Coronavirus, delegato licenziato per uno starnuto. Flai Cgil: “Assurdo”

Il licenziamento il giorno prima di Pasqua. Per il sindacato "hanno voluto colpire un lavoratore scomodo"
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REGGIO EMILIA – E’ una vicenda “assurda, inspiegabile, che ci lascia senza parole”, quella del rappresentante della Flai-Cgil di Reggio Emilia licenziato sabato scorso dalla multinazionale dei gelati Pregel. A dirlo e’ il segretario provinciale del sindacato di categoria, Giovanni Velotti, che, parlando alla ‘Dire’, ribadisce il giudizio negativo sul comportamento aziendale, a suo dire rivolto a colpire un lavoratore “scomodo”.

Le contestazioni al delegato (il primo presente in azienda dopo 52 anni), spiega Velotti, “sono iniziate una decina di giorni fa quando il giovane ha partecipato ad una riunione sulla sicurezza in azienda, facendo osservazioni relative ad aspetti normali per la gestione dell’emergenza coronavirus, come la sanificazione degli ambienti e la limitazione degli assembramenti”. Dichiarazioni omesse dal verbale dell’incontro, che il lavoratore si e’ pertanto rifiutato di firmare.

Da qui i rilievi dei vertici aziendali al dipendente tra cui “aver descritto le proprie mansioni in un annuncio di ricerca lavoro” cosa che, spiega il sindacato, “risaliva indietro di diversi anni, a quando il giovane lavorava non ancora come dipendente, ma come somministrato”.

Oppure, “aver chiesto informazioni su marca e modello di una macchina a chi vi operava”: comportamento stigmatizzato dall’azienda perche’ la macchina su cui avrebbe chiesto informazioni all’operaio che vi era addetto da pochi mesi era la stessa sulla quale egli aveva lavorato continuativamente per quattro anni.

E infine, e qui si arriva al caso di stretta attualita’, c’e’ “l’aver tossito senza Coprirsi la bocca nelle vicinanze di un collega”, non potendolo pero’ fare perche’ aveva entrambe le mani occupate.

“Spiace- prosegue Velotti- che non potremo fare mobilitazioni perche’ i decreti non consentono assembramenti, ma agiremo in tutte le sedi. Il lavoratore impugnera’ sicuramente il licenziamento, arrivato tra l’altro a turbare la serenita’ della sua famiglia appena prima il giorno di Pasqua”.

Conclude il segretario della Flai: “Se il buongiorno si vede dal mattino ci auguriamo che non sia questo. Siamo di fronte ad uno spaccato che speriamo non diventi un esempio anche per le altre aziende del territorio, in un momento in cui la responsabilita’ sociale e le relazioni sindacali sono fondamentali”.

PREGEL: DELEGATO LICENZIATO? TOSSE NON C’ENTRA NULLA

Non e’ stato il colpo di tosse senza le mani a proteggersi il volto, ma “l’aver messo a repentaglio importantissimi segreti industriali” quello che l’azienda Pregel di Reggio Emilia ha contestato ad un suo operaio, delegato sindacale della Flai-Cgil, licenziato prima di Pasqua, sabato scorso. Lo precisa la stessa multinazionale dei gelati che, ribadendo la correttezza del suo operato, si smarca dalle accuse di aver tenuto un comportamento antisindacale.

“In quanto- viene puntualizzato- il ruolo di rappresentanza del lavoratore, e l’attivita’ dallo stesso svolta in tal ruolo, non ha nulla a che vedere con le contestazioni aziendali intervenute”.

Al dipendente, di 33 anni, con moglie e figlio piccolo e un secondo in arrivo da mantenere, “sono stati infatti contestati comportamenti con rilievo disciplinare”, fonte di “grave rischio per l’azienda e, di conseguenza, per i posti di lavoro dei colleghi”.

Ragioni pertanto, “che fanno rientrare pienamente i motivi della scelta adottata da Pregel nell’ambito del licenziamento per giusta causa, cosi’ come normato dall’articolo 7 dello Statuto dei lavoratori”.

Pregel si oppone invece “con decisione” ad “ogni paventato collegamento tra il licenziamento ed eventuali comportamenti tenuti dal dipendente di mancata attenzione alla possibile diffusione del virus”, perche’ questo “e’ un motivo che non rientra tra quelli che hanno portato alla decisione dell’azienda”.

Inoltre viene sottolineato che “mai, nel corso della sua storia, Pregel ha posto in essere attivita’ di natura antisindacale: i sindacati di tutte le sigle, incluse quelle del settore alimentare, hanno sempre potuto svolgere in maniera indisturbata la loro azione” all’interno dello stabilimento.

I vertici aziendali quindi, “al di la’ delle schermaglie mediatiche”, restano disponibili a confontarsi con le organizzazioni sindacali “per chiarire le ragioni del proprio operato”.

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14 Aprile 2020
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