VIDEO | Dal Kenya al Sacco di Milano gli aiuti contro il Coronavirus

Bianchessi (Avsi): "Una donazione nata da amicizia e corresponsabilità"
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ROMA – Medici cubani e albanesi, ma non solo. L’aiuto all’Italia arriva anche da 32 tra i Paesi più poveri. Anche dal Medio Oriente e dal cuore dell’Africa, dove magari i ragazzi non hanno computer per le lezioni a distanza, negli slum il “distanziamento sociale” è una chimera e le difficoltà per affrontare la pandemia di Covid-19 si moltiplicano. E la donazione in denaro, di questo si tratta, è mirata: decine di migliaia di euro, un gesto simbolico ma allo stesso tempo concreto, per l’Ospedale Fatebenefratelli Sacco di Milano, una delle strutture sanitarie che più si è battuta per i malati di coronavirus.

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Dell’iniziativa racconta all’agenzia Dire Andrea Bianchessi, responsabile regionale in Kenya, Burundi e Ruanda di Avsi, ong italiana che ha coordinato la raccolta fondi a partire da una rete di associazioni, orfanotrofi, scuole e centri di accoglienza supportati e affiancati da decenni. “Quando dalla Cina l’emergenza si è spostata in Italia abbiamo cominciato a sentire dappertutto questa domanda” ricorda il cooperante: “‘Ma come stanno i nostri sostenitori?'”.

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Oggi, Avsi cura circa 30mila bambini sostenuti a distanza da cittadini italiani. Secondo Bianchessi, intervistato via Skype dal suo ufficio a Nairobi, la preoccupazione e poi la raccolta fondi sono stati “un’espressione di reciprocità, frutto di un rapporto di amicizia e corresponsabilità”.

Significativo il coinvolgimento del Sacco, a Milano: nell’ospedale, dove in queste settimane di emergenza in prima fila ci sono anche due medici già al lavoro con Avsi, negli anni sono stati curati tanti cooperanti dell’ong che avevano contratto malattie infettive in Africa o in altre regioni del Sud del mondo.

Quello che torna, al di là della donazione, circa 35mila euro, è il valore di un impegno condiviso nel corso del tempo. “Penso all’Associazione Don Bosco, un nostro partner storico, da cui ci è arrivata tanta solidarietà” dice Bianchessi: “Grazie ai fondi di Avsi ha avviato una scuola elementare e una cooperativa per la produzione del latte, adesso sostenuta da un progetto per il rafforzamento del settore promosso dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo”.
Le domande su “come stanno” e “come possiamo aiutare” riguardano spesso i sostenitori italiani, una ventina, che ogni anno arrivano in Kenya per conoscere la rete di Avsi e le modalità di aiuto. Persone care, amici nuovi o riferimento da tempo, anche per i giovani del Saint Kizito Vocational Training Institute. “Una realtà – spiega Bianchessi – che è nata nel 1993 da un progetto della Cooperazione italiana e che da allora forma più di 800 ragazzi ogni anno”.

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14 Aprile 2020
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