L’allarme dei sindaci: “Non abbiamo risorse, così servizi a rischio”

Dopo l'approvazione del 'dl rilancio' parlano i sindaci di tutta italia
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ROMA – Ai sindaci il decreto rilancio non basta. I primi cittadini di tutta Italia, privati delle entrate che il governo ha tagliato a imprese e commercianti in difficolta’, chiedono a gran voce un aiuto ulteriore: “Ci sono tante risorse per imprese e famiglie- avverte il presidente dell’Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro- ma noi cosi’ i bilanci non li chiudiamo. Anche noi siamo come le aziende, con entrate e uscite”.

E aggiunge: “Le uscite servono per il trasporto pubblico, l’illuminazione, la raccolta dei rifiuti. Non avendo tasse”, come ad esempio la Tari, “imposte e multe, rischiamo di non poter fornire servizi“.

La Dire ha interpellato i primi cittadini di diverse citta’ d’Italia per conoscere la situazione territorio per territorio.

DECARO (BARI): STRADA ANCORA IN SALITA

Apprezziamo lo sforzo fatto dal governo perche’ ai 3 miliardi concordati qualche settimana fa per compensare la riduzione delle entrate determinate dal lockdown, si aggiunge un miliardo per sostenere il trasporto pubblico, la mancata riscossione della tassa di occupazione del suolo pubblico, visto che gli eventi e le manifestazioni sono tutti saltati, e la tassa di soggiorno. Ma sappiamo che la strada e’ ancora tutta in salita“. Lo dichiara il sindaco di Bari Antonio Decaro che cosi’ commenta il decreto Rilancio presentato ieri dal presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte.

“Il decreto – evidenzia – doveva aiutare i Comuni a chiudere i loro bilanci, a mantenere cioe’ l’equilibrio dei conti. Doveva continuare a offrire servizi nonostante le nostre entrate, derivanti da imposte che non si possono esigere, si siano drasticamente ridotte. Nel decreto – aggiunge il primo cittadino che presiede anche l’Anci – non ci sono, ad esempio, i 400 milioni di tassa sui rifiuti che non intendiamo riscuotere dagli operatori commerciali che hanno dovuto tener chiuse le attivita’ perche’ obbligati dal decreto imposto dall’emergenza sanitaria. Cosi’ i Comuni rischiano di non chiuderli comunque i bilanci. Sono somme di cui abbiamo vitale bisogno, a Bari come a Milano, Firenze, Roma o nei comuni piu’ piccoli”.

“Da oggi cominceremo a lavorare su questo fronte e nelle prossime settimane – anticipa Decaro – vedremo cosa potremo ottenere in fase di conversione parlamentare. Non vorremmo dover arrivare a lasciare i rifiuti per strada o tagliare il numero dei bus o tenere al buio le nostre citta’ di notte. Noi sindaci siamo obbligati per legge al pareggio di bilancio: senza entrate ci si dovra’ inventare qualcosa per tagliare i servizi e questa – conclude – e’ l’ultima cosa che vogliamo fare e che servirebbe al Paese”.

PELLA: SERVONO 5 MLD, COMUNI A RISCHIO DEFAULT

“I comuni rischiano il default perchè i 3 miliardi stanziati nel decreto rilancio non bastano per chiudere i bilanci”. Roberto Pella, deputato di Forza Italia e vicepresidente Anci, si unisce al grido di dolore di Antonio Decaro e invita il governo ad avere “una maggiore attenzione verso i sindaci”. “Stiamo chiedendo il minimo per tenere i motori accesi dell’amministrazione e assicurare i servizi ai cittadini altrimenti si rischia di distruggere il tessuto economico del paese”. Pella è sicuro che tutti i gruppi parlamentari, di maggioranza e opposizione, interverranno in sostegno dei comuni. “Chiediamo rispetto perchè siamo parte di questa Repubblica. Siamo uniti e compatti al di là dell’appartenenza politica”, sottolinea il parlamentare azzurro. Pella, che è anche sindaco di Valdengo, piccolo centro in provincia di Biella, spiega come questa “emorragia” delle entrate vada a colpire anche i “piccoli borghi” italiani e non solo le grandi città. “Pesa il mancato incasso della tassa di soggiorno come quello della Tari sulla quale registravamo un insoluto anche negli anni precedenti. Adesso, ovviamente, la gente dovrà pagare prima le bollette di luce e gas per evitare il distacco”. Già senza l’emergenza covid i comuni avrebbero avuto delle forti difficoltà quest’anno, con quello che è successo “sarà una debacle. Noi le risorse non le utilizziamo per distribuire dividendi, ma per l’illuminazione, la scuola, il sostegno alle famiglie in difficoltà e alla locazione”. E ancora “per gli anziani, per la pulizia delle strade e dei parchi”. Secondo l’Ifel, l’istituto per la fiscalità locale, per effetto del lockdown le mancate entrate per i comuni hanno “già superato ampiamente i 5 miliardi”, conclude Pella.

MARINI (ALBANO L.): SU ENTI LOCALI MANCANZE, ATTENZIONE A PARITARIE

Quello presentato ieri dal Governo “e’ un decreto che va nella giusta direzione”, tuttavia sugli enti locali “manca ancora qualche pezzetto, le mancate entrate per questi ultimi, dovute alle varie agevolazioni ai cittadini in questo periodo di pandemia, non vengono compensate per intero”. Lo ha detto all’agenzia Dire, il sindaco di Albano Laziale, Nicola Marini, che si unisce al coro di alcuni colleghi di vari comuni italiani scontenti per le risorse destinate agli enti locali contenute del dl Rilancio.

Inoltre, ha ammonito Marini, “il mancato inserimento delle scuole paritarie nel decreto, rischia di tramutarsi in una ulteriore zavorra per i Comuni: senza fondi e’ probabile che queste ultime dovranno ricorrere al sostegno degli istituti comunali, e quindi, dei Comuni stessi, gia’ in estrema sofferenza”.

MANCINELLI (ANCONA): DL RILANCIO IMPORTANTE MA DA INTEGRARE

“Un risultato importante ma molto probabilmente servira’ un’integrazione”. Lo spiega alla Dire il sindaco di Ancona Valeria Mancinelli commentando le misure inserite nel dl Rilancio a sostegno degli enti locali. In seguito all’emergenza Coroanvirus l’Anci aveva stimato una necessita’ per i Comuni di circa 5 miliardi. Al momento si parla di una cifra intorno ai 3,5 miliardi di euro.

“Bene ha fatto il Governo a raccogliere il grido d’allarme dei Comuni che, ricordo, sono un pezzo dello Stato e non una controparte- commenta Mancinelli, eletta ‘sindaco del mondo’ nel 2018- Rimangono pero’ aperte delle questioni: dal ristoro della Tari, al fondo per il trasporto pubblico locale fino al monitoraggio paritetico tra Anci e Governo per valutare la situazione nel secondo semestre dell’anno. Ad oggi neppure i Comuni sono in grado di dire con esattezza come si andra’ a chiudere l’anno perche’ le variabili in relazione alle mancate entrate sono tante. Si potra’ capire qualcosa di piu’ a seconda di come andra’ la ‘fase 2′. La percezione che si ha oggi pero’ e’ che molto probabilmente servira’ un’integrazione delle risorse attuali”.

Insomma soddisfazione per il punto di arrivo raggiunto ma allo stesso tempo realismo nel valutare le difficolta’ che inevitabilmente nei prossimi mesi interesseranno i Comuni. “Ha fatto bene il Governo a capire quello che chiedono i Comuni che sono la parte dello Stato con maggiore aderenza al paese reale- continua Mancinelli- Molto probabilmente pero’ le misure non saranno sufficienti e dunque servira’ una verifica da qui a fine luglio. Anche perche’ lo Stato centrale puo’ fare debito per finanziare le spese straordinarie mentre i Comuni hanno l’obbligo del pareggio di bilancio. E allora se vengono meno le entrate e non ci sono trasferimenti compensativi dallo Stato il rischio e’ di dover tagliare i servizi”.

Lo stesso rischio paventato dal primo cittadino di Firenze Nardella che qualora non venissero trasferite le adeguate risorse ai Conuni ha detto di voler sospendere la pubblica illuminazione. “Ad Ancona non la stacchiamo- conclude Mancinelli- pero’ se vengono meno le entrate e non ci sono i trasferimenti e’ evidente che, dovendo rispettare l’obbligo del pareggio di bilancio, i Comuni si trovano costretti a ridurre i servizi”.

GHINELLI (AREZZO): SMAGRISCO IL BILANCIO E AIUTO CITTADINI

Se Firenze piange, Arezzo non ride ma ‘gli fa la predica’. E se il capoluogo toscano con il suo sindaco, Dario Nardella, minaccia di spegnere i lampioni della luce pubblica per racimolare risorse, la citta’ della Giostra del Saracino “non ha di questi problemi. Qui i servizi sono tutti garantiti”. Lo assicura all’agenzia Dire il sindaco Alessandro Ghinelli.

“Nardella- spiega- fa un ragionamento che non puo’ non fare, perche’ non si e’ mai posto il tema di riconsiderare il modello di sviluppo fiorentino”, visto che “ha ereditato una citta’ che vive sostanzialmente dei 22 milioni di turisti che la permeano tutto l’anno” e a cui “gli tira via 48 milioni di tassa di soggiorno”. Non solo “c’e’ un’economia di tutto il terziario che sta dietro al turismo, che ci ruota attorno, dai musei, ai ristoranti, agli alberghi, al commercio e la moda”.

Si tratta, metaforicamente, “di un rubinetto da cui non esce acqua ma champagne, tutti i giorni. E ora che la fonte si e’ chiusa, ha qualche problema e minaccia di spegnere delle luci” se non dovessero arrivare le risorse dal governo. Detta in parole povere, e’ “la fortuna di Firenze venuta meno improvvisamente”.

A Ghinelli, inoltre, non e’ andata giu’ l’impostazione con cui Nardella vorrebbe perimetrare il fondo ad hoc sul turismo, ovvero “alle citta’ che hanno una chiara vocazione turistica: tradotto Roma, Firenze, Venezia e forse Pisa. Non mi sta bene”.

Tornando ai guai sui bilanci, ad Arezzo la musica e’ diversa, ragiona Ghinelli: “Siamo riusciti a fare una manovra, che portero’ in Consiglio comunale, dove metto in gioco due milioni di risorse proprie del Comune trovate in quelle piccole ‘sacchettine di grasso’ presenti in un bilancio sano. Lo smagrisco completamente, sostanzialmente bloccando le assunzioni per quest’anno, ovvero congelando i concorsi che avevamo in ponte per il 2020”. Ma anche riducendo Tari e Cosap. “Riduco, praticamente, tutto quello che posso ridurre. Lo posso fare senza mandare in default il Comune, mettendo pero’ due milioni per aiutare cittadini e aziende in questo momento difficile”.

Ghinelli, tuttavia, non nasconde che si tratti di una misura del momento. Non nega, infatti, che i municipi stiano navigando pericolosamente a vista: “E’ evidente- sottolinea- che se non arrivano risorse fresche dal governo, visto che i tre miliardi messi sul piatto non bastano, rischiamo non ora ma piu’ avanti di vedere il buio”. Ecco perche’ “ieri Decaro ieri ha scritto una lettera al governo per chiedere almeno 5 miliardi”, senza “molti comuni italiani andranno in default”.

Detto questo, ad Arezzo “riusciamo ad aiutare le aziende, i negozi e gli esercizi commerciali, quelli che, rimasti chiusi per due mesi, dovranno riaprire cominciando a spendere. Ma e’ qui che interviene il comune: non facciamo pagare il suolo pubblico, se possiamo riduciamo affitti e daremo soldi per le sanificazioni. Un aiuto, insomma, per le spese iniziali al nuovo avviamento. Questo lo puo’ fare Arezzo e pochi altri in Italia, perche’ con i bilanci sani non ci sono molti comuni”.

FIORAVANTI (ASCOLI P.): GOVERNO METTA MANO AL PORTAFOGLIO

“Mi unisco anche io all’appello dei sindaci nei confronti del Governo dopo i difficili mesi dell’emergenza Coronavirus. Abbiamo assolutamente bisogno del ristoro delle mancate entrate”. A dichiararlo e’ il sindaco di Ascoli Piceno Marco Fioravanti che sottolinea come siano “a rischio i servizi essenziali”.

Il primo cittadino ha voluto ricordare come i sindaci italiani siano “in prima linea a dare risposte a famiglie ed imprese. Noi faremo la nostra parte con misure straordinarie di sostegno alle attivita’- sottolinea ancora Fioravanti-. Necessitiamo, tuttavia, di un intervento concreto del Governo, chiamato a mettere mano al portafoglio al fine di farci avere le risorse necessarie per andare avanti”, conclude il primo cittadino di Ascoli Piceno.

FESTA (AVELLINO): BENE I FONDI PER SICUREZZA SISMICA

I fondi assegnati ai Comuni con il decreto Rilancio rappresentano “una prima importante risposta alle nostre esigenze. È chiaro che auspichiamo un ulteriore intervento”. Lo ha spiegato all’agenzia Dire il sindaco di Avellino Gianluca Festa, commentando l’ultimo provvedimento varato dal governo.

“Per quanto riguarda la mia citta’ – aggiunge – questi fondi ci consentono di liberare somme per interventi immediati, sono necessari per fronteggiare l’emergenza. Penso a contributi per le attivita’ commerciali, ma anche a interventi per migliorare la qualita’ della vita e offrire maggiori servizi ai cittadini. Al di la’ della fase 2, io sostengo che la vera risposta sia tornare alla normalita’”.

Avellino potra’ beneficiare in particolar modo anche dei fondi previsti per gli investimenti green, l’efficientamento energetico e la messa in sicurezza sismica degli edifici. “La ricostruzione post sisma – afferma Festa – e’ ancora incompiuta. Ritengo che queste misure possano rappresentare un’opportunita’ per favorire una collaborazione sana e trasparente tra pubblico e privato. È uno strumento per la ripresa su cui punteremo”.

MASTELLA (BENEVENTO): STANZIAMENTO MODESTO, COMUNI IN ‘ESILIO’

“La cifra stanziata per i Comuni e’ troppo modesta rispetto al quadro economico che diventa desolante per le nostre finanze. Parliamo di una cifra di 3 miliardi, a fronte di perdite stimate pari a 8 miliardi. Troppo tenue rispetto ai problemi drammatici dei Comuni”. Lo ha spiegato all’agenzia Dire il sindaco di Benevento Clemente Mastella, interpellato sulle misure previste dal decreto rilancio varato dal governo.

“L’Anci – ricorda l’ex Guardasigilli – aveva chiesto 5 miliardi di euro. Mi auguro, a questo punto, che i Comuni facciano ‘casino’, cioe’ si facciano sentire perche’ quei 3 miliardi diventino qualcosa di piu’. Noi sindaci siamo gli unici in grado di misurare il dato reale della poverta’, abbiamo piu’ conoscenza del bisogno reale delle persone, e abbiamo meno artifici burocratici da superare”.

Per Mastella, il principale problema per sostenere le fasce deboli riguarda infatti la liquidita’ piu’ che la dotazione finanziaria disponibile vera e propria. “Una dotazione maggiore ai Comuni – osserva – significa dare soldi direttamente alle famiglie. Il ministro Gualtieri parla di risorse da mettere subito a terra, ma cosi’ non le troviamo neanche a mezz’aria”.

Altro tema affrontato dal sindaco di Benevento riguarda il ruolo rivestito dai sindaci durante l’emergenza coronavirus. “C’e’ bisogno di una rivalutazione del compito e delle funzioni degli enti locali – sottolinea Mastella – perche’ il rischio e’ che i Comuni tornino dall’esilio in cui sono stati messi. C’e’ stata questa disputa barocca tra governo centrale e Regioni, mentre i nostri poteri di ordinanza, soprattutto in materia sanitaria, sono stati espropriati”.

PASTORINO (BOGLIASCO): 3,5 MILIARDI NON BASTANO

Luca Pastorino, presidente del consiglio comunale di Bogliasco, gia’ sindaco del comune in provincia di Genova, e deputato di Leu-E’ viva, non nasconde la preoccupazione per la tenuta delle casse comunali. Il decreto rilancio stanzia 3,5 miliardi a favore dei comuni, parte dei quali a copertura delle minori entrate. “Ma i comuni si troveranno ad affrontare una sommatoria di problemi, a cominciare dalla disponibilita’ economica”.

La premessa per il parlamentare della Sinistra, e’ che non si possano “far pagare le tasse, penso ad esempio alla Tari, a gente che per tre mesi e’ stata chiusa. Ed ha una prospettiva di ripresa quanto meno incerta. I sindaci si stanno arrovellando per trovare soluzioni, ma e’ evidente che e’ necessario un nuovo intervento del governo o un intervento emendativo in Parlamento”.

In fondo, ragiona Pastorino, i sindaci sono “il terminale ultimo quello a cui tutti fanno riferimento nel momento decisivo. Prendiamo il tema della stagione estiva. Si fa presto che si tornera’ al mare ma in localita’ come le nostre dove gli spazi sono ristretti si porra’ il tema della sorveglianza sul distanziamento sociale. E chi controlla? Ci vogliono altri addetti, quindi altre risorse. Ma si potrebbe continuare: ad esempio con il tema degli affitti e via dicendo”.

Pastorino e’ sicuro che l’Anci si fara’ sentire (“Decaro e’ uno che vive nel mondo che lo circonda”) anche perche’ “la pensano cosi’ tutti i sindaci di tutti i colori politici. Basta farsi un giro nelle chat, per misurare il livello di preoccupazione che c’e’ in giro. Tutti vorranno contenere al massimo la pressione fiscale per chi tenta di riaprire. Ed e’ giusto cosi’. E allora bisogna cercare ogni soluzione possibile a partire da una considerazione di base: 3 miliardi e mezzo non bastano”.

LEPORE (BOLOGNA): NON TEMIAMO NULLA, SIAMO UN COMUNE SOLIDO

Se a Firenze si aggira lo spettro del taglio all’illuminazione pubblica per il deficit del Comune a causa dell’emergenza covid, a Bologna invece “non temiamo nulla, perche’ questa e’ una citta’ gia’ illuminata. Possiamo affrontare questa situazione difficile con risorse che altre citta’ non hanno. Non mi riferisco solo ai soldi, ma a scelte lungimiranti fatte in questi anni”. A parlare in questi termini e’ Matteo Lepore, assessore alla Cultura del Comune di Bologna e braccio destro del sindaco Virginio Merola, rispondendo a una domanda sul caso Firenze oggi nel corso di una videoconferenza stampa.

Un incontro coi giornalisti nel quale Lepore sottolinea, tra l’altro, che “a differenza di altre citta’, dove i sindaci hanno gia’ dichiarato di non riuscire ad aprire musei e biblioteche per il rischio default, Bologna e’ pronta e ha le risorse per farlo”. All’orizzonte, dunque, non ci dovrebbero essere tagli ai servizi sotto le Due torri a causa della crisi legata al coronavirus.

E questo perche’ negli anni “abbiamo recuperato l’evasione fiscale e abbiamo dimezzato il debito del Comune- sottolinea l’assessore- per scelta politica. Questo ci permette di avere una sicurezza che salvaguardera’ i servizi alla persona e i servizi culturali senza particolari aiuti dallo Stato”, che invece saranno utilizzati per sostenere “chi sta fuori dal Comune”, ovvero altre categorie in difficolta’.

In altre parole, rivendica Lepore, “siamo un Comune solido e lasceremo in eredita’ (nel 2021 scade il mandato della Giunta Merola, ndr) un Comune in salute e una citta’ con una grande forza di ripartenza”. L’assessore si dice invece dispiaciuto nel “vedere altre citta’ a rischio default. Non significa che non siano illuminate- prosegue nella metafora- ma forse che l’articolo 9 della Costituzione, sulla tutela della cultura, non va a braccetto con l’articolo 1”.

Detta in altri termini, segnala Lepore, “quando le citta’ si abbandonano al turismo di massa e non mantengono un equilibrio, come invece abbiamo fatto noi, e’ evidente che quando un lato della bilancio crolla anche la citta’ rischia”. Bologna invece in questa emergenza “sta dimostrando grande forza- insiste l’assessore- non significa che non ci siano problemi, ma la citta’ deve avere questa consapevolezza di se’, senza spocchia: noi svolgiamo un ruolo nazionale inedito al tavolo della cultura perche’ collaboriamo con le altre citta’”.

Quindi, afferma Lepore, “dobbiamo continuare a compiere scelte illuminate anche in futuro. Bologna sa generare idee e soluzioni perche’ e’ una citta’ culturale, la componente della cultura e’ fortissima senza la quale non avremmo idee per ripartire e saremmo piu’ poveri di fronte alla ripartenza”, conclude l’assessore.

COCCO (BOTTIDA): SERVONO ALTRI TRASFERIMENTI

“L’allarme di Nardella? In questo momento il mio Comune non vive situazioni del genere, ma e’ chiaro che lo sguardo va orientato al futuro, e la preoccupazione c’e'”. Cosi’ alla “Dire” Daniele Cocco, sindaco di Bottida, piccolo Comune di circa 700 abitanti  nel sassarese. 

“Dalla crisi meramente sanitaria penso che ne usciremo in tempi non lunghi- spiega Cocco, anche capogruppo di Leu in Consiglio regionale-. Per quanto riguarda invece il tessuto economico e sociale, in prospettiva avremo sicuramente bisogno di ulteriori trasferimenti, nazionali e regionali. Tutti i nodi alla fine vengono al pettine: lo Stato negli ultimi 10 anni ha tagliato somme importati da destinare ai Comuni, stiamo parlando del 40% delle risorse in meno. E a livello regionale, e’ chiaro che dovremo chiedere l’incremento del Fondo unico per gli enti locali”.

PRIMI CITTADINI DEL BRINDISINO A CONTE: PIÙ ATTENZIONE

“Le chiediamo una particolare attenzione alle amministrazioni comunali che stanno affrontando, oltre l’emergenza sanitaria, anche quella socio economica dei propri territori alcuni dei quali sono in pre-dissesto con relativo piano di riequilibrio economico-finanziario”. È il passaggio di una lettera che i venti sindaci della provincia di Brindisi hanno inviato al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e in cui evidenziano le proposte per aiutare gli Enti comunali ad affrontare la fase di ripartenza.

I primi cittadini chiedono “l’abbattimento del fondo crediti di dubbia esigibilita’, la sospensione del rateo dei mutui contratti dalle amministrazioni con la Cassa depositi e prestiti, il rimborso delle tasse non riscosse, la sospensione per almeno 3 anni del rateo del piano di riequilibrio finanziari e il possibile utilizzo delle risorse accantonate per il rischio contenzioso”.

“È inoltre indispensabile – sostengono i primi cittadini – sostenere la digitalizzazione degli enti pubblici, assumere giovani preparati alle sfide del futuro e investire nel settore del welfare locale”. Dietro le richieste “ci sono bisogni delle nostre comunita’ da soddisfare, servizi da potenziare, cittadine e cittadini da accudire e incoraggiare, lavoratori e lavoratrici da salvaguardare, progetti di rilancio per lo sviluppo delle comunita’ da mettere in campo”, concludono i sindaci.

PETRELLA (CASTEL VOLTURNO): SBAGLIATO REGOLARIZZARE MIGRANTI

La procedura per regolarizzare parte dei migranti irregolari presenti sul territorio italiano e inserita nel decreto rilancio “non dara’ respiro al nostro territorio, ne’ risolvera’ i tanti problemi di cui soffre Castel Volturno”. Ne e’ convinto il sindaco di Castel Volturno (Caserta) Luigi Petrella, interpellato dall’agenzia Dire sulle nuove misure varate dal governo.

Il primo cittadino ricorda che nel Comune campano sono presenti circa “20mila immigrati irregolari che vivono in appartamenti abbandonati dai vacanzieri negli anni in cui a Castel Volturno si e’ sviluppato il degrado. Parlare di regolarizzazione – dice Petrella – significa consentire a queste persone di spostarsi. Ma Castel Volturno restera’ sempre un territorio appetibile, un punto di riferimento per gli immigrati. Regolarizzare potrebbe essere una minima soluzione? Per il momento no, in futuro vedremo. Il caporalato? Restera’. Ci vuole ben altro, una legge speciale per Castel Volturno, come e’ stato richiesto piu’ volte anche in passato”.

Il sindaco ricorda che la presenza di tanti migranti non e’ l’unico problema del territorio “perche’ qui il tasso di disoccupazione giovanile tra i miei concittadini sfiora il 50-60%. La poverta’ delle famiglie viene aggravata anche dalle presenze di irregolari che costano 4 milioni di euro alle casse comunali, come certificato dai nostri uffici. Ogni cittadino, allora, paga il doppio delle tasse”.

Per l’anagrafe, a Castel Volturno vivono 27mila persone “ma a questi – osserva Petrella – si aggiungono i 20mila immigrati invisibili. Sono invisibili, ma lo sanno tutti. Allora, perche’ lo Stato, visto che lo sa, non trasferisce al nostro Comune le risorse che dovrebbe trasferire a un comune che conta 47mila residenti?”.

POGLIESE (CATANIA): TROPPO POCHI 3 MILIARDI PER I COMUNI

“Mi sarei aspettato molto di piu’: tre miliardi di euro per i Comuni non rappresentano una cifra congrua rispetto a quello che perderanno questi enti in termini di minori entrate tributarie”. Per Salvo Pogliese, sindaco di Catania, e’ negativo il giudizio sul decreto Legge Rilancio.

“Le previsioni dei Comuni parlano di perdite tra i cinque e gli otto miliardi di euro – spiega Pogliese al telefono con la Dire -. Non sostenere i Comuni, che sono il front-office della pubblica amministrazione con i cittadini, non e’ una scelta oculata da parte del governo”.

Tra le note negative anche la mancata modifica dei precedenti provvedimenti attuati dall’Esecutivo “che avrebbe consentito a molti Comuni in dissesto di rinegoziare i mutui con Cassa depositi e prestiti – ricorda Pogliese -. Bastava una piccola modifica, c’era anche l’ok di Cassa depositi e prestiti. Non e’ arrivata e molte realta’ sono rimasti fuori da questa opportunita’”.

LAPUNZINA (CEFALÙ): BENE SENZIONE IMU MA OCCHIO AI TEMPI

“Nel decreto ci sono misure incoraggianti come quelle che esentano le attivita’ turistiche dal pagamento dell’Imu: si tratta di provvedimenti che incoraggiano gli albergatori e non danneggiano i Comuni per le mancate entrate”. Lo dice il sindaco di Cefalu’, centro turistico in provincia di Palermo, Rosario Lapunzina, conversando con la Dire sul decreto Rilancio appena varato dal governo.

“Sono segnali incoraggianti per la ripresa ma il problema sara’ la velocita’ di questi provvedimenti – aggiunge -. Ci auguriamo che possano essere attuati con rapidita’, cosi’ come avvenuto per le risorse degli aiuti alimentari nel mese scorso”.

Lapunzina poi torna con lo sguardo al proprio Comune: “Avremo un bilancio sofferente, con una stima per mancate entrate pari a tre milioni di euro, ma nonostante questo credo sia giusto infondere un po’ di coraggio a tutti. Risolveremo i problemi, anche se con sofferenza, e poi attendiamo anche gli aiuti dalla Regione Siciliana”.

LATTUCA (CESENA): GRAVI INCOGNITE MA NON TAGLIEREMO SERVIZI

“Per le condizioni del nostro bilancio, e alla luce dell’impegno del governo, non ci saranno servizi tagliati”. Anche Cesena fa i conti con l’emergenza coronavirus dal punto di vista dei conti di Palazzo Albornoz, su cui pesano “gravi incognite”. Tuttavia, come spiega il sindaco Enzo Lattuca, non e’ la situazione che soffrono i Comuni piu’ legati al comparto turistico, dalla vicina Rimini a Firenze, che secondo il collega Dario Nardella avra’ un deficit di almeno 200 milioni di euro.

“È ovvio- argomenta- che Comuni come quello toscano ma non solo, che hanno un grande motore nel turismo, tra tassa di soggiorno, introiti e musei, siano maggiormente esposti rispetto ad altre realta’ come la nostra”. Basti pensare, argomenta, al diverso impatto su Bologna, piu’ esposta sul fronte del tpl ma meno del turismo, rispetto a Firenze. Da questo punto di vista, aggiunge il primo cittadino, le misure del decreto legge Rilancio rappresentano un “primo passo importante, anche se per alcuni Enti locali non saranno sufficienti”.

Dunque, alla luce della ripartizione dei tre miliardi di euro garantiti dallo Stato, si dovranno studiare “altre risoluzioni”. Cesena, ribadisce Lattuca, ha un bilancio diverso da quello di Firenze e Rimini, anche se ci sara’ la “necessita’ di un’attenzione massima. E poi vedremo quali risorse arriveranno”.

Insomma, tira le somme, “la situazione e’ preoccupante e impegnativa, ma non esplosiva” come potrebbe rivelarsi ad altre latitudini, nemmeno troppo distanti, con economia e bilancio legati in modo preponderante al turismo, che “in tempi di normalita’ avevano garantite entrate eccezionali e ora sono in grande difficolta’”.

FERRO (CHIOGGIA): RINUNCEREMO ANCHE ALLE LUMINARIE

Le casse del comune di Chioggia hanno gia’ un ammanco di circa tre milioni di euro e “ora vedremo anche quanto arrivera’ dal governo con il decreto legge di ieri per capire quanto e’ grave la situazione”. Lo afferma il sindaco pentastellato di Chioggia, provincia di Venezia, Alessandro Ferro.

“Di sicuro sara’ necessario affrontare un taglio della spesa, anche per avere risorse da dirottare a favore del rilancio dell’econonomia e quindi delle imprese”, continua Ferro, spiegando che le stesse imprese commerciali del Comune sono disposte a fare sacrifici, come ad esempio a “rinunciare alle luminarie di Natale”, decisione che comporterebbe certo un risparmio esiguo, poche decine di migliaia di euro, ma pur sempre un risparmio. Altri tagli sono al momento in via di studio dagli assessorati, conclude Ferro.

TEDESCO (CIVITAVECCHIA): NOSTRO PORTO NON C’È, CAMERE INTERVENGANO

“Io rimango basito del fatto che in questo decreto non si dica e preveda nulla per il porto di Civitavecchia, che in sostanza e’ stato completamente dimenticato”. Parole aspre quelle del sindaco di Civitavecchia, Ernesto Tedesco, sul Dl Rilancio che a dire del primo cittadino non prevede misure o interventi per la citta’ portuale fortemente danneggiata dalla pandemia a causa dello stop al traffico crocieristico.

“Qui viviamo una situazione drammatica. Il nostro porto e’ il piu’ importante d’Europa, dopo Barcellona, nel Mediterraneo. E c’e’ un traffico crocieristico che sara’ bloccato almeno fino alla meta’ del prossimo anno. Tutto l’indotto che si e’ creato sotto il profilo turistico e commerciale a ridosso del porto si e’ inevitabilmente fermato. Questa pandemia -spiega Tedesco- affonda il porto, ovvero una struttura che da’ vita alla citta’ ma anche a Roma e alla Regione Lazio”.

Durissime le critiche politiche del sindaco leghista: “Rimango basito perche’ il porto, dal punto di vista politico, ha un riferimento ben preciso nell’ambito del PD, in piu’ ha un presidente della regione che del PD, Roma ha un sindaco 5 Stelle e c’e’ un governo che del PD insieme ai 5 Stelle. Io non capisco come questa filiera non abbia il buon senso di comprendere che ci dovrebbe essere un’attenzione maggiore per questa struttura”.

Mettendo a sistema i mancati introiti dovuti al lockdown con le risorse ipotizzate dal Governo, Tedesco sottolinea: “Sulla base del Decreto Rilancio, prospettive noi non ne vediamo. La speranza che ci rimane e’ che l’opposizione, e questo -aggiunge- e’ sintomatico del malessere che puo’ provare un sindaco. In particolare Durigon, Battilocchio e Silvestroni, ovvero i tre riferimenti principali del centrodestra, hanno fatto un intervento specifico a sul porto di Civitavecchia. Spero che questo- conclude il sindaco- possa essere utile per rivedere il testo in Parlamento per quella che io considero una disattenzione da colmare, ma comunque molto grave. Ci attendiamo un aiuto, non da dividere con altri 15 porti, ma specifico per Civitavecchia”.

OCCHIUTO (COSENZA): C’È QUALCOSA, MA RISORSE INSUFFICIENTI

“Nel decreto Rilancio c’e’ qualcosa per i Comuni, ma si tratta di risorse insufficienti perche’ gia’ ci troviamo in una carenza di gettito fiscale delle entrate e sara’ difficile garantire i servizi essenziali”. Cosi’ alla Dire il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto che aggiunge: “Questo e’ un primo provvedimento del governo che ritengo sufficiente, ci aspettiamo che a breve ne segua un altro. Occorrono piu’ risorse per la spesa corrente, il welfare, la manutenzione e i servizi essenziali, soprattutto in una fase cosi’ delicata nella quale sono aumentati i bisogni delle famiglie piu’ fragili. Durante l’emergenza sanitaria hanno pagando il prezzo piu’ alto per la crisi economica e sociale che ne e’ conseguita. Andranno in difficolta’ anche gli altri servizi quali i rifiuti, il trasporto pubblico, i servizi scolastici”.

“Per gli investimenti – specifica il sindaco – serve sburocratizzare e semplificare le procedure. Siamo contrari ai controlli degli enti autoreferenziali, meglio quelli preventivi. E’ importante spendere subito le risorse di cui disponiamo. Va detto ancora che il vero problema e’ che per realizzare oggi opere nel nostro Paese bisogna far ricorso alle deroghe, come e’ accaduto a Genova. Occorrono quindi delle norme d’emergenza considerata la grave crisi economica alla quale andremo incontro”.

Ultima considerazione di Occhiuto e’ riservata al reclutamento del personale. “Occorre dare la possibilita’ ai Comuni di reclutare in modo semplificato personale tecnico amministrativo anche – conclude – con contratti a tempo determinato”.

FABBRI (FERRARA): GARANTIAMO SERVIZI, MA GOVERNO FA TROPPO POCO

“Noi cerchiamo di garantire i servizi senza aumentare le tasse, pero’ ci aspettiamo delle risposte dal Governo”. Risposte che finora, secondo il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, sono state insufficienti. Parlando alla ‘Dire’, infatti, il primo cittadino ferrarese afferma che “anche se stiamo ancora analizzando il dl Rilancio e solo in seguito faremo le nostre riflessioni, le prime impressioni non sono buone. Speriamo che questo sia solo un primo passo”. D

unque, anche se per ora non arriva a ventilare il taglio di servizi come l’illuminazione pubblica, come ha fatto il sindaco di Firenze, Dario Nardella, Fabbri ritiene comunque che l’esecutivo, finora, abbia fatto troppo poco per i Comuni. Per quanto riguarda la citta’ estense, il sindaco ribadisce che “a causa dell’emergenza coronavirus abbiamo un ammanco di bilancio che oscilla tra i 15 e i 20 milioni di euro: e’ ovvio che ci si muove con difficolta’, ma sono fiducioso che si possa trovare un equilibrio”.

Per raggiungere questo equilibrio, pero’, il sindaco ritiene indispensabile uno sforzo maggiore da parte del Governo, a cui non risparmia una stoccata. “Abbiamo un ministro- dice- che piange per i migranti (il riferimento e’ a Teresa Bellanova, ndr), dovrebbe piangere anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per i Comuni e i cittadini che stanno pagando lo scotto di un Governo sempre in ritardo”.

Da parte sua, Fabbri fa sapere che il Comune di Ferrara “blocchera’ le assunzioni, tranne quelle della Polizia locale e per gli altri servizi legati alla gestione dell’emergenza”, precisando tuttavia che, anche se “cosi’ facendo ci resteranno un po’ di soldi”, questo sforzo sara’ inutile senza aiuti da Roma. Anche perche’, ricorda, “per quanto riguarda ambiti come gli eventi e le manifestazioni, che a Ferrara generano un indotto importante, ancora non sappiamo come evolvera’ la situazione”.

MONTINO (FIUMICINO): URGE FINANZIAMENTO ADEGUATO AI COMUNI

“La manovra e’ abbastanza ampia, molto rivolta ai lavoratori, ai disoccupati e al reddito delle famiglie. Manca un finanziamento adeguato per i comuni”. Cosi’ il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, interpellato dall’agenzia Dire sul Dl Rilancio varato dal Consiglio dei ministri. Il primo cittadino del comune costiero-aeroportuale racconta come anche a Fiumicino sia aumentata la richiesta di servizi e di aiuti da parte delle famiglie, ma al contempo siamo diminuiti gli introiti generali.

“Se si fermano i comuni- sottolinea Montino- si ferma la spesa sociale: parlo dei poveri, che sono aumentati. Qui il tema e’ garantire che i comuni sopravvivano. Con i miliardi stanziati dal Governo, si copre circa il 50% dei mancati introiti. Su 55 miliardi di manovra, darne solo 3 o 4 ai comuni e’ completamente sbagliato. I comuni non incassano piu’ e al contempo i servizi sono aumentati perche’ continua la fila delle necessita’. Non ci siamo. Se la manovra prevede di togliere l’Imu ad alberghi e stabilimenti balneari, ed e’ giusto, va detto che si toglie l’Imu che devono incassare i comuni, e non quella che incamera lo Stato. E’ facile fare operazioni di questa natura. Anche sul fronte delle attivita’ di ristorazione si poteva fare di piu'”, conclude il sindaco.

PICIOCCHI (GENOVA): BILANCIO A RISCHIO

I fondi previsti dal ‘decreto rilancio’ per i Comuni non bastano. Il grido d’allarme che si alza unanime dal Nord al Sud Italia, non lascia indifferente neppure la Liguria. “Non siamo soddisfatti- commenta all’agenzia Dire l’assessore al Bilancio del Comune di Genova, Pietro Piciocchi- ci uniamo all’appello del presidente dell’Anci, Antonio Decaro. Tre miliardi non sono adeguati, le risorse stanziate non sono sufficienti”.

Tra i problemi non risolti dal nuovo decreto, il braccio destro del sindaco Marco Bucci cita “la copertura dei tagli della tassa sui rifiuti: abbiamo avuto indicazioni da Arera su come procedere, ma nessuno ci ha detto come verra’ coperta la mancanza di gettito. E, poi, i problemi della anticipazioni della liquidita’ sono stati risolti solo per i Comuni che non avevano pagato debiti a fine anno scorso, per quelli virtuosi invece non e’ previsto nulla”. Insomma, il rischio e’ quello di non riuscire a chiudere i bilanci.

“I nostri equilibri sono a rischio- ammette Piciocchi- stiamo ancora quantificando le minori entrate ma intanto lavoriamo sulla gestione del debito. Ci sono voci che sono colate a picco come le entrate da sanzionamento, la Cosap, le imposte di soggiorno. E, poi, c’e’ tutto il capitolo delle previsioni future: bisognera’ capire quanto i cittadini saranno propensi a pagare e anche come affrontare il tema della riscossione in periodo di grave crisi”.

La situazione e’ critica a prescindere dal colore politico. Valentina Ghio (Pd), sindaco di Sestri Levante, ha gia’ quantificato tra 1,5 e 2 milioni le minori entrate per il suo Comune. “Non abbiamo ancora pensato ad azioni eclatanti come il taglio dell’illuminazione pubblica minacciato da Nardella- dice- ma anche noi siamo estremamente preoccupati. Tra maggiori costi (sanificazioni, spiagge, interventi necessari per le scuole, solo per citarne alcuni a titolo di esempio) e tante minori entrate (parcheggi, imposte) stiamo cercando di capire come tenere in piedi il bilancio. Mancano proprio le risorse e sara’ durissima”.

ALESSIO (GIOIA TAURO): FONDI INSUFFICIENTI MA BOCCATA OSSIGENO

“E’ chiaro che i fondi non sono sufficienti”. Cosi’ alla Dire il sindaco di Gioia Tauro (Reggio Calabria) Aldo Alessio sui fondi del decreto Rilancio messi a disposizione del governo per i Comuni italiani.

“In questo momento – aggiunge il primo cittadino – non mi sento di fare differenze tra un Comune in regola e uno in dissesto di bilancio. In questo caso il nostro Ente, che stiamo cercando di amministrare al meglio per rimettersi in carreggiata, dovrebbe essere aiutato con uno sforzo maggiore, perche’ parte da una difficolta’ iniziale del dissesto, aggravata dall’emergenza Covid e quindi con mancate entrate ci hanno completamente messo in ginocchio”.

In generale per Alessio pero’ il provvedimento “e’ una boccata d’ossigeno. Spero che i fondi arrivino il prima possibile e che successivamente – chiosa – si riescano a reperire altri fondi”.

USAI (IGLESIAS): NON VOGLIAMO ELEMOSINA MA USARE NOSTRI SOLDI

“Condivido le preoccupazioni del sindaco di Firenze. Anche il bilancio del Comune di Iglesias si regge sulle entrate extra tributarie, a partire dalla fruizione dei siti minerari, come Porto Flavia, che ci stava consentendo di portare avanti politiche turistiche attive, con incassi importanti”. Cosi’ alla “Dire” Mauro Usai, sindaco di Iglesias, Comune di oltre 26.000 abitanti nel Sud Sardegna. 

“Prima di essere travolti dall’emergenza covid, avevamo previsto per quest’anno circa 700.000 euro di incassi solo dai siti minerari- spiega Usai-. Tolte le buste paga, tutto il resto sarebbe rimasto per garantire i servizi. Sia chiaro che noi non chiediamo l’elemosina dallo Stato, ma ci devono mettere nelle condizioni di liberare risorse”.

Una soluzione per il primo cittadino potrebbe essere quella di intervenire sul fondo crediti di dubbia esigibilita’:  “Ad esempio prevedere la costituzione del fondo per ciascun Comune al 50%, come ha proposto Anci, e non al 95%, come e’ attualmente. Basterebbe questo per liberare immediatamente 2 milioni di euro e pareggiare il nostro bilancio. Chiediamo in sostanza di poter utilizzare i nostri soldi in cassa”. 

PERACCHINI (LA SPEZIA): NON ESCLUDO MUSEI CHIUSI

“Non escludo a priori di essere costretto anch’io a tenere chiusi i musei che, con le linee guida anti-covid, per la sanificazione dovrebbero sostenere una spesa minima di 15.000 euro a settimana, che non abbiamo”. Lo annuncia all’agenzia Dire il sindaco della Spezia, Pierluigi Peracchini.

“Prima di andare a colpire la parte piu’ debole della mia citta’, penso agli anziani, famiglie in grave difficolta’ e disabili, ci pensero’ mille volte- aggiunge il primo cittadino- ma e’ evidente che la situazione e’ gravissima e il governo non puo’ raccontare piu’ le favole”.

Peracchini, sostenuto dal centrodestra, commenta poi le parole del collega di Firenze, Dario Nardella, che ha minacciato di staccare la luce pubblica. “Il sindaco Nardella ha fatto un bel bagno di realta’ a chi sta al governo, rivolgendosi anche al suo partito che lo sostiene- evidenzia- se i soldi degli enti locali finiscono, saremo tutti costretti a tagliare, con scelte dolorose ma necessarie”.

BURCHI (LANUSEI): I COMUNI DEVONO ESSERE AIUTATI

“A Lanusei non spegneremo l’illuminazione, ma naturalmente il messaggio che deve passare da questa situazione, e’ che i Comuni devono essere aiutati”. Cosi’ alla “Dire” Davide Burchi, sindaco di Lanusei, capoluogo dell’ex Provincia dell’Ogliastra.  “Con il federalismo fiscale i Comuni sono esattori che vivono anche delle loro scelte politiche- spiega Burchi-. Pero’, dal momento in cui si registra una diminuzione delle riscossioni- determinata non dalla volonta’ dei cittadini, ma dalla situazione di emergenza che stiamo attraversando- e’ chiaro che serve un intervento governativo. Senza un intervento dall’alto non riusciremo a erogare i servizi, e’ una conseguenza logica e inevitabile”. 

Prosegue Burchi: “Stiamo facendo delle simulazioni per cercare di capire quale sara’ l’entita’ del minor gettito di entrate a cui andremo incontro. Tenendo conto della conformazione del tessuto sociale  e produttivo lanuseino, non ci aspettiamo un tracollo, ma certamente una diminuzione significativa, intorno al 10-15%. L’auspicio e’ che ci mettano nelle condizioni di avere entrate extra, sostitutive, altrimenti i servizi essenziali, anche il sostegno alle famiglie, dovranno essere ridimensionati”. 

COLETTA (LATINA): BENE RISORSE MA SNELLIRE PROCEDURE ACCESSO

“Grazie al lavoro dell’Anci e dell’Upi, per il quale voglio ringraziare i presidenti Decaro e de Pascale, nel dl Rilancio siamo riusciti ad ottenere qualcosa in piu’ rispetto alle previsioni. Quello che conta adesso e’ velocizzare al massimo le procedure per accedere alla liquidita’. In questo periodo di emergenza e’ infatti necessario che l’apparato burocratico venga snellito, altrimenti non riusciremo a garantire i servizi essenziali ai cittadini”. A dirlo all’agenzia Dire e’ il sindaco di Latina Damiano Coletta.

Il primo cittadino del capoluogo pontino quindi, accoglie positivamente alcune misure contenute nel provvedimento dell’esecutivo tra cui, “i 155 milioni destinati ai centri estivi”, tuttavia, “e’ necessario dare risposte immediate ai cittadini, sbloccare i cantieri e far ripartire l’economia. Come comuni durante questa emergenza abbiamo avuto perdite stimabili tra i 5 e gli 8 miliardi di euro, con l’ultimo dl ne abbiamo recuperati 4. Ora- ha concluso Coletta- speriamo in ulteriori risorse a luglio”.

SALVEMINI (LECCE): SENZA SOLDI NON SI FANNO MIRACOLI

“Dal punto di vista generale e’ evidente il macro sforzo messo in campo dal governo che conferma la situazione di straordinaria emergenza in cui il Paese si trova perche’ sono stati messi in campo provvedimenti senza precedenti. Ma come sindaco dico che senza soldi non si fanno miracoli e noi non vogliamo essere costretti, per pareggiare i nostri bilanci, a tagliare le spese dei servizi che ricadrebbero sulle spalle dei cittadini e delle imprese”. Lo dichiara Carlo Salvemini, sindaco di Lecce che cosi’ commenta il decreto Rilancio.

“Sono apprezzabili gli interventi a favore di famiglie, imprese, lavoratori autonomi ma qui si gioca la partita della cinghia di trasmissione, ovvero della velocita’ di erogazione degli aiuti, che finora ha tardato paurosamente”, annota il primo cittadino salentino che attende di capire se le esperienze vissute finora “abbiano trasferito nuove consapevolezze” che pero’ si scontrano “con gli atavici meccanismi del nostro Paese”.

“C’e’ un passaggio che non e’ stato chiarito ed e’ un principio di giustizia ed equita’ che imporrebbe che, chi ha subi’to chiusura, chi non ha prodotto rifiuto, non paghi e quella parte variabile della Tari non venga versata. Ma i Comuni da soli, non posso risolvere il problema”, evidenzia Salvemini perche’ “o chiediamo la compensazione alle famiglie o al governo: stiamo percorrendo questa seconda strada”.

“Se non incassiamo la Tari comunque bisogna pagare le imprese che fanno raccolta dell’immondizia e non possiamo rimandare perche’ – conclude – dietro quelle imprese ci sono uomini, famiglie, vite. Speriamo che il governo, anche in attesa delle risorse comunitarie, dia risposte”.

CARANCINI (MACERATA): BENE PRIMO TEMPO MA PARTITA NON CHIUSA

“Il primo tempo e’ stato positivo. Ora occorrera’ integrare queste risorse in un secondo tempo che si svolgera’ a luglio”. Usa una metafora calcistica il sindaco di Macerata Romano Carancini per commentare alla Dire le misure per i Comuni inserite nel decreto Rilancio presentato ieri sera dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Per gli enti locali si tratta di uno stanziamento intorno ai 4 miliardi.

“Esprimo un giudizio positivo ma e’ evidente che questo provvedimento non chiuda tutte le partite per i Comuni- dice Carancini- L’appello fatto nei giorni scorsi dal sindaco di Firenze Nardella e’ un appello condiviso da tutti i sindaci che vivono sul territorio e non si piangono addosso ma che vogliono venire incontro ed aiutare le categorie della propria comunita’. Con il dl Rilancio e’ stato fatto un primo intervento significativo ma che va integrato in una seconda fase alla luce dei numeri”.

L’impegno del premier e’ stato quello di incontrare nuovamente l’Anci a luglio per fare una verifica sulle reali esigenze dei Comuni. Altrimenti il rischio e’ quello di dover tagliare i servizi. “Tagliare sull’illuminazione pubblica? No a Macerata non stacchiamo la luce- sorride Carancini riferendosi alle parole del sindaco di Firenze- Ma a luglio occorrera’ ragionare insieme al Governo, capire quali sono le esigenze vere dei Comuni ed integrare le risorse attuali. Attenzione, non sono soldi per i sindaci ma sono soldi per i nostri territori. Per il trasporto pubblico, le attivita’ ed i servizi che riguardano, ad esempio, scuola e asili nido. Altrimenti il rischio e’ che poi si debba andare a incidere sui servizi”.

MANTOVA TEME: RISCHIANO CITTÀ VIRTUOSE E TURISTICHE

Se il governo non integrera’ la spesa corrente dei Comuni con ulteriori risorse, a rischiare saranno le citta’ che hanno saputo abbinare una gestione virtuosa a una qualita’ alta dei servizi. Citta’ non estremamente grandi ma a grande vocazione turistica, “come la nostra”. Questa la sintesi del pensiero del sindaco di Mantova, Mattia Palazzi, intervistato dalla ‘Dire’ in merito alla difficolta’ in cui stanno versando molti comuni italiani.

“Noi- afferma Palazzi- stiamo investendo per tenere in vita la citta’, e abbiamo fatto un piano per sostenere il commercio di 1,7 milioni di euro, che per Mantova e’ una cifra enorme, perche’ senno’ si spegne tutto”. Tuttavia per Palazzi, esponente Pd, “e’ del tutto evidente che serviranno altre risorse da parte dello stato e della Regione sulla spesa corrente” perche’ il rischio e’ che “le citta’ che negli anni pur avendo mantenuto una fiscalita’ locale bassa, hanno tenuto alti i servizi per i cittadini (dalla scuola al trasporto alla coesione sociale)”, citta’ “di medie dimensioni come la nostra”, che alla fine possono essere “le piu’ penalizzate”.

La botta piu’ grossa e’ poi per il turismo, in quanto come evidenzia il sindaco mantovano “e’ chiaro che oltre alle entrate fiscali nella spesa corrente ci sono anche le entrate che derivano dai parcheggi, dalle sanzioni stradali, dalla tassa di soggiorno, e molte sono voci che non riprendono in cinque secondi domani”. E’ per questo che, come chiude Palazzi, “questa rischia di essere una traversata nel deserto”.

ALI MARCHE: DL RILANCIO UN PRIMO PASSO IMPORTANTE

“Un primo passo importante ma servira’ sicuramente un’integrazione delle risorse trasferite ai Comuni”. Nazareno Franchellucci, sindaco di Porto Sant’Elpidio e presidente regionale di Ali (Autonomie locali italiane), commenta cosi’ alla Dire le misure inserite nel decreto Rilancio presentato ieri sera dal presidente del Consiglio. Un provvedimento giudicato positivamente ma non completo secondo l’amministratore marchigiano.

“Nel dl Rilancio ci sono misure importanti per famiglie e imprese- dice Franchellucci- Ed anche per quanto riguarda gli enti locali ci sono stati dei correttivi rispetto alle bozze che conoscevamo. Ci sono interventi importanti sul fronte della copertura dei mancati introiti per i Comuni anche se ancora non si arriva a coprire l’intera cifra che i Comuni avevano indicato come possibile perdita di gettito (3,5 miliardi invece di 5 miliardi ndr)”.

Non e’ stata poi chiarita, secondo il numero delle Autonomie locali marchigiane, la questione relativa alla tassa sui rifiuti. “La questione della Tari non e’ stata trattata- conclude- Noi andiamo avanti con una delibera di Arera che si e’ sostanzialmente sostituita al legislatore. Non ci sono indicazioni e senza la certezza di una copertura finanziaria si rischia di creare solo del caos”.

QUINCI (MAZARA DEL V.): BENE DL RILANCO, GIUSTO REGOLARIZZARE

“Credo che il bilancio del decreto per i Comuni sia abbastanza soddisfacente”. Lo dice il sindaco di Mazara del Vallo (Trapani), Salvatore Quinci, commentando con la Dire il testo del decreto Rilancio varato dal governo.

“Ci sono misure che possono aiutare concretamente i Comuni risolvendo i problemi di liquidita’ – spiega -. Mi riferisco soprattutto al Fondo perequativo e alla possibilita’ di rinegoziare i mutui, ma anche al Fondo di liquidita’ per il pagamento dei debiti commerciali che riguardera’ anche gli enti locali”.

Per Quinci si tratta di un complesso di norme “che porteranno un bel po’ di liquidita’ ai Comuni, anche sotto forma di prestiti, il che vuol dire anche ristoro per le imprese del territorio. Tre miliardi sono pochi? Certo, abbiamo previsto perdite molto piu’ alte per le mancate entrate tributarie, ma meglio di niente – risponde il sindaco di Mazara del Vallo -. C’e’ poi da apprezzare lo snellimento burocratico che portera’ molti aiuti, come quelli dell’Inps, direttamente ai cittadini evitando le lungaggini delle Regioni”.

Quinci, infine, saluta positivamente la regolarizzazione di braccianti, colf e badanti: “La considero una norma di civilta’. Stiamo parlando di persone che gia’ esistono nelle nostre citta’ e sarebbe ipocrita fare finta che non esistano”.

VALVANO (MELFI): BICCHIERE MEZZO PIENO

“Del dl rilancio guardiamo il bicchiere mezzo pieno. Gli interventi su imprese e lavoro in astratto appaiono adeguati. Dalla teoria alla realta’, nei prossimi giorni il vero ostacolo sara’ la lentezza della macchina burocratica italiana, il vero freno alle migliori intenzioni di tutti i governi della storia dell’Italia repubblicana”. Cosi’ alla Dire il sindaco di Melfi (Potenza) e portavoce nazionale Psi Livio Valvano.

“Adesso – aggiunge – sono le politiche della salute la vera sfida che il Paese deve affrontare. L’inizio e’ buono ma serve una cura da cavallo a partire dalla rimozione del numero chiuso alle facolta’ di medicina”.

STOMEO (MELPIGNANO): IGNORATE RICHIESTE DEI COMUNI

“Non ho un’idea precisa del decreto Rilancio pero’ sono sconcertato che la richiesta fatta da noi sindaci, e di cui l’Anci si e’ fatta portavoce, relativa alla gestione dei rifiuti non sia stata presa in considerazione”. Cosi’ alla Dire Ivan Stomeo, sindaco di Melpignano (Lecce), presidente da poco piu’ di due mesi della sezione pugliese dell’Ali, la lega delle Autonomie locali italiane, e delegato nazionale dell’Anci per il settore energia e rifiuti.

“Chiediamo piu’ attenzione sul tema rifiuti perche’ – spiega – rischiamo di avere una seconda emergenza provocata dal blocco della raccolta. Avevamo chiesto un aiuto finanziario in tal senso che, da una prima lettura, mi sembra nel dl non ci sia”, aggiunge ricordando che la riscossione della Tari “e’ sospesa nella maggioranza dei Comuni” e anche dove non e’ stata fermata del tutto “c’e’ l’impossibilita’ di chiedere il pagamento ad aziende, negozi, bar e ristoranti fermati dalle restrizioni imposte dalla pandemia”.

Stomeo evidenzia anche che “la tariffa rifiuti e’ la fonte unica di finanziamento dei servizi urbani di raccolta e smaltimento e i servizi non si possono fermare ma senza entrate diventa complesso”.

Dal sindaco poi anche un riferimento all’ormai storico appuntamento con la Notte della taranta: “È una manifestazione completamente gratuita che per ogni euro investito ne porta 4 volte tanto come ritorno sul territorio. Per intenderci, a fronte di un investimento di un milione di euro ne tornano 4 sul territorio. Dobbiamo capire – conclude – cosa succedera’”.

DORI (MIRA): PROBLEMA SONO I SERVIZI DA AMPLIARE

Il Comune di Mira, in provincia di Venezia, stima di perdere entrate per circa tre milioni di euro nel corso del 2020, ma non tagliera’ servizi. Anzi, “abbiamo gia’ provveduto alla restituzione delle rette degli asili nido”. Lo spiega il sindaco di Mira Marco Dori, secondo cui “il tema non e’ il taglio dei servizi, quanto il fatto che ci sono dei servizi che probabilmente andranno ampliati, e potrebbero non esserci le risorse per farlo”. Al momento, quindi, il Comune sta “cercando di immaginare gli scenari futuri” e le relative soluzioni, ma “ci mancano tanti elementi per farlo”, conclude Dori.

MUZZARELLI (MODENA): 12 MLD PER COMUNI ‘FRAGILI’ BEFFA PER NOI

“Quello che possiamo dire oggi, anche se poi vedremo com’e’ la ripartizione, e’ che i 3,5 miliardi di euro per le funzioni fondamentali sono insufficienti per le esigenze dei Comuni. Mentre aver previsto 12 miliardi per i Comuni in difficolta’ nel pagare le imprese rischia di essere una beffa per Modena e per tutti gli altri enti locali in regola con i pagamenti”. Lo segnala parlando con la ‘Dire’ il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli, dopo il decreto Rilancio presentato ieri dal premier Giuseppe Conte.

Nessuno a Modena ipotizza di tagliare l’illuminazione pubblica, chiarisce il primo cittadino, in giunta si dice di apprezzare in particolare gli interventi che favoriscono investimenti per la rigenerazione urbana e la sostenibilita’ edilizia: “Sarebbe una misura importantissima che calzerebbe perfettamente con la nostra strategia di dare priorita’ agli investimenti sul territorio in un’ottica economica anti ciclica e anti recessione”, confida Muzzarelli.

In questo ambito, in particolare, proprio in queste ore si sta lavorando tra gli uffici per estendere la possibilita’ di avvalersi del bonus facciate. Sul prossimo step della fase 2 fissato per il 18 maggio, che liberera’ commercio al dettaglio, artigianato di servizio e tante altre attivita’ chiuse da tempo compresi estetisti e parrucchieri, il sindaco vuole avere “linee di indirizzo e indicazioni chiare per le diverse categorie economiche e per tutti” i cittadini: eventualmente, anche “con differenziazioni territoriali nelle decisioni”, ma “con comunicazioni semplici, chiare e trasparenti per evitare di generare confusione”, si raccomanda il sindaco modenese.

GIORDANI (PADOVA): NEL 2020 MINORI ENTRATE PER 30 MLN

In base ad “un attento studio svolto dai nostri settori”, nel 2020 il Comune di Padova avra’ minori entrate per circa 30 milioni di euro, a causa del coronavirus. Lo afferma il sindaco di Padova Sergio Giordani, secondo cui “le prime misure del governo vanno nella direzione giusta, ma non basteranno a ristorare le casse degli enti mettendo cosi’ a rischio i servizi essenziali”.

Anche per questo “come sindaco ho chiesto, coi colleghi dei capoluoghi veneti, la possibilita’ di contrarre mutui di emergenza per i Comuni virtuosi”, ricorda Giordani. “Questo ci consentirebbe, in deroga alle norme su cui servirebbe intervenire, non solo di salvare i bilanci ma anche di mettere in campo azioni di rilancio dei nostri territori, con benefici per tutto il Paese”.

Oggi “ci serve la certezza delle cifre che giungeranno dallo Stato in tempi rapidi”, senza aspettare luglio, “cosi’ potremo programmare da subito gli opportuni interventi”, conclude il primo cittadino di Padova.

ORLANDO (PALERMO): RISORSE ANCORA INSUFFICIENTI

“Uno sforzo finanziario che da’ una risposta ancora parziale alla esigenza di fissare regole certe settore per settore e consentire liquidita’ per famiglie ed imprese”. Lo afferma il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, commentando con la Dire il decreto Rilancio approvato dal governo.

“Ancora insufficienti le risorse per i Comuni che in mancanza di una integrazione non sono in condizione ne’ di approvare i bilanci ne’ di garantire servizi essenziali”, aggiunge Orlando, che presiede anche l’Anci Sicilia.

“Cio’ che appare del tutto incomprensibile e’ continuare ad applicare ai Comuni limiti di spesa di risorse in atto disponibili presso le casse degli stessi in applicazione di leggi italiane approvate in ossequio al patto di stabilita’ europeo che la Unione europea ha sospeso e l’Italia assurdamente continua ad imporre con una legislazione fuori tempo e fuori da ogni rispetto per la emergenza”, prosegue il sindaco di Palermo facendo riferimento ai limiti di anticipazioni, all’utilizzo degli avanzi di amministrazione e al fondo crediti di dubbia esigibilita’.

“Si tratta di una posizione sterile e dannosa che non comporterebbe alcun esborso di risorse statali – ancora Orlando -. Da ultimo e non per ultimo torniamo a chiedere il rifinanziamento della Ordinanza di Protezione civile del 29 marzo a favore di fasce piu’ deboli e nuovi poveri che e’ stata con grande celerita’ applicata dai Comuni e che adesso appare necessario rifinanziare in attesa che diventi concreto il Reddito di emergenza”.

Per il primo cittadino “il disagio rischia di trasformarsi in rabbia sociale e i sindaci hanno il dovere di rappresentare i rischi per la tenuta delle nostre citta’ a partire dai piu’ deboli. Se non arrivano le istituzioni – conclude il sindaco di Palermo – gli ‘stregoni’ della speculazione, delle mafie e degli usurai sono pronti a prenderne il posto”.

MASCI (PESCARA): FIN QUI SOLO ‘PANNICELLI CALDI’

Tre sindaci abruzzesi, un coro: il decreto rilancio “dimentica i Comuni” e il rischio e’ quello di non poter piu’ erogare servizi. Quello che serve e’ “un’iniezione di liquidita’”. Sono posizioni simili quelle dei sindaci di Pescara, Silvi (Te) e Fossacesia (Ch), rispettivamente Carlo Masci, Andrea Scordella e Enrico Di Giuseppantonio, espresse all’agenzia Dire. Voci, le loro, che si uniscono a quelle di altri sindaci italiani che, nella Fase 2 dell’emergenza, temono di non poter piu’ dare risposte ai loro cittadini.

La posizione piu’ dura e’ certamente quella di Di Giuseppantonio: “Si continuano a penalizzare i Comuni che erogano tantissimi servizi che per realta’ costiere come la nostra, con la stagione alle porte, inevitabilmente aumentano. Rischiamo di chiudere i battenti e ne’ le Regioni ne’ i Governi si interessano alle nostre problematiche. Riducendo la disponibilita’ di risorse- aggiunge- tutti i servizi, a cominciare dall’igiene urbana per arrivare al sociale, quello forse piu’ importante, diventa complesso garantirli e si finisce per far ricadere il problema direttamente sui cittadini. L’unica soluzione e’ che arrivino nuove risorse. Sono consapevole del fatto- conclude- che i sindaci italiani sono stimati dalla popolazione, ma per il resto sono contestati. C’e’ quasi un distaccamento tra chi fa politica in altri e alti livelli istituzionali e le nostre realta’”.

Sebbene si riservi di approfondire il Dl Rilancio, il sindaco di Pescara, Carlo Masci, ad una prima visione si dice certo di una cosa: “Non e’ stato fatto quello che si poteva e si doveva fare per consentire ai Comuni di rispondere alle esigenze attuali dei cittadini che si sono amplificate a dismisura in questi due mesi di emergenza. Le persone si trovano a vivere situazioni difficili ed e’ a noi che si rivolgono. Serve una fortissima iniezione di liquidita’ che pero’ non c’e’ stata. I provvedimenti fin qui emanati- sottolinea- sono ‘pannicelli caldi’”.

Masci si augura che ci saranno altri provvedimenti capaci “di mettere a fuoco le vere esigenze dei Comuni sia in termini di semplificazione dei rapporti amministrativi, sia di reperimento di risorse economiche come nel caso delle tasse Di Tari non si e’ neanche parlato. Le nostre responsabilita’- conclude- si stanno ampliando in tremini di controlli e non si puo’ scaricare tutto sui Comuni senza poi avere le risorse necessarie per gestire le esigenze. Pensiamo solo al sociale che gia’ aveva un ruolo preponderante. La fascia da assistere si e’ ampliata e le difficolta’ economiche hanno messo in ginocchio persone che fino a prima non lo erano. E noi a loro dobbiamo dare risposte”.

Entra invece nel dettagli il sindaco di Silvi, Andrea Scordella. Lui parte dai numeri. “Il presidente nazionale dell’Anci aveva chiesto 5,3 miliardi su cui il gettito fiscale sarebbe stato di 7 miliardi. Ne abbiamo ottenuti 3, per cui non potremmo coprire neanche tutta la parte tributi, figuriamoci i servizi, a cominciare dalla raccolta dei rifiuti. Andremo in difficolta’. Questo decreto- aggiunge- sicuramente prevede una quota per i Comuni, ma siamo consapevoli che non ci sono le risorse necessarie. Abbiamo bisogno di ulteriore sostegno. Nel pieno dell’emergenza- sottolinea Scordella- abbiamo sopperito e lavorato solo noi, ci siamo cioe’ fatti carico di tutto, dai servizi ai buoni pasto fino alla raccolta dei Dpi”.

“Un lavoro fatto con la sospensione dei tributi la cui prima rata- prosegue Scordella- non siamo neanche certi di incassare perche’ se le famiglie e le imprese soldi non ne hanno sara’ difficile sia cosi’. Il disavanzo si fa ancora piu’ importante e la fase 2 prevede ora una gestione per la quale dovremmo farci carico degli adeguamenti strutturali per garantire le misure sanitarie. I Comuni si trovano ad esborsare un gettito superiore a quello previsto senza neanche incassare. C’e’ bisogno di liquidita’ o far fronte a tutto sara’ impossibile”.

BIFFONI (PRATO): DL CI METTE AL RIPARO DA SITUAZIONI ESTREME

“Come tutti i Comuni anche a Prato siamo in affanno. Noi abbiamo le spalle larghe e un bilancio abbastanza robusto, ma le botte sono arrivate e le ferite sono profonde. Lo sbilancio calcolato tenendo conto di questi mesi e’ di 40-44 milioni. Il decreto Rilancio, pero’, dovrebbe metterci al riparo da situazioni estreme. Non ci riporta al livello di risorse di prima della pandemia, ma dovrebbe fornirci un po’ di tranquillita’”. Lo spiega alla Dire il sindaco di Prato, Matteo Biffoni, in merito agli effetti del Coronavirus e del lockdown sulle casse dei Comuni.

Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, ha recentemente lanciato l’allarme circa la possibilita’ di tagliare l’illuminazione pubblica, in assenza di trasferimenti del governo in grado di compensare la fortissima caduta di gettito per le casse di palazzo Vecchio.

“Capisco Nardella- aggiunge Biffoni- la situazione di Firenze e’ molto esposta, fra tassa di soggiorno e introiti legati al turismo, il suo bilancio era costruito sulla voce finita piu’ in sofferenza con la pandemia. Quella di Prato, pero’, e’ una realta’ industriale e abbiamo fonti differenti di entrata”.

Da parte di Biffoni arriva un invito alla prudenza. Il decreto dovra’ essere convertito in legge dal Parlamento, dunque puo’ ancora cambiare connotati. In piu’ le risorse previste ammontano complessivamente a 3,5 miliardi contro un fabbisogno individuato dai Comuni di 5 miliardi. Un segnale concreto, in ogni caso, e’ arrivato: la decisione di limitare il rinvio dell’Imu al turismo aiuta il Comune di Prato a recuperare gia’ 10 milioni rispetto a quanto preventivato. Per questo, sostiene, “pur essendoci ancora margini di intervento col decreto e’ stato messo un bel tassello”.

TOSI (RICCIONE): NOI NON ARRETRIAMO, PROTEGGIAMO CITTADINI

“Non sono assolutamente d’accordo, significherebbe arrendersi”, abdicare dal proprio ruolo. La sindaco di Riccione, in provincia di Rimini, Renata Tosi, commenta cosi’ le affermazioni del collega di Firenze Dario Nardella sulla possibilita’ che vengano a meno alcuni servizi non essenziali a causa del deficit di bilancio dovuto all’emergenza sanitaria.

Prima di togliere un servizio ai cittadini, sostiene la prima cittadina della Perla Verde, occorre andare a bussare alla porta e alle casse delle multinazionali che gestiscono i servizi, a partire da Hera. Tosi non intende insomma retrocedere di un millimetro, nonostante le difficolta’ di bilancio dovute all’emergenza sanitaria e in particolare ai mancati incassi della tassa di soggiorno, sul fronte dei servizi garantiti ai cittadini.

“In a questo particolare momento serve un sacrificio da parte di tutti”, in particolare da parte di quei soggetti che “operano praticamente in monopolio”, dito ancora puntato su Hera che tra l’altro ha registrato, ricorda, un record nel fatturato. Il Comune ha piu’ volte evidenziato la necessita’ di una manovra sulla Tari, con la proposta di utilizzare gli utili conseguiti dalla multiutility per un suo taglio. Ma da Hera nessuna apertura, rimarca Tosi. I Comuni, conclude, “stanno nel mezzo” e non c’e’ nessuna intenzione di “spegnere la luce a Riccione o che sia meno pulita. Per prima cosa si proteggono i cittadini e i loro bisogni”.

CAVALLARO (RUBIERA): TAGLI SERVIZI? ABBIAMO SPALLE ROBUSTE

Piu’ che spegnere i lampioni “il nostro obiettivo e’ di metterli tutti a led”. Con questa battuta riferita alle dichiarazioni del suo collega di Firenze Dario Nardella, il sindaco di Rubiera Emanuele Cavallaro, coordinatore Anci per la provincia di Reggio Emilia, assicura che nel suo Comune i servizi essenziali non sono a rischio, ma saranno anzi potenziati. E tuttavia evidenzia che alcune questioni lasciate aperte dal decreto “Rilancio” del Governo di ieri sera, non permettono ai primi cittadini di dormire sonni del tutto tranquilli.

“I servizi essenziali qui non sono in discussione e anzi siamo ad esempio determinati a portare avanti la questione dei buoni alimentari in aiuto della popolazione, fino a quando non entreranno in vigore altre misure come il reddito di emergenza che e’ nato ieri sera col decreto”, dice Cavallaro. Sui buoni “andiamo avanti e se ci mancheranno delle risorse le integreremo perche’ crediamo che tutti debbano poter mangiare e vogliamo far sapere che questa cosa a Rubiera si garantisce, anche grazie ai 40.000 euro donati dai rubieresi sul fondo del Comune creato a questo scopo”.

Il sindaco prosegue sottolineando: “Noi abbiamo le spalle robuste in termini di liquidita’ e anche un ottimo avanzo di amministrazione dall’anno passato quindi siamo piu’ tranquilli di tanti altri, ma il problema e’ capire per quanto tempo si protraggono le mancate entrate perche’, senza aiuti, anche noi rischiamo di andare in sofferenza”.

Inoltre, evidenzia il reggiano “se ci costringono a intaccare le ‘scorte’ non abbiamo la possibilita’ di partecipare alla ripresa. I risparmi andrebbero investiti per fare i lavori pubblici, i cantieri, per sostenere la ripresa e non per tappare i buchi aperti per l’emergenza”. Quindi, “senza continuita’ alle entrate dei Comuni si va ad azzoppare la ripresa del cavallo”.

A SAN LAZZARO 3 MLN AVANZO PER WELFARE-FAMIGLIE

Con un avanzo di tre milioni di euro, il Comune di San Lazzaro si prepara a investire ulteriori risorse su welfare e aiuti alle famiglie. Non solo. Nel municipio guidato dalla renziana Isabella Conti si sta studiando anche una manovra per azzerare l’Imu in favore dei commercianti. Il Comune del bolognese, dunque, non segue l’allarme lanciato nei giorni scorsi dal sindaco di Firenze, Dario Nardella, che ha paventato il taglio dell’illuminazione pubblica per far fronte alle minori entrate nelle casse comunali dovute all’emergenza coronavirus.

“A questo livello non ci siamo- afferma Conti, parlando alla ‘Dire’- ma bisogna vedere qual e’ il minor gettito. Noi abbiamo una previsione di minor gettito tra 1,5 e due milioni di euro, ma l’avanzo ci da’ respiro. Quindi mi sento di dire che ce la possiamo fare”. Il Comune di San Lazzaro, spiega il sindaco, “ha una bassissima esposizione. Abbiamo fatto poco ricorso ai mutui e abbiamo ridotto il debito negli anni. Se dovessimo far ricorso alla misura che consente la rimodulazione dei mutui, non ne avremmo vantaggio perche’ il debito e’ molto basso”.

A fine mese la Giunta Conti portera’ in Consiglio comunale il bilancio di previsione 2020, che puo’ contare su “un avanzo di tre milioni di euro- spiega il sindaco- che utilizzeremo tutto sul welfare e sull’aiuto alle famiglie”. Non solo.

Come spiega Conti nella diretta Facebook di questo pomeriggio, in Comune si sta studiando anche una manovra sull’Imu. Si tratta di “rinunciare all’imposta per tutto l’anno in favore dei proprietari di immobili commerciali- afferma il sindaco- se pero’ rinunciano a due mensilita’ di affitto per i negozianti in locazione negli spazi di loro proprieta’”. Allo stesso modo, il Comune di San Lazzaro sta valutando un’operazione simile anche per i proprietari di appartamenti in affitto, prendendo in considerazione il reddito dei loro inquilini. “Ma dobbiamo vedere se il bilancio rimane in equilibrio”, afferma Conti.

DEIANA (ANCI SARDEGNA): FASE 2 SCARICATA SU SINDACI

“In questi dieci giorni, benche’ la mia posizione fosse arcinota dal pomeriggio del 2 maggio, nessuno mi ha sentito dividere il mondo in ‘sindaci buoni’ e ‘sindaci cattivi’. I sindaci hanno, difatti, agito dentro un sistema di ‘guerra’ per interposta persona fra Stato e Regione per una settimana di differenza sulla parziale riapertura delle attivita’ dopo la serrata di marzo. I comuni sono l’anello debole, insieme agli esercenti, di tutta la catena, e su di loro e’ stata scaricata una responsabilita’ impropria in un momento delicato come quello della ripartenza”. Cosi’ Emiliano Deiana, presidente di Anci Sardegna, all’indomani della nuova ordinanza del presidente della Regione, Christian Solinas, nella quale il governatore ha disposto, sotto la sua responsabilita’, la riapertura immediata di alcune attivita’ in tutto il territorio.

“Bene ha fatto il presidente della Regione a utilizzare il dato Rt medio di 0,48 e a citare i protocolli Inail approvati in data 12 maggio per motivare la sua ordinanza- spiega Deiana-. Con l’ordinanza 22 avvalora due questioni che non erano nella disponibilita’ dei sindaci ne’ il 2 maggio ne’ l’8 maggio. L’Rt  ‘non calcolabile’ a livello comunale non significava meno 0,5. Nessuno infatti si e’ azzardato a mettere per iscritto, ne’ sul piano tecnico-scientifico ne’ sul piano politico, che il valore comunale dell’Rt fosse automaticamente inferiore alla soglia minima di 0,5. Cosi’ come nessuno si e’ sognato di dichiarare che i protocolli di sicurezza Inail erano attivi prima del 12 maggio e fossero una fisima di qualche sindaco zelante”.

FALLANI (SCANDICCI): NO RISCHIO DEFAULT, QUI POSSIAMO AIUTARE

Con 200 milioni in meno a bilancio, circa un terzo di quelli stimati per la spesa corrente nella manovra del comune per il 2020, il sindaco di Firenze Dario Nardella, nei giorni che hanno immediatamente preceduto il decreto rilancio, ha lanciato un’ipotesi eclatante: meglio spegnere la luce pubblica un’ora prima la notte, all’alba, che togliere l’assistenza agli anziani soli, come ha ribadito anche in mattinata. Accanto a Firenze, tuttavia, la situazione non e’ cosi’ nera (come le notti senza lampioni). Lo confessa all’agenzia Dire Sandro Fallani, sindaco di Scandicci, uno dei comuni piu’ importanti dell’area metropolitana fiorentina.

Il primo, con i suoi 51.000 residenti, ad essere collegato con il capoluogo grazie alla linea uno del tram. “Esco ora da una giunta durata quattro ore, in cui abbiamo analizzato anche le prospettive della ripartenza nella fase due”, spiega. Anche qui le casse comunali dovranno fare i conti con circa 1,8 milioni di mancati incassi, quindi la situazione “non e’ fiorente”, ammette.

Ma aggiunge: “Ovviamente il decreto rilancio va analizzato bene”, tuttavia “se le promesse verranno rispettate” e arriveranno le risorse, a Scandicci “non c’e’ un rischio default. Anzi, addirittura potremmo pensare di fare una manovra propositiva per famiglie e imprese. Dargli una mano”. In questo senso, infatti, “ci portiamo dietro un avanzo di bilancio importante e un indebitamento basso frutto di scelte ponderate”. Poi, grazie all’accordo quadro voluto dal governo con Cassa depositi e prestiti, il municipio liberera’ circa 600.000 euro di risorse.

FALCHI (SESTO FIORENTINO): NON BASTANO I 3,5 MLD DEL DL RILANCIO

“La situazione e’ in divenire”, tuttavia come Dario Nardella, anche il sindaco di Sesto Fiorentino Lorenzo Falchi, cittadina della cintura metropolitana di Firenze che conta 49.000 abitanti, non nasconde i problemi sulle casse comunali: “Ci sono grandi difficolta’ perche’ le entrate si sono drasticamente ridotte, anche quelle in previsione, mentre le uscite sono rimaste inalterate. Anzi, in alcuni casi sono aumentate”, spiega all’agenzia Dire.

All’appello qui mancano tra i 3 e i 4 milioni, “anche se fare previsioni in questo momento e’ assolutamente complesso e dobbiamo capire bene gli effetti del decreto rilancio”, aggiunge. Il punto e’ che la dinamica e’ asimmetrica, perche’ le spese, “sostanzialmente sono rimaste inalterate. Anche durante il lockdown, ad esempio, abbiamo mantenuto una serie di appalti, come quelli per l’infanzia che sono stato rimodulati per fornire servizi anche nel periodo di chiusura”.

Non solo, al conto vanno sommate “le spese per le sanificazioni, per i dispositivi di protezione e il sostegno che abbiamo continuato a dare alle fasce piu’ deboli”. Per questo, “siamo molto preoccupati e se dal governo non arrivera’ una sufficiente quota per riequilibrare i conti, anche tutte le misure che stiamo ipotizzando, come il sostegno alle famiglie piu’ in difficolta’ e alle attivita’ economiche per ripartire, non avranno copertura”.

Il problema, inoltre, riguarda i servizi forniti dai municipi, come sostiene Nardella: “Non c’e’ dubbio. E’ una riflessione che tutti i comuni stanno facendo. Anche Sesto, che all’inizio dell’emergenza si e’ trovato con i conti a posto e senza grosse difficolta’, adesso e’ in una situazione inedita”. Falchi, quindi, chiude rivolgendosi al governo: “I tre miliardi e mezzo” messi nel decreto “sono comunque insufficienti rispetto al fabbisogno” dei comuni, cosi’ come “abbiamo segnalato con Anci”.

PROTESTANO COMUNI SICILIANI EX ZONE ROSSE: NOI IGNORATI

Il decreto legge Rilancio, varato poche ore fa dal governo Conte, non e’ piaciuto ai quattro sindaci siciliani che nei giorni piu’ difficili dell’emergenza Covid sono stati dichiarati ‘zona rossa’. Da Salemi (Trapani), Villafrati (Palermo), Agira e Troina (Enna), citta’ che per quaranta giorni sono state dichiarate off limits a causa dell’emergenza, arriva la protesta dei sindaci Domenico Venuti, Franco Agnello, Maria Gaetana Greco e Sebastiano Venezia: i quattro esprimono “stupore, delusione e rabbia” dopo avere appreso che i propri territori “non sono stati presi in considerazione” dal governo nazionale per le misure di sostegno economico varate da Palazzo Chigi.

I quattro a fine aprile avevano scritto una lettera al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per chiedere l’assegnazione di risorse aggiuntive con l’obiettivo di mitigare gli effetti economici del blocco totale delle attivita’: “Nonostante quella richiesta fatta pervenire al governo ben due settimane fa – dicono – la Sicilia e’ stata ignorata ed esclusa da un sostegno economico che invece e’ stato garantito ai comuni ricadenti nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza. Giusta la decisione del governo di stare accanto alle popolazioni del nord piu’ colpite, alle quali – evidenziano Venuti, Agnello, Greco e Venezia – anche noi ci sentiamo idealmente vicini per il dramma vissuto in termini di perdite umane, ma allo stesso tempo – proseguono – ci chiediamo perche’ l’Esecutivo abbia voluto escludere le ex ‘zone rosse’ della Sicilia e di altre regioni italiane da un aiuto economico che potrebbe dare la speranza di una reale rinascita economica dopo l’epidemia”.

I sindaci di Salemi, Villafrati, Agira e Troina chiedono quindi che “tutti i comuni italiani dichiarati ‘zona rossa’ durante la fase piu’ acuta dell’epidemia possano ricevere attenzione da parte dello Stato”.

ITALIA (SIRACUSA): BICCHIERE MEZZO PIENO

“Guardo al bicchiere mezzo pieno e credo che rispetto alle intenzioni iniziali i comuni siano riusciti a ottenere qualcosa”. Questo il giudizio del sindaco di Siracusa, Francesco Italia, sul decreto Rilancio approvato dal governo.

“Sono state approvate alcune misure importanti che, anche se non copriranno tutti i bisogni dei Comuni, rappresentano comunque una prima risposta – afferma Italia alla Dire – per arginare i problemi dei Comuni riguardanti i mancati incassi della tassa di soggiorno e della Tosap. Sono molto soddisfatto anche per il finanziamento dei centri estivi. Importante anche la copertura della prima rata Imu – aggiunge Italia -. Sono misure che rappresentano un primo segnale ed e’ evidente che il governo sta finalmente cominciando a comprendere che senza il supporto dei SINDACI non ci potra’ essere alcun rilancio”.

Qualcosa, pero’, puo’ essere migliorata: “Certo, penso soprattutto alla riduzione della quota di accantonamento del fondo crediti di dubbia esigibilita’, che consentirebbe di liberare risorse senza alcun trasferimento aggiuntivo da parte dello Stato”.

MELUCCI (TARANTO): SUI COMUNI INTERVENTI ‘ESTETICI’

“Resto molto preoccupato per l’intervento del governo sui Comuni, intervento piu’ estetico che risolutivo”. Lo dichiara il sindaco di Tarano Rinaldo Melucci commentando i contenuti del decreto Rilancio.

“Le misure adottate non colmeranno nell’immediato le perdite di gettito, cui andremo inevitabilmente incontro, e non concretizzeranno ancora l’esigenza di sburocratizzazione e autonomia invocata dagli Enti locali, vera frontiera del disagio dei cittadini”, evidenzia il primo cittadino che comunque gioisce per l’arrivo dei finanziamento per le Brt, “le innovative linee di bus elettrici veloci che hanno trovato copertura nel dl Rilancio, grazie alla faticosa opera del ministro Paola De Micheli (Trasporti, ndr), del ministro Roberto Gualtieri (Economia, ndr) e all’attivismo del deputato pugliese Ubaldo Pagano. È stata una battaglia lunga, silenziosa e difficilissima, che non si ferma e cambia obiettivo”.

RUSCIGNO (VALSAMOGGIA): RISORSE A COMUNI? PRESTO PER VALUTAZIONI

Prima di fare qualsiasi valutazione sulle risorse assegnate ai Comuni con il dl Rilancio “bisognera’ leggere bene il testo del provvedimento, e soprattutto capire come verranno ripartite queste risorse tra le singole amministrazioni”. Non si fascia la testa, dopo le dichiarazioni pessimistiche rilasciate dal sindaco di Firenze, Dario Nardella, il primo cittadino del Comune bolognese di Valsamoggia, Daniel Ruscigno.

Infatti, pur riconoscendo che “3,5 miliardi sono un po’ meno dei 5” che i Comuni avevano stimato come necessari per coprire gli ammanchi di bilancio provocati dall’emergenza coronavirus, Ruscigno sottolinea che le due somme “non sono molto lontane”, aggiungendo che comunque la cifra stanziata adesso dal Governo “potrebbe essere integrata in giugno”.

Da parte sua, il sindaco di Valsamoggia auspica che le mancate entrate del suo Comune, che dovrebbero oscillare tra “un milione e un milione e mezzo di euro, pari a circa il 5% del bilancio corrente”, possano essere ripianate gia’ con questa tranche di fondi, anche se spera che i soldi stanziati dal Governo possano servire “non solo a coprire i buchi di bilancio, ma anche a rilanciare l’economia dei Comuni”. Se poi, conclude, i fondi dovessero rivelarsi insufficienti “sono certo che i Comuni si faranno sentire”.

ARENA (VITERBO): RISORSE SUBITO O RISCHIAMO DI MANDARLE INDIETRO

“Bene le risorse stanziate nel dl Rilancio, ora pero’ il governo ci dia la possibilita’ di accedervi. Ad oggi, solo i buoni spesa sono arrivati nei tempi previsti”. Cosi’ all’agenzia Dire, il sindaco di Viterbo, Giovanni Arena, commentando le misure a sostegno dei Comuni contenute nel dl Rilancio presentato ieri dal Governo.

“Sono tante le impellenze a cui dobbiamo far fronte- ha aggiunto il sindaco- dall’abolizione della Tari per le attivita’ rimaste chiuse durante il lockdown all’azzeramento delle entrate relative alla tassa di soggiorno, fino alle multe o alla bigliettazione del tpl. Per poter respirare e’ ora necessario poter accedere al credito nell’immediato, senza lungaggini burocratiche per non rischiare di dover rimandare indietro questi soldi, arrivati troppo tardi e quindi non piu’ spendibili”.

“Come Giunta- ha concluso Arena- questo periodo ci dara’ la possibilita’ di forzare la mano su alcune situazioni inizialmente avverse ai cittadini come la creazione di alcune isole pedonali, in modo di poter aumentare gli spazi per l’occupazione di suolo pubblico per le attivita’ di ristorazione, e dar loro modo di garantire il distanziamento sociale alla clientela”.

MARTINI (VO EUGANEO): MAI SPERPERATO, NON POSSIAMO TAGLIARE

Ad oggi il Comune di Vo’ Euganeo non ha previsto tagli ai servizi, perche’ “noi non abbiamo mai sperperato soldi, siamo un Comune piccolo e abbiamo gia’ ridotto le spese all’osso negli anni scorsi, sotto un certo livello non possiamo scendere”. Cosi’ Giuliano Martini, sindaco di Vo’ Euganeo, dove lo scorso 21 febbraio si e’ registrato il primo caso di coronavirus in Veneto. Ovviamente “un impatto lo abbiamo subito”, spiega Martini, ma il vero problema lo si avra’ “ora che riaprono le attivita’, quanti riusciranno a pagare l’Imu e la Tari?”. Intanto, pero’, si va avanti senza tagliare e i conti si faranno alla fine, conclude Martini.

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14 Maggio 2020
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