Abruzzo, l’articolo 6 del Codice della strada scongiura la chiusura del traforo del Gran sasso

I sindaci dell'Aquila e di Teramo: "Ricatto da Strada dei Parchi"
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L’AQUILA – E se la vicenda della chiusura del Traforo del Gran Sasso fosse, in un certo senso, una “bufala”? A venire incontro alla Regione e al territorio abruzzese in generale, nonché ai Laboratori Nazionali di Fisica Nucleare, infatti, potrebbe essere un “banale” articolo del codice della strada che giustificherebbe la sicurezza con cui oggi sia il sindaco de L’Aquila, Pierluigi Biondi, che quello di Teramo, Gianguido D’Alberto, hanno affermato che il traforo non chiuderà e quello messo in atto da Strada dei Parchi è un “ricatto” che usa “i cittadini come scudo umano” per le diatribe con il ministero delle Infrastrutture.

L’ARTICOLO 6 DEL CODICE DELLA STRADA

Il riferimento è all’articolo 6 comma 6 del Codice della Strada, dove testualmente si legge: “Per le strade e le autostrade in concessione, i poteri dell’ente proprietario della strada sono esercitati dal concessionario, previa comunicazione all’ente concedente. In caso di urgenza, i relativi provvedimenti possono essere adottati anche senza la preventiva comunicazione al concedente, che può revocare gli stessi”. Se è dunque vero che l’intenzione è quella di prendere “misure urgenti” per la messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso, della rete autostradale e dei laboratori Infn, allora il concessore, cioè il ministero, dovrebbe poter revocare la decisione di Strada dei Parchi che, in qualità di concessionario, ha deciso la chiusura prevista per il 19 maggio.

SINDACO L’AQUILA: CON CHIUSURA DANNI INCALCOLABILI

“I danni per la città dell’Aquila e il suo territorio sarebbero incalcolabili”. Pierluigi Biondi, sindaco del capoluogo abruzzese è certo che il traforo del Gran Sasso non chiuderà perché se ciò dovesse accadere per il territorio aquilano, ma non solo per quello, i danni sarebbero enormi. E’ quanto ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa convocata questa mattina all’Emiciclo poco prima del Consiglio regionale straordinario, cui ha partecipato il sindaco di Teramo Gianguido D’Albero e altri sindaci delle due province interessate dall’eventuale chiusura del Traforo decisa da Strada dei Parchi per il 19 maggio.

“Nella nostra università- spiega Biondi- ci sono oltre 2400 ragazzi provenienti dalla provincia di Teramo e da quella di Ascoli; dal teramano tra il 2014 e il 208 sono arrivati nelle nostre strutture Asl oltre 8mila pazienti per un totale di 23 milioni di prestazioni; l’università dell’Aquila ha una convenzione con la Asl di Teramo per la formazione di alcuni specializzandi; abbiamo chiesto la Dea di II livello per i due ospedali. Immaginate – afferma Biondi – se il Traforo fosse chiuso ci fosse un’emergenza e gli elicotteri del 118 non potessero alzarsi”. Ai problemi dell’Aquila, spiega il sindaco, si aggiungono quelli che la chiusura del Traforo porterebbe a tutta la regione a partire dalla mobilità nell’area tirreno-adriatica “che subirebbe un pesantissimo contraccolpo dal punto di vista socio-economico e turistico” e, soprattutto, le questioni legate alle attività del Laboratori nazionali del Gran Sasso (INFN) per i quali va garantita l’operatività e l’accesso 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno”. Tutte criticità che produrrebbero “un danno di immagine alla regione e agli stessi laboratori dove si compiono esperimenti la cui prosecuzione sarebbe compromessa. L’ipotesi di Sdp è inaccettabile”.

SINDACO TERAMO: SIAMO SOTTO RICATTO, TRAFORO NON CHIUDERÀ

“Il nostro territorio non può essere sotto ricatto. Il Traforo del Gran Sasso non chiuderà”. Così il sindaco di Teramo, Gianguido D’Alberto, nel corso della conferenza stampa questa mattina poco prima dell’inizio del Consiglio regionale straordinario. “Le esigenze che interessano i rapporti tra Strada dei Parchi e ministero si ripercuotono sul destino dei nostri territori. La questione ambientale è il tema principale e auspico che questo teatrino di cui siamo vittime si concluda presto. La posizione di Strada dei Parchi – aggiunge riferendosi alla chiusura del Traforo prevista per il 19 maggio – è inaccettabile perché immotivata. Le questioni penali attengono al pericolo di inquinamento e gestione del bacino idrico: non c’entra nulla con il transito. Ribadiremo la nostra posizione soprattutto per lo stanziamento delle risorse. Il traforo non chiuderà – asserisce con certezza – ma questo è solo il raggiungimento dell’obiettivo a breve termine. La questione sicurezza va chiusa definitivamente. Ora si aprirà la partita parlamentare. Speriamo stasera oltre che il Capo di Gabinetto del ministero di incontrare anche i rappresentati parlamentari cui spetta destinare le risorse per la pianificazione e la messa i n sicurezza. L’emendamento oggi in discussione – sottolinea – è debole. Non c’è più tempo da perdere. La politica tutta ci sta mettendo responsabilità. Quello di Strada dei Parchi è un atteggiamento irresponsabile”.

LEGNINI: RISCHIAMO DI RICADERE IN CONO D’OMBRA

“Per anni i problemi che interessano la questione del Gran Sasso sono stati relegati in un cono d’ombra per effetto di quel commissariamento, durato dal 2003 al 2009 che realizzò, utilizzando ingenti risorse, interventi che si sono rilevati inefficaci, incompleti se non in taluni casi dannosi. E’ per questo che ci siamo permessi di sottolineare e proporre a lei di dare la disponibilità ad essere Commissario straordinario. Non è il voler caricare sulle sue spalle una responsabilità che grava su molteplici poteri, ma è finalizzata esclusivamente a garantire il raccordo tra la funzione di coordinamento necessario a garantire la soluzione dei problemi del sistema Gran Sasso. In caso contrario il rischio si farebbe molto alto”. Lo ha detto il consigliere della Regione Abruzzo Giovanni Legnini (CS), formalizzando così la richiesta del centrosinistra affinché il Commissario straordinario che il Governo deve nominare per dirimere l’intricata questione del Gran Sasso sia il governatore Marco Marsilio. Infine, sui 172 milioni di euro che la Giunta ha chiesto allo Stato per l’emergenza traforo, Legnini ha concluso: “Lo Stato deve garantire anche spalmandoli in modo pluriennale”.

IMPRUDENTE: SITUAZIONE UNICA CHE NON DOVREBBE ESISTERE

“Bisogna prendere atto dell’unicità della condizione che vive sotto il nostro Gran Sasso dove ci sono una falda acquifera, l’autostrada e i laboratori di Fisica Nucleare: teoricamente per legge questo sistema non dovrebbe esistere. Abbiamo bisogno di soluzioni certe. Il rischio zero non esiste, ma questo non esiste su nulla, ma tra dieci anni mio figlio non può sentire parlare ancora di messa in sicurezza della acque. E’ con questo approccio e questi obiettivi che questa Giunta sta lavorando. Non abbiamo più tempo e questa è la volta buona, ecco perché faccio appello a tutte le forze politiche. Quello del Sistema Gran Sasso non è un argomento per fare politica, ma su cui la Regione si misura sulle sue competenze. Deve essere nominato un commissario straordinario che abbia soldi, poteri e sia messo in condizioni di gestire la vicenda inserendo un elemento di differenza rispetto ai classici commissariamenti: che vi sia piena trasparenza su tutto ciò che viene fatto così da coinvolgere tutti i soggetti interessati sul proseguo delle attività di messa in sicurezza”. Così il vicepresidente del Consiglio regionale, Emanuele Imprudente sulla vicenda per la quale è in corso un Consiglio straordinario regionale convocato su richiesta delle opposizioni di centrosinistra.

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14 Maggio 2019
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