Generale Vadalà: “Dalla bonifica dei siti ridiamo terra buona ai cittadini”

"Oggi dobbiamo recuperare il territorio e ridarlo alla collettività", dice il Commissario unico per la bonifica e la messa in sicurezza delle discariche abusive
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ROMA – “Una volta si bonificava da paludi acquitrinose, lo sviluppo ha portato benessere ma anche ferite. Oggi dobbiamo recuperare il territorio e ridarlo alla collettività, ridare il territorio alla gente è un valore aggiunto“. Così il generale Giuseppe Vadalà, Commissario unico per la bonifica e la messa in sicurezza delle discariche abusive, nella videointervista all’agenzia Dire.

In questo modo, spiega, “si aumenta il tasso di salute dei cittadini e si rimette in moto una economia green. La nostra azione è orientata ad aumentare il benessere dei cittadini e della collettività, insieme alla Cabina di regia Benessere Italia di Palazzo Chigi misuriamo quanto aumenta il benessere quando bonifichi e il poterlo misurare è importante. In Europa, tra discariche e siti contaminati, si stima ci siano 2,2 milioni di siti su cui lavorare. Altro valore aggiunto di questo settore è la grande capacità italiana di creare ed esportare tecnologie verdi di disinquinamento, grazie a enti di ricerca e mondo privati. Più riusciamo ad aprire il mercato e meglio è, in questo modo possiamo mettere all’angolo i business criminali che affondano dove c’è una scorciatoia”.

Nel 2017 il ministero dell’Ambiente aveva la necessità di bonificare o mettere in sicurezza 81 siti abusivi e chiamò l’Arma dei Carabinieri. Ad oggi, dopo quattro anni, su 81 siti ne abbiamo bonificati 51 e gli altri 30 contiamo di completarli entro il 2024″ dice ancora il generale Vadalà. Una missione importante perchè “ha permesso di minimizzare una sanzione onerosissima cominciata nel 2014. Prima pagavamo 42 milioni ogni sei mesi, oggi invece siamo arrivati a 6,6 milioni ogni sei mesi. Ringraziamo il ministro Cingolani per la fiducia che ci ha accordato“, termina Vadalà.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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