venerdì 15 Maggio 2026

Ucciso per errore a Napoli: fermati 2 giovani per l’omicidio di Fabio Ascione, uno è minorenne

Oggi a Ponticelli la cerimonia funebre del ventenne freddato per "spacconeria mafiosa". I due ritenuti responsabili sarebbero vicini al clan camorristico De Micco

NAPOLI – Ci sono due fermi per l’omicidio di Fabio Ascione, il 20enne ucciso lo scorso 7 aprile a Napoli, nel quartiere orientale di Ponticelli.
I fermati sono Francescopio Autiero, 23 anni appena compiuti, e un minorenne. Il decreto di fermo, emesso dalla Direzione distrettuale Antimafia della procura di Napoli, è stato eseguito dai carabinieri della compagnia di Poggioreale.

L’ULTIMO SALUTO A FABIO

La notizia arriva nel giorno dell’ultimo saluto al ragazzo: centinaia si sono radunati nella mattinata di oggi, martedì 14 aprile, nella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Ponticelli per la cerimonia funebre, officiata dal cardinale don Mimmo Battaglia. “Napoli- ha detto il religioso durante l’omelia- deve avere il coraggio di guardarsi allo specchio, non possiamo parlare più di fatalità”.

I DUE FERMATI, CHI SONO

Sono ritenuti vicini al clan camorristico De Micco i due giovani, di 23 e 17 anni, fermati dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia Napoli Poggioreale (in esecuzione di due decreti emessi rispettivamente dalla Dda della procura di Napoli e dalla procura per i minorenni di Napoli) per l’omicidio di Fabio Ascione, il 20enne ucciso il 7 aprile a Ponticelli.
Il 23enne Francescopio Autiero, già noto alle forze dell’ordine, deve rispondere di porto e detenzione illegale di armi, pubblica intimidazione con l’uso di armi e omicidio. Il minore è indiziato dei reati di porto e detenzione illegale di armi e di pubblica intimidazione con uso di armi in concorso. Contestata anche l’aggravante dal metodo mafioso. Il maggiorenne è stato trasferito nel carcere di Secondigliano mentre il 17enne si trova nel centro di prima accoglienza dei Colli Aminei.

FABIO UCCISO DA UN COLPO DI PISTOLA PARTITO PER ERRORE

Un solo colpo di pistola, partito per errore, ha provocato la morte di Fabio Ascione, il 20enne ucciso nelle prime ore del 7 aprile scorso a Ponticelli, quartiere della periferia orientale di Napoli.
Il giovane è morto alle 6:50 circa all’ospedale Villa Betania, dove era giunto poco prima, per arresto cardiaco secondario a ferita d’arma da fuoco.
L’omicidio, per il quale i carabinieri hanno eseguito il fermo del 23enne Francescopio Autiero e di un 17enne, sarebbe da ricondurre a un evento criminale risalente a pochi minuti prima. Nei pressi del Bar Lively di via Carlo Miranda, alle 5 circa del mattino, è avvenuto un conflitto a fuoco tra gli occupanti di uno scooter e un gruppo di persone che si trovavano a bordo di un’auto. Azione criminale a cui Ascione non ha partecipato.
In sella allo scooter c’era invece Autiero: il 23enne, poco dopo la sparatoria, avrebbe raggiunto Ascione nei pressi del campo sportivo di via Rossia Doria, non molto distante dall’abitazione della vittima, per vantarsi del conflitto a fuoco a cui aveva partecipato poco prima, arrivando ad agitare la pistola da cui, per errore, sarebbe partito il colpo risultato fatale.

“FRATELLO, MI HAI COLPITO”, LE ULTIME PAROLE DELLA VITTIMA

Il conflitto a fuoco che ha preceduto l’omicidio avrebbe coinvolto sia Autiero che il 17enne, entrambi considerati vicini al clan camorristico De Micco: i due si sarebbero contrapposti a un altro gruppo di giovani di Volla, legati al clan Veneruso-Rea, sopraggiunti nei pressi del bar Lively a bordo di un’auto, per un regolamento di conti. Gli investigatori ritengono che si tratti di dinamiche afferenti alla spartizione del territorio in riferimento ai furti di auto.
Nel frattempo, Ascione, raggiunto il bar Lively dopo aver lasciato la sala Bingo, dove lavorava, per ordinare qualcosa da bere e da mangiare e comprare le sigarette, si sarebbe allontanato fino ai campetti di via Rossi Doria, a pochi metri da casa, dove poi è stato ucciso. Prima di accasciarsi a terra, il 20enne avrebbe detto ad Autiero “Uà fratello, mi hai colpito”. Il 23enne si sarebbe quindi allontanato a bordo di un’auto.

LE INDAGINI TRA IL MURO DI OMERTÀ E L’AIUTO DELLE TELECAMERE

Sono state soprattutto le immagini del sistema di videosorveglianza presenti in zona a fornire indicazioni utili alle indagini, che si sono invece scontrate con quello che i magistrati definiscono un “muro di omertà“, contraddistinto da una “generale reticenza nell’esposizione dei fatti accaduti”.

IL SINDACO MANFREDI: “RISPOSTA IMMEDIATA ALL’ OMICIDIO FABIO ASCIONE”

“Complimenti alla magistratura e alle forze dell’ordine per aver individuato i presunti colpevoli dell’omicidio di Fabio Ascione. Una risposta immediata ad azioni criminali che spesso coinvolgono giovani e giovanissimi. Tutte le istituzioni stanno mettendo in campo gli sforzi necessari per portare legalità e sviluppo sul nostro territorio”. Così il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi.

IL PREFETTO: “VIVO APPREZZAMENTO PER I FERMI DELL’OMICIDIO FABIO ASCIONE”

In relazione ai due fermi per l’omicidio di Fabio Ascione, il 20enne ucciso all’alba del 7 aprile nel quartiere orientale di Ponticelli, il prefetto di Napoli Michele Di Bari “esprime il proprio vivo apprezzamento alle forze dell’ordine, alla Direzione distrettuale Antimafia e alla procura per i Minorenni di Napoli”.
Di Bari, si legge in una nota della prefettura, “sottolinea l’impegno e la professionalità profuse dalle autorità giudiziarie e dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Napoli Poggioreale che hanno consentito di conseguire l’importante risultato in tempi rapidi, mostrando un segnale concreto e tangibile della presenza dello Stato sul territorio, soprattutto in contesti complessi, ove è fondamentale garantire sicurezza e legalità ai cittadini”.
“L’operazione di oggi – dichiara il prefetto – testimonia ancora una volta la determinazione e la capacità delle istituzioni di rispondere con prontezza e fermezza a episodi di violenza e criminalità organizzata. A tutte le donne e gli uomini impegnati in questa attività va il mio più sincero ringraziamento”.

BORRELLI (AVS): “LA MORTE DI FABIO ASCIONE NON È STATO UN TRAGICO ERRORE”

“Quello di Fabio Ascione non è stato un tragico errore, ma l’inevitabile conseguenza di una subcultura criminale che trasforma le nostre strade in un far west. Sapere che un ragazzo è morto perché un criminale sentiva il bisogno di ‘vantarsi’ della propria arma dopo una stesa è qualcosa che toglie il fiato per l’assurdità e la ferocia. Fabio avrebbe avuto appena il tempo di chiedere ‘Cosa hai fatto?’ prima di accasciarsi: una frase che deve pesare come un macigno sulla coscienza di chi ha sparato e di chi sostiene questi ambienti. Esprimo la mia totale vicinanza ai ragazzi del rione che hanno deciso di parlare con i carabinieri: è questa la Napoli che vogliamo, quella che non si gira dall’altra parte. Ora però serve il massimo rigore: chi gira con il colpo in canna tra la gente, accettando il rischio di uccidere per pura spacconeria mafiosa, non merita sconti”. Così in una nota il deputato di Avs Francesco Emilio Borrelli.

(photo credit: Francesco Emilio Borrelli/Fb)

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