Cooperazione, la volontaria (Vis): “Aiuto non ha confini, ma serve studiare”

Alice D'Averio, 24 anni, amore per il Ghana maturato con l'ong vis
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ROMA – “Per me, la cooperazione allo sviluppo e’ collaborazione tra i popoli: tutti ne escono arricchiti. Si puo’ certamente aiutare anche in Italia ma non e’ una gara a chi sta peggio: l’aiuto non ha una nazionalita’. Percio’ ai miei coetanei suggerisco di partire: fate esperienze con una ong, mettetevi in gioco. Scoprirete tante cose di voi e del mondo”. Alice D’Averio ha 24 anni, una laurea triennale in Mediazione linguistica, una magistrale in Politiche per la cooperazione internazionale e diverse esperienze in Ghana, Paese in cui, confida, “quando torno, mi sembra di essere tornata a casa”.

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A pochi giorni dalla liberazione della volontaria Silvia Romano, sequestrata in Kenya 18 mesi fa, si sollevate voci che hanno messo in discussione il valore della solidarieta’ internazionale. “La cooperazione e’ una professione e forse e’ proprio questo l’aspetto che trovo piu’ difficile far comprendere alle persone” sottolinea D’Averio in un’intervista con l’agenzia Dire. “Molta gente non sa quanto studio e impegno richieda”. Come spiega la giovane, “ci sono tante tecniche e competenze specifiche da apprendere per garantire l’efficacia degli interventi. Pensiamo alla trasparenza, che va assicurata tramite la rendicontazione. Oppure alle nozioni di sociologia e antropologia. Molte cose si imparano sul campo ma non basta: nei programmi, nulla e’ lasciato al caso o all’improvvisazione“.

LA STORIA DI ALICE D’AVERIO

A spingere D’Averio verso questa strada e’ sicuramente la passione: “Volevo cambiare certe storture, rimettere a posto le nostre societa’”. Incontrare l’ong Volontariato internazionale per lo sviluppo (Vis) e poi tanti giovani che la pensavano come lei “e’ stata una luce in fondo al tunnel”. A marzo con il Vis la 24enne e’ tornata in Ghana per un progetto che mira a creare opportunita’ lavorative per frenare l’emigrazione irregolare e la tratta di esseri umani. “Mi affascina la concretezza di questo intervento perche’ affronta le cause che spingono le persone a rischiare la morte pur di arrivare in Europa e prova a dare soluzioni” dice la volontaria.

“Mi colpisce il modo in cui si scontra con ‘l’aria fritta’ di certi discorsi che sentiamo in Italia sugli immigrati”. Dopo pochi giorni in Ghana pero’, D’Averio e’  dovuta tornare in Italia a causa della pandemia di Covid-19. “Un grande dispiacere” confessa la ragazza. In attesa di poter tornare al lavoro, occupa il tempo con un corso in progettazione perche’, tiene a ribadire, “la cooperazione e’ una professione e la passione non basta, bisogna studiare”.

Le ong, a fronte dell’emergenza sanitaria, hanno dovuto valutare il rimpatrio del personale all’estero per garantirne la sicurezza. Quanto al Vis, questo ha riguardato “solo i giovani volontari, su cui abbiamo livelli di allerta piu’ elevati” come spiega sempre alla Dire il presidente Nico Lotta.
Il dirigente prosegue: “Sono rientrati gli stagisti, i ragazzi inseriti nel progetto Corpi civili di pace e i ragazzi in Servizio civile, scelta quest’ultima presa in accordo con il Dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio civile universale. Diverso e’ stato il discorso per gli operatori espatriati, che hanno scelto di restare nei Paesi per supportare nell’emergenza le persone piu’ fragili, rispettando tutte le misure di sicurezza e i protocolli previsti”.

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14 Maggio 2020
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