Le lacrime della ministra Bellanova non salveranno il Governo

L'editoriale di Nico Perrone, direttore dell'agenzia Dire, per DireOggi
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ROMA – Giorni e giorni di discussione e litigi, tra Pd e M5S e Italia Viva contro tutti, di intese disattese poco dopo. E tutto questo tempo solo per trovare la quadra sulla regolarizzazione degli immigrati braccianti. La ministra Teresa Bellanova, che con la bandiera di Italia Viva si è battuta per la causa, alla fine è scoppiata in lacrime.

Eppure nel ‘decreto rilancio’ c’erano 55 miliardi di euro da distribuire quasi a tuttinon agli operatori del sistema sanitario e poi dirò perché – ma questa massa di soldi non è bastata a rasserenare i rapporti politici tra gli alleati. Anzi, ad un certo punto è toccato al Pd fare la voce grossa e solo allora Di Maio e Crimi hanno abbassato le penne.

Certamente stanno pensando alla rivincita, alla prossima prova di forza che, in tanti, già vedono all’orizzonte: tra un mese il Parlamento sarà chiamato a votare sugli aiuti europei, tra cui il Mes, il cosiddetto Fondo salva stati che il M5S combatte da sempre. Ma questa volta dentro il Mes ci saranno ben 36-37 miliardi di euro proprio da destinare alla nostra sanità, per premiare e rilanciare tutti gli operatori del settore.

Una mossa per far digerire il boccone amaro al popolo grillino? Che succederà? Il Movimento si spaccherà al momento del voto? Arriverà in soccorso Forza Italia di Berlusconi?

«Sarà un momento difficile» confessa un esponente Dem, «ma deve essere chiaro che i voti di Forza Italia si dovranno aggiungere a quelli della maggioranza e non sostituire». Problema non da poco se il M5S, invece, dovesse spaccarsi a metà.

Mentre i partiti giocano a chi si piazza meglio, nel Paese monta la protesta. Sono in tanti, adesso anche molti sindaci, a lamentarsi: per i soldi che ancora non sono arrivati, per i ‘buchi’ di bilancio determinati dallo stop alle tasse. In tanti temono che anche stavolta, dopo gli annunci, le risorse non arrivino subito agli interessati che ormai sono alla canna del gas. Già si minacciano, appena possibile, proteste in piazza. Quando c’è esasperazione tutto può accadere e per questo le Prefetture hanno già ricevuto l’ordine di controllare e vigilare.

A livello di politica nazionale, intanto, si gioca sulle future mosse. Si parla di rimpasto di Governo a giugno? «Per fare cosa? Spostare Pisano e Catalfo con Pinotti… Guarda è più facile che si vada a votare allora», dice un Dem di peso.

Non adesso certo, ma se la situazione dovesse precipitare, con una crisi ancora più forte in autunno allora tutto è possibile. E se in quel momento i sondaggi dovessero registrare il tracollo della Lega di Matteo Salvini, con magari il Pd primo partito, si capisce come la voglia di vincere possa prevalere su quella del tirare a campare per poi perdere.

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14 Maggio 2020
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