BOLOGNA – Comparirà domani davanti al Gip Luca Spada, 27enne l’ex operatore della Croce Rossa di Forlimpopoli (è sospeso dal servizio ormai da due mesi) che sabato è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario per alcuni decessi sospetti di anziani morti dopo il trasporto in ambulanza e sempre quando guidava lui. L’ordinanza di custodia cautelare che lo ha portato in cella è riferita nello specifico al decesso dell’85enne Deanna Mambelli, morta il 25 novembre 2025: è stata l’ultima delle morti (sei in tutto) finite sotto la lente degli inquirenti dopo che è partita una segnalazione dai colleghi del servizio ambulanze. Era troppo strano quel numero così alto di anziani morti tutti trasportati quando Spada (‘Spadino’ per gli amici) era al volante. La procura, nel chiedere il suo arresto, gli aveva attribuito tutti i sei decessi. Il gip Ilaria Rosati ha accolto le accuse solo per la morte di Mambelli. Spada, dopo le notizie dell’inchiesta, si è sempre definito innocente (“Sono cose che possono capitare“), ma nei giorni scorsi, dopo l’arresto, sono uscite la intercettazioni contenute nella misura di custodia cautelare e fanno rabbrividire.
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“OGNI TANTO QUALCUNO DEVE MORIRE” E “OGGI HO FATTO DUE MORTI”
Parlando con un collega o con la compagna (con cui ha un figlio di 9 anni), Spada si mostra compiaciuto del numero dei morti (“Oggi ho fatto due morti“), ride, oppure di un’anziana dice “È anziana e obesa, giustamente deve morire“. E, quando un collega gli riferisce che una persona è stata salvata, osserva seccato: “Ma non è possibile che salvino tutti, ogni tanto qualcuno deve morire“. Oppure, ancora: “Dobbiamo fare un turno insieme mercoledì così secchiamo qualcuno“. Il sospetto degli inquirenti è che Spada, durante i tragitti in ambulanza (portava gli anziani dall’ospedale a una casa di degenza o viceversa) iniettasse agli anziani aria in vena con una siringa per provocare loro un’embolia letale. “Il movente non lo sappiamo“, ha detto il procuratore Enrico Cieri in conferenza stampa, ma sono al vaglio degli inquirenti alcuni rapporti di Spada con diverse agenzie funebri del territorio di Meldola, dove l’uomo viveva. Che volesse procurare ‘clienti’ con i parenti degli anziani uccisi? In realtà, nessuna famiglia di questi casi avrebbe poi utilizzato i servizi delle agenzie su cui ci sono accertamenti. La compagna di Spada, però, in una telefonata, dopo aver saputo che c’era stato un morto ha subito detto: “Gli hai lasciato il biglietto?“.
LE TELECAMERE CHE NON HANNO FUNZIONATO
Quando il 25 novembre è morta Deanna Mambelli, sull’ambulanza guidata da Spadino era state installate delle telecamere: la Procura, infatti, stava già indagando. A causa di un problema tecnico, però, proprio quel giorno la registrazione non aveva funzionato. Spada stava portando la donna da una casa di cura all’ospedale di Forlì, per fare riabilitazione dopo un malore: è 300 metri prima di arrivare in ospedale.
LE PIADINERIE
Il 27enne, che aveva cominciato a lavorare per la Croce Rossa giovanissimo, gestisce anche delle piadinerie (‘Da Spadino’). Qualche giornale locale ha scritto che gli affari non andavano benissimo e che Spada aveva dovuto chiudere uno dei due locali. Insomma, forse aveva qualche difficoltà economica. ma questo difficilmente rappresenta un movente per un’accusa tanto abnorme.
Assistito dagli avvocati Gloria Parigi e Marco Martines, domani Luca Spada comparirà davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia: potrebbe anche restare in silenzio e avvalersi della facoltà di non rispondere.
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FNOPI: “BASTA SCRIVERE CHE È UN INFERMIERE”
Intanto, in attesa di capire gli sviluppi dell’indagine, la Federazione degli infermieri è intervenuta con una dura nota per chiedere che non si parli più di Luca Spada come di un “infermiere”. Ecco le parole: “A tutela della verità dei fatti e dell’identità professionale, la Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche precisa che la persona coinvolta nelle indagini per le morti in ambulanza a Meldola non è un infermiere iscritto all’Albo, né risulta in alcun modo abilitata all’esercizio della professione infermieristica, che prevede specifici percorsi universitari, il conseguimento di un titolo abilitante, l’iscrizione obbligatoria all’Ordine, con il conseguente rispetto del Codice deontologico. La Federazione nazionale, con l’Ordine di Forlì-Cesena, territorialmente competente, chiede alle testate che stanno utilizzando in modo improprio la qualifica di infermiere l’immediata rettifica e ha attivato l’ufficio legale in tal senso. L’attribuzione errata della qualifica di infermiere rappresenta un fatto grave, che genera disinformazione e produce un danno diretto all’immagine e alla credibilità di una professione sanitaria fortemente impegnata ad affrontare le criticità del sistema di emergenza-urgenza. In un contesto così delicato, ogni imprecisione rischia di compromettere la fiducia dei cittadini nel sistema di assistenza e di alterare la corretta percezione di ruoli e responsabilità. Questo, anche nel rispetto per il dolore delle famiglie delle vittime finora accertate, alle quali va la vicinanza di tutta la comunità infermieristica”.





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