Genova, studentesse alla scoperta del cimitero di Murta

Il racconto del gioiello della Val Polcevera
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GENOVA – Nato come cimitero nell’Ottocento, oggi è un gioiello dell’arte funeraria e patrimonio architettonico della Val Polcevera: è qui, in quello che è passato alle cronache come ‘Cimitero di Murta’, che si trova il roseto che custodisce una collezione botanica di 55 esemplari diversi di Rose chinesis. Giorgia Campi e Viola Oliviero, studentesse della scuola media ‘Gaslini-IC Bolzaneto’ di Genova, nel loro articolo pubblicato su ‘La scuola fa notizia‘, sono volute partire dalla storia del cimitero.

“Nel 1835, nello stesso anno in cui iniziava la progettazione del cimitero di Staglieno a Genova, fu aperto il cimitero di Murta, un paesino situato su una collina nei pressi della città, poco distante dalla chiesa. In seguito all’abbandono- spiegano- fu soggetto ad atti di vandalismo e fu infestato da erbacce e rovi, che nascondevano la sua bellezza”. Nonostante il degrado che ha afflitto il cimitero ottocentesco, le due studentesse hanno ricordato che in esso sono presenti le tombe di personaggi di rilievo dell’epoca, una fra tutti, la sorella di Giuseppe Mazzini.

Poi nel 2019 la svolta: “Per preservare questo antico patrimonio della Valpolcevera è stato avviato un progetto guidato da cittadini volontari appartenenti ai piccoli paesi di Murta e Trasta. Il progetto iniziale- raccontano Giorgia e Viola -era di piantare delle rose lungo la crêuza, una piccola scorciatoia lastricata in mattoni, che univa Trasta e Murta”. Tuttavia, il crollo del ponte all’inizio del sentiero verificatosi in seguito ad un’alluvione nel 2014, ha imposto uno stop repentino al progetto. Così, si è deciso di procedere con i lavori di recupero e rigenerazione del cimitero.

Se il cimitero di Murta è potuto rinascere, ciò è stato grazie all’attività dei volontari riuniti nel comitato culturale di ‘Quelli che a Trastaci stanno bene’ e agli innumerevoli eventi realizzati per raccogliere risorse: tra le più note, i pomeriggi dedicati alla degustazione di tè e dolci di accompagnamento, le cui ricette sono state raccolte dai volontari nel libro ‘L’ora de tè in Liguria’, Sagep Edizioni. Terminata la fase di recupero i volontari hanno impiantato 42 piante di Rose Chinesis, scelta che si lega proprio agli eventi a base di tè gestiti dal gruppo. “Tra la Camellia sinensis e le rose della Cina, il legame storico è evidente. Le rose presenti nella collezione, inoltre, si sono diffuse in Europa proprio negli anni in cui anche il cimitero entrava in attività”, si legge nella pagina ufficiale del roseto, dal 2016 anche meta di percorsi guidati.

“Condivido l’entusiasmo per la realizzazione di un sogno: il recupero di un angolo storico del nostro territorio”, ha raccontato una volontaria del roseto alle due giovani studentesse che hanno raccolto i pareri di due collaboratrici. “Mi sento gratificata e molto felice di fare quello che mi piace, ovvero lavorare nella natura insieme ad altre persone”, ha aggiunto l’altra.

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