mercoledì 20 Maggio 2026

Infermieri crescono al Comboni College, in Sudan: “Cureremo le ferite della guerra”

La facoltà è rinata in riva a mar Rosso: "un miracolo" dopo tre anni di conflitto, secondo i missionari

ROMA – In Sudan, a tre anni dall’inizio della guerra, c’è anche chi sceglie di curare. Il conflitto armato, cominciato il 15 aprile 2023, ha causato secondo alcune stime circa 150mila morti e 11 milioni di sfollati. Ma tra le macerie emergono anche storie di impegno e solidarietà. È il caso del Comboni College. La facoltà di infermieristica, che non ha potuto aprire a Khartoum per i bombardamenti, è rinata a Port Sudan, sul Mar Rosso. Nei video condivisi dai missionari ci sono corsi e laboratori. “Ho deciso di studiare infermieristica per aiutare la mia comunità”, spiega Hussain Zakaria, specializzando al Comboni College. Anche Samar Muzamil condivide la sua esperienza con l’agenzia Dire: “Al Comboni College”, dice, “abbiamo l’ambiente migliore, i docenti e i responsabili più qualificati”. A raccontare è anche padre Diego Dalle Carbonare, superiore dei comboniani in Egitto e in Sudan, per pochi giorni a Roma. “Questa storia della facoltà di infermieristica è una delle storie belle, vorrei dire anche un miracolo”, sottolinea il missionario. “Abbiamo studenti che seguono lezioni da campi profughi, dai monti Nuba o perfino dal Darfur abbiamo avuto qualche studente; c’è quindi una parte digitale e online, ma anche la possibilità di fare tirocini negli ospedali, dove tra l’altro c’è un enorme bisogno”. A sostenere la facoltà sono i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, come anche donatori tedeschi e la Cooperazione italiana.

MILITARI CONTRO PARAMILITARI E UN PAESE FATTO A PEZZI

Il contesto resta difficile, a tre anni dall’inizio del conflitto: da Port Sudan in riva al mar Rosso sino alla capitale Khartoum il controllo è dell’esercito fedele al generale Abdel Fattah Al-Burhan; nel Darfur e in altre aree più vicine al Ciad e al Sud Sudan, come il Kordofan e i Monti Nuba, comandano i paramilitari delle Forze di supporto rapido. In occasione dell’anniversario del 15 aprile, il Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) ha diffuso uno studio dedicato in particolare alle persone scomparse. Secondo l’organizzazione, il loro numero ha ormai superato quota 11mila, con un aumento di oltre il 40 per cento solo nell’ultimo anno. “Con molte reti di comunicazione distrutte, tante famiglie hanno perso i contatti con i propri cari”, denuncia il Cicr. “Non conoscere il loro destino sta causando una profonda e duratura sofferenza psicologica”. Secondo il Comitato, molte persone però sono riuscite a ristabilire i contatti nel 2025. “Oltre 560.000 telefonate”, riferisce l’organizzazione, “sono state facilitate dal Movimento della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa in Sudan, così come da Egitto, Sud Sudan e Ciad”. La situazione resta complicata anche sul piano politico. A Berlino domani è in programma la Terza conferenza internazionale sul Sudan, organizzata dalla Germania insieme all’Unione europea, alla Francia, al Regno Unito, agli Stati Uniti e all’Unione Africana.

LO STUDIO DELL’INTERNATIONAL CRISIS GROUP E LA MOBILITAZIONE DI PIAZZA 

A giocare un ruolo dovrebbero essere però anche Arabia Saudita ed Egitto, sostenitori di Al-Burhan, ed Emirati Arabi Uniti, vicini alle Forze di supporto rapido. Secondo un’analisi pubblicata dal centro studi International Crisis Group, un nuovo slancio diplomatico dovrebbe arrivare dagli Stati Uniti. “Dovrebbero utilizzare il proprio capitale politico”, sostengono gli esperti, “per cercare di creare un accordo più chiaro sul ‘giorno dopo’ del Sudan tra i principali attori esterni, in particolare Arabia Saudita, Egitto ed Emirati Arabi Uniti, e poi lavorare con loro per spingere le parti in conflitto verso una via d’uscita”.

Domani sono previste in più Paesi iniziative a sostegno della pace. In Italia l’appuntamento è anche presso largo di Torre Argentina, alle 17: il presidio è organizzato da Amnesty International, con il supporto della federazione Focsiv e di altre realtà della società civile: da Aoi ad Acli, da Arci a Medici senza frontiere, dalla Comunità sudanese in Italia a Focus on Africa, da Un ponte per a Rete italiana pace e disarmo.

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