era approvvigionata di semi da un rivenditore di Pisa dopo che la varietà era stata bandita dall’Ue. Il che configura un’altra infrazione della legge secondo cui l’utilizzo di derivati della canapa -purché prodotti da specie ammesse- è consentito solo per autoproduzione energetica aziendale ovvero quale fibra per la bioedilizia o per cosmetici ed alimenti.

I finanziari hanno scoperto anche vendite della varietà illegale, commercializzandola attraverso rivenditori di infiorescenze di canapa e derivati (i coffee shop) in Italia e Francia. Complessivamente, sono stati individuati 49 soggetti, che, a vario titolo, sono risultati coinvolti in operazioni commerciali di acquisto e vendita di sementi, piante, di materiale vegetale (foglie, infiorescenze e ramaglie) e di prodotti derivati, tutti riconducibili all”Antal. Tra dicembre 2020 e lo scorso aprile, i Finanzieri della Compagnia di Este, eseguendo perquisizioni su delega della Procura di Rovigo, hanno quindi fatto scattare i sequestri nelle province di Lodi, Padova, Pisa, Trento e Verona. Le sostanze sequestrate, distrutte in inceneritore, avrebbero generato all’ingrosso un giro d’affari di oltre tre milioni di euro e vendendo al dettaglio su canali commerciali non autorizzati, avrebbero potuto fruttare anche ulteriori introiti.

Nel corso delle investigazioni, inoltre, è stato possibile riscontrare anche cessioni di 230 chili di canapa, quasi 150 chili di semi e oltre 37.000 piante, che, già immesse in consumo, hanno permesso alle società coinvolte, nell’arco di pochi mesi, di ottenere un guadagno stimato in 300.000 euro. Gli amministratori delle imprese coinvolte sono stati quindi denunciati per istigazione a delinquere o produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti.

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